Bertinotti: Turigliatto, i suoi errori li paghiamo tutti

Inviato da rossoverde | 10 Mag, 2009, 02:33

I suoi errori, ahimé, li paghiamo tutti anche Diliberto e Ferrero: e che Prodi e Padoa Schioppa fossero per una politica di tipo liberista era ben noto da tempo, prima ancora che si formasse il Governo.

A parlare è l’ex-senatore di Rifondazione Comunista, da cui fu espulso per aver votato contro la missione militare in Afghanistan e l’allargamento della base Nato di Vicenza, Franco Turigliatto. “Bertinotti ha maltrattato tutti coloro che dentro Rifondazione mettevano in guardia — nota Turigliatto — dai rischi di una catastrofe per la partecipazione al Governo: è stato sprezzante, ha imposto quella scelta con la forza dei numeri. Ora parla di errori? Sarebbe onesto parlasse solo per se stesso”. È passato più di un anno dalla caduta del Governo di centro-sinistra e dalla disfatta elettorale di aprile 2008: “e i suoi errori li paghiamo tutti anche Diliberto e anche Ferrero la cui autocritica superficiale non lo assolve affatto dall’aver fatto opera di persuasione tra gli indecisi che erano molto di Rifondazione che — conclude Turigliatto — era l’unica speranza di riscatto per tanti”.

9 maggio 2009 alle 18:15 — Fonte: repubblica.it

 

 

PRC Oristanese e Sardo...venti di scissione...

Inviato da rossoverde | 15 Mar, 2009, 13:43

E alla fine eccoci alla resa dei conti, le voci che per tanto tempo hanno accompagnato le/i Compagn* del secondo documento, anche qui in Sardegna, si stanno concretizzando.

Ieri ad Oristano si è svolto il CPF che doveva trarre considerazioni sulle recenti elezioni ed invece nessuno si è visto, se non il segretario ed una manciata di componenti dell’”opposizione”.

Ma possibile che ad un mese dalle recenti elezioni sarde, proprio nessuno all’interno del Partito avesse la sua da dire?

Ma andiamo con ordine.

La settimana scorsa, come da prassi, il Segretario ha diramato le convocazioni, ma possibile che nessuno gli avesse già anticipato l’intenzione di non partecipare?

Mi spiego meglio, davvero nessuno poteva prendere il cellulare e avvisare Ignazio che ieri, sabato 14 Marzo, la componente del 3° documento non si sarebbe presentata e che quelli del 2° non hanno nessuna intenzione di rinnovare le tessere?

Eppure nei corridoi di via Mattei da tempo circolavano voci tanto più che il coordinatore dei GC, Diego, ha pure redatto una lettera di dimissioni da ogni organo dirigenziale del Partito.

Inoltre, unitamente a questo, sempre la settimana scorsa, la “Maggioranza” Regionale ha elaborato un documento che porterà Lunedì prossimo all’attenzione di Ferrero e che chiede di entrare nell’alleanza “Vendoliana” solo nel collegio Sardo - Siciliano, in nome della nostra autonomia. ( Leggilo qui).

In poche parole si andrà allo scontro frontale con la linea decisa da tempo cioè che alle prossime elezioni europee si andrà col simbolo di Rifondazione e i riferimenti al GUE/NGLSinistra Europea e basta.

Così carichi e vogliosi di parlare è successo che la componente di minoranza provinciale che fa capo a Ferrero si è presentata con un’ora di anticipo per sfruttare meglio appunto il CPF, ma alle 18, ora fissata per l’inizio della riunione, si è presentato il segretario che dopo aver constatato la scarsa partecipazione della sua “maggioranza”, molto mestamente ha rimesso il suo mandato quindi analizzando punto per punto l’ordine del giorno in una riunione a questo punto informale.

Dunque mi chiedo, perché si è arrivati a questo punto?

Se davvero ci si professa in buona fede perché in maniera carbonara molt* hanno battuto una silenziosa ritirata?

Perché se si è davvero convinti che Rifondazione  non fosse più utile a molti, questi si sono allontanati in maniera così vigliacca dal giorno dopo le elezioni regionali?

Sapete che potrà accadere che in Regione siederanno tra i banchi dell’opposizione consiglieri che eletti col simolo Falce e Martello, ma che già da tempo preparano una ritirata strategica verso altri lidi?

Ma tornando ad Oristano, si è attuata una destrutturazione molto antipatica, dove addirittura la Segretaria del nostro Circolo ha lasciato, senza comunicare, neppure via mail l’intenzione di lasciare Rifondazione.

Eppure il Teresa Noce, fu da lei fondato, ma non fa nulla, molti resteranno, altri si iscriveranno, ma ancor di più molti altri torneranno e la prima occasione di rinascita del nostra Circolo sarà una commemorazione del Compagno Pisci, prematuramente scomparso a Giugno 2006.

Andrà peggio agli organismi Provinciali con quasi tutta la componente 2 che ha già lasciato il CPF con la 3 in procinto di far ciò, dunque cosa accadrà?

Pare che siamo senza vertici, poiché se al prossimo CPF le assenze verranno confermate allora resteremo con un segretario, ma senza segreteria, garanzia e maggioranza.

Sono dal primo insediamento del nuovo organismo dirigente provinciale che vado esponendo le mie paure e le mie idee che alla fine si sono concretizzate, possibile che davvero tutto questo non fosse evitabile?

Ritorno al passato: le nuove compagnie ferroviarie

Inviato da rossoverde | 6 Mar, 2009, 11:19
Francia e Germania, con governi di qualsiasi colore politico, sono state fermissime nel mantenere il controllo dello stato nelle aziende strategiche, comprese le ferrovie; la politica italiana, al contrario, ha svenduto le aziende importanti a livello nazionale,  FS incluse.
Nonostante il difficile momento per l’economia mondiale, che pure non si è ancora completamente manifestato nella cosiddetta economia reale, in Italia i decisori continuano a seguire il libero mercato e la “meravigliosa” globalizzazione, che già ha portato ai disastri attuali; gli esperti elargiscono le loro ricette, mentre i grandi manager  smembrano le imprese nazionali tra cui le ferrovie italiane.


Delle privatizzazioni abbiamo scritto; di NTV e dei fondi lussemburghesi che stanno dietro ai fondatori abbiamo già parlato; della campagna-acquisti in Italia delle Aziende ferroviarie monopoliste straniere pure. Oggi poniamo la nostra attenzione su due notizie apparse sulla stampa: “Mauro Moretti conferma la strategia delle Ferrovie che puntano alla creazione di società regionali in un paio di aree importanti del Nord Italia” (Lombardia ed Emilia Romagna); presto nascerà “un consorzio formato da Trenitalia e dalla Ferrotramviaria” che opererà nel trasporto passeggeri a partire dal mese di giugno p.v..
Vogliamo sapere chi opera dietro tutto questo, non per fare “dietrologia” bensì per capire cosa sta succedendo in ferrovia, al nostro contratto di lavoro, al nostro lavoro... I nostri mezzi per reperire informazioni sono modesti ma internet ci aiuta assai!
È noto che le FERROVIE EMILIA ROMAGNA sono controllate dalla Regione, e partecipate dai Comuni e da altre società che agiscono nel trasporto su gomma; è noto anche che le FERROVIE NORD MILANO sono controllate dalla Regione Lombardia e da altri soci, tra i quali Ferrovie dello Stato SpA con una quota pari al 14,74%. Sappiamo inoltre che le Nord hanno costituito accordi o joint venture con altre aziende italiane e straniere, ad esempio, nel trasporto merci su ferro con DB (ferrovie tedesche), tramite Raillon Italia, e nel trasporto su gomma con la multinazionale anglosassone, l’inglese ARRIVA.
Le FS SpA risultano quindi fortemente presenti nelle FNM ma ciò non ha impedito che, attraverso un’intesa con FNM, le ferrovie tedesche conquistassero posizioni sempre più massicce al nord (con nuove strategie per le tratte cargo anche del centro e sud Italia), a danno di Trenitalia Cargo – pur essendo quest’ultima completamente controllata da FS SpA;  si è trattato di un vero e proprio “matricidio”! Lo stesso dicasi per il trasporto passeggeri regionale: DB e ARRIVA infatti non hanno mai celato il loro interesse  per le reti locali del nord, sia su ferro che su gomma. Ma allora, la strada intrapresa porta alla dismissione di Trenitalia all’interno delle società regionali?!  Pare proprio di si!
Per quanto riguarda il consorzio tra Trenitalia e Ferrotramviaria, la situazione non è tanto semplice come appare…in realtà in Puglia, nel profondo sud, si muovono interessi globali (grazie anche agli amministratori pugliesi?!); vediamoli…
 
FERROTRAMVIARIA SpA è una società privata, concessionaria dal 1936 dei collegamenti su rotaia nella provincia di Bari; è titolare di licenza per il trasporto passeggeri nazionale, è azionista e socio fondatore di Rail Traction Company (17,65% delle azioni) – RTC è già partecipata da Reset 2000 di Giuseppe Sciarrone, a sua volta azionista di NTV. 
Il proprietario e presidente di Ferrotramviaria è il conte Enrico Maria Pasquini (sposato con una pronipote di Giovanni Agnelli), ambasciatore di San Marino, presidente e amministratore delegato di finanziarie nella Repubblica di San Marino (Montezemolo, Della Valle e C. fondi lussemburghesi!). Recentemente ha ordinato dei treni non all’industria ferroviaria italiana bensì alla Alstom, la società francese che fornirà i convogli anche a NTV.
Secondo una recente ricostruzione del settimanale “Il Mondo”, Ferrotramviaria insieme a Vito Gamberale (ex Autostrade per l’Italia), Francesco Mengozzi (ex Ferrovie e Alitalia) e, udite udite, anche Lehman brothers, sottoscrivendo una quota del capitale attraverso i propri fondi, avrebbero dovuto costituire il terzo vettore dei treni ad alta velocità in Italia. Non sappiamo quale sarà l’epilogo - è infatti noto come la Banca d’affari americana, Lehman brothers, sia miseramente fallita rovinando milioni di investitori anche in Italia - ma la questione che ha dell’incredibile è che nel Fondo che dovrebbe portare a termine l’operazione “terzo polo AV”, in qualità di socio fondatore, è presente la Cassa depositi e prestiti che a sua volta è controllata al 70% dal Ministero del Tesoro (ricordiamoci che i buoni postali finanziano la CDP…): morale della favola, il Ministero del Tesoro aiuta una società privata a fare le scarpe a Trenitalia al 100% di proprietà  dello stesso Tesoro!!! E non è tutto, adesso ci si mette anche Moretti con il Consorzio!
Per doverosa informazione, il fondo F2I (dove F sta per Fondo, 2 sta per due miliardi di capitale e I sta per Italia), è un fondo nazionale per le infrastrutture, inaugurato dall’allora Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa (centro sinistra), partecipato dal Tesoro attraverso la Cassa depositi e prestiti, dalle solite Banche Intesa San Paolo e Unicredit, e dalle Fondazioni Bancarie (già note in molte operazioni di privatizzazione). Come amministratore delegato di F2I, fin dalla fondazione nel gennaio del 2007, è stato nominato Vito Alfonso Gamberale, già noto come amministratore di Autostrade per l’Italia, inventore della formula concessionaria che ha depredato lo Stato facendo arricchire ancora di più la famiglia Benetton con le autostrade.
Povero nostro Paese! Poveri italiani! Poveri ferrovieri! E i sindacalisti di professione cosa dicono?!? Di fatto chi tace aiuta coloro che vogliono porre la ricchezza prodotta sotto il controllo della grande finanza e industria.
Abbiamo scritto sulla farsa delle liberalizzazioni e sulla falsa concorrenza, denunciando che quest’ultima nel settore dei trasporti (tipico caso di monopolio naturale) non può certo realizzarsi. Adesso, dalle notizie appena sopra riportate, dobbiamo concludere che sembra esservi un ritorno al passato: le Compagnie Ferroviarie di inizio del secolo scorso si ripropongono oggi, a maggior ragione in tempi di crisi, per finire di spolpare l’osso!
Mentre i cittadini e i lavoratori soffrono, continua la svendita del futuro della Nazione, per poco amor patrio e tanto amor proprio.

La Segreteria Regionale OrSA Toscana

La Sardegna sceglie Berlusconi! Avanti Savoia!

Inviato da rossoverde | 25 Feb, 2009, 04:49

Non è bastato il buon cuore di Renato Soru, la Sardegna non è pronta al progresso.

E' stata una campagna elettorale anomala dove un Presidente del Consiglio e i suoi Ministri, per 3 giorni a settimana venivano a supportare il candidato della Destra che raramente ha aperto bocca.
La scheda elettorale indicava un simbolo mendace PDL Berlusconi Presidente, mentre in questo caso era Cappellaci che correva.
Ma tutto questo non è sufficiente a giustificare un tracollo come quello sardo. Chi ci governa ha una presa sull'elettorato così forte da rendere davvero difficile ogni analisi...visto che uno dei migliori Presidenti della Regione è stato fatto fuori in maniera indegna.
Allora cerchiamo di capire cosa non ha funzionato. I ben informati lo annunciavano, il PD Sardo avrebbe fatto capire a Renato Soru che lui non doveva ricandidarsi...invece come tutti sappiamo, l'ha fatto, così è sicuramente dalla totale crisi di quella formazione che bisogna indagare la catastrofe odierna…una formazione che in 3 uscite ha sempre perduto e in netto calo di consensi lavora per demolire gli avversari interni e di sinistra.

E la delusione della sconfitta si avverte in tutti, perfino nei Socialisti che correndo da soli, speravano in Soru e nel voto disgiunto.

Inutile si paga la mancanza d’opposizione a livello nazionale.

A parziale consolazione di questa sconfitta si ha un buon risultato delle 2 formazioni comuniste presenti nell’isola. Rifondazione addirittura aumenta i propri voti nella provincia di Oristano.

La Sinistra potrà così contare su 3 Consiglieri anche nella prossima legislatura.

Ad ogni modo la Falce ed il Martello si attesta all’incirca al 5/6 %.

Certo a pochi giorni da un tonfo così clamoroso è difficile fare prospettive, la sconfitta è lo specchio della società in cui viviamo, emblema dei valori che hanno permeato tutti i cittadini italiani.

Così come è necessaria una opposizione intransigente a questo “regime” è chiaro che la Sinistra e i Comunisti debbono ripartire dall’opposizione.

Da qui è necessario, per la Sardegna come per il Mondo, costruire una visione del mondo integralmente alternativa a ciò che noi viviamo.

Non bastano più le parole e Soru ha dimostrato che non basta neppure essere bravi nell’amministrare. Ci vuole qualcosa in più che superi quell’idea dell’alternanza che in piena era Berlusconista ha permeato l’Unione.

E’ non è un caso che il “Riformismo” italiano stia perdendo colpi…a differenza delle formazioni così dette radicali che dal flop delle nazionali, tengono.

Credo che questo sia un segnale molto importante, NON dico una vittoria ABBIAMO PERSO TUTTI ASSIEME A SORU, ma in questa fase convulsa dove i Marxisti si interrogano sul loro futuro hanno un dato di partenza, ovvero “…in questo momento i comunisti sono utili, ma non indispensabili…”.

Come agire dunque, a breve vi saranno le Europee, sicuro vincerà Silvio e la sua Corte, ma i Comunisti hanno l’obbligo di creare una prerogativa di dialogo che porti alla significativa utilità del GUE NGL in Europa e rilancio della Sinistra Europea come Laboratorio.

La gara non è a chi è più Comunista o più Marxista, certe teorie andrebbero bene oggi nelle comunità Amish. Abbiamo degli obblighi verso le generazioni future se continuiamo verso questa strada, la destra col suo fare incatenerà il futuro dei nostri successori per secoli e secoli e secoli.

E la Sardegna né sarà un esempio lampante, dove nel 2009 il Feudalesimo ha mostrato ciò che Marx chiamava il Socialismo Aristocratico.

Cappellacci è stato votato dai ceti povero popolari e dai morti di fame, con  promesse di un assistenzialismo esasperato con regalo di soldi a tutti indistintamente.

Questo ovviamente non avverrà. La Lobby dei Cacciatori lunedì notte era in festa, è pronta la deregolamentazione della Caccia promessa in campagna elettorale…a 16 anni si potrà sparare.

Cadrà la protezione alle specie migratorie e drastica riduzione delle riserve di caccia.

La Sardegna della Cattolica Italia scoprirà i veri uomini già da giovani che forti delle loro carabine andranno ad ammazzare altri esseri tutto questo in nome della Vita tanto cara a Nostro Signore.

Berlusconi ha detto che ogni Sardo potrà costruirsi la Casettina in riva al mare, solo non ha rammentato che per ciò fare, necessitano pure gli euro. Intanto però verranno gli amici suoi che come lui per costruirsi i Villoni e i Campi da Golf e chissà quante altre cose troppo fighe per i ricchi, strapperanno terreni all’agricoltura, dando il via alla legalizzazione del Latifondo.

Cosa resterà della nostra terra? Turismo 8 mesi all’anno! Una marea di vacanze dove gli indigeni potranno esser sfruttati…relegati a comparse per gli altri in casa propria.

Se non altro Soru aveva creato un modello solidale dove i paesetti dell’interno ricevevano denari dal turismo costiero, ma chi se ne frega! Soru ha sbagliato perché lo dicono i giornali e la tv, per quello era giusto punirlo.

Te lo diceva ad esempio l’oristanese medio!

Alla domanda voti Soru?”…”Parolaccia, poi, Soru sta facendo un sacco di danni no leggi il giornale di oggi” (esempio riferito ad un quotidiano sardo che non è La Nuova Sardegna).

A questo si sono aggiunte lunedì notte, la festa gente che orgogliosamente diceva “Finalmente Cavalli tornerà in Sardegna”.

Dopo aver votato al seggio altri commentavano dal Barbiere, “adesso quel signore se ne torna a casa dopo aver fatto danni” con un sorriso compiaciuto tipico dell’uomo medio che ha sgominato la “banda dei più cattivi del mondo”, tranne che subito dopo lo stesso tornava nella sua mediocrità.

Ma i miei conterranei non sono cattivi è solo gente chiusa e schiva, che vede il mondo da un isola. Così tutto appare distante e se è la TV a dire che i cattivi sono tutti quelli contro il Capo, allora si capisce perché in alcuni paesi dell’interno i custodi di un’antica sardità, totalmente estranea all’Italia e alla sua cultura, si affidino al a lui.

Quest’isola è territorio impervio, ci puoi arrivare a piedi, in macchina…certo, puoi parlare con le persone puoi essere ospitato e trattato davvero bene…ma…se hai contro i mezzi di comunicazione perderai anche se sei un Movimento Indipendentista. Un’esposizione come quella che hanno avuto queste elezioni dove solo 1 su 5 poteva tutto.

In un mese la TV italiana non ha fatto altro che parlare di PAURA, STUPRI, EXTRACOMUNISTARI…

Le analisi dei media durante la campagna elettorale parlavano della Crisi Economica in gergo incomprensibile e comunque come un concetto astratto che sta colpendo tutti tranne che l’Italia.

Nessuna critica la Governo, anzi, elogi elogi elogi.

Caso Eluana Englaro e strumentalizzazione penosa, Destra per la Vita, Sinistra per la Morte.

E posso andare avanti all’infinito…

Questa è la Sardegna che ha bocciato Renato Soru e l’azione della sua giunta. Quella dei Master and Back, del recupero crediti contro lo stato, della solidarietà nazionale, del raddoppio della ferrovia…una delle migliori giunte, universalmente riconosciuto anche dagli avversari, mai avuta dal 1946 ad oggi.

Sconfitta, passatemi il termine, dalla Borghesia autorigenerante.

 

Il mio finale è scontato, amici prendete il manifesto di Karlo e rileggetelo. Ditemi se in alcuni punti non ritroverete molto della classe dirigente odierna.

La risposta è che una sinistra più forte nasce da un movimento comunista più cosciente e forte, che non esiste anacronismo per gli ideali marxisti. Chiaramente non si deve scadere nel “pretismo”, ma autocritica per un moderno ideale che sia espressione dei nostri tempi e collante per il “proletariato” di tutto il mondo. Europa, America Latina, Asia.

Dalla Sardegna con Amore e un Pungo Chiuso!

Elezioni Regionali 15-16 Febbraio 2009 Vota Paolo Pisu

Inviato da rossoverde | 11 Feb, 2009, 15:43

                                                      

            
 

Es la Lìnea del Frente qué se notes qué està Présente!!

Inviato da rossoverde | 7 Feb, 2009, 13:04

Parliamo di quei conflitti che esistono e non si possono trovare nelle mappe...fatti di gente comune che viene proiettata sulla faccia della terra e si trova appunto a sopravvivere. In Italia, ad esempio, sta avvenendo il conflitto per eccellenza ovvero IL POTENTANTO fatto materia e potere sta giorno per giorno scalfendo le conquiste fatte dalla civiltà occidentale. Questo conflitto è subdolo perchè ti prende per fame e ti scaglia contro un fratello. Inoltre la Chiesa Cattolica è attivamente in prima fila per difendere gli amici dell'aristocrazia e il Capitale.

Il discorso è molto semplice, l'opera di devastazione sociale operata dalla Monarchia Berlusconiana è al limite della civile convivenza. Questa legislatura infatti, non solo si stà caratterizzando in maniera aggressiva nella difesa dello status quò, ma va a incidere in tutti quei tessuti "molli" che lui nel "ventennio" ha indebolito. La normativa che impone ai medici di denunciare i clandestini quando questi per bisogno si rivolgono a loro, il Decreto che ha aperto lo scontro col Capo dello Stato e la Magistratura sulla vicenda Eluana.

Siamo di fronte a una guerra cruda, dove una destra  totalmente ideologica tenta di distruggere anni e anni di progresso. Mascherati da buoni e da innovatori, smantellano le certezze dell'essere umano alleandosi coi rappresentanti di una parte della Cristianità (il Vaticano) cercano sul modello di Stato - Integralista Religioso, di sostituire la materia coi dogmi.

In sostanza la Vita di una persona sta venendo svuotata del suo contenuto. Facciamo il caso di Eluana, questa vive attaccata ad una macchina che "forzatamente" la nutre, senza questa tecnologia essa sarebbe già trapassata. Ora che questa donna abbia limitate funzioni biologiche non è in dubbio, visto che forzatamente nel suo corpo avvengono reazioni come il ciclo di Krebs o la Fosforillazione ecc. Ecco così che l'integralismo Cattolico compatto si schiera a indicare normative che in Italia poi possono essere applicate; morale della favola, se vuoi andare da DIO, devi ubbidire ai nostri veti.

Ma proviamo a riflettere, qualche tempo fa c'è stata una cruenta guerra dove VITE VISSUTE sono state spezzate, mentre in Palestina le persone morivano, la Cristianità, prendeva si posizione, ma blandamente e orientativamente, senza plausi, senza diktact, senza ledere comunque gli amici del potentato internazionale.

E' brutto da dire, ma anche se questi casi sono tanto diversi, è netta la visione borghese della vita. Ovvero battersi per UNA vita in NOME di DIO, lasciarne altre 1000 morire perché...è giusto così. Se non è Peppino Englaro a dover decidere della morte della figlia, Israele non può essere arbitro della vita degli abitanti di Gaza. Ma così come NON vi è MAI una presa NETTA di posizione, da parte della dirigenza dei Cristiani Cattolici contro la pena di morte! Qualche protesta, sporadica, ma mai una netta presa di posizione. E’ la loro mutevole azione sociale, le battaglie borghesi sulla vita dove essi stessi per sopravvivere alle epoche storiche come organizzazione terrena e politica, hanno modificato il concetto di Vita….adattandolo alle società occidentali che così borghesizzate hanno facili isterie esistenziali.

Difendiamola la vita, esatto, anche quando si fanno le guerre preventive alla ricerca di armi inesistenti, anche quando una malattia come l’HIV in Africa uccide più di una Guerra, perché DIO ha scritto sulla Bibbia, Clero Cattolico tu devi impedire l’uso dei preservativi, predica l’astinenza di una cosa normale che l’uomo fa da secoli e che serve come mezzo riproduttivo. Difendiamo la vita SI, ma senza essere quelli che diedero asilo politico a Noriega che a Panama privò tanti uomini e donne della loro Vita.

Difendiamo la vita da chi NEGA l’OLOCAUSTO.

Difendiamo la vita da chi nega cure e solidarietà a quei disperati che in fuga dalla miseria cercano in Italia un’esistenza migliore e si trovano in uno stato Cristiano che con la sua Carità, giustamente non li vuole e che in barba alla Madonna che diceva “chi fa la spia non è figlio di Maria”, sprona i suoi cittadini a disfarsi di quelle vite umane che “lontano dagli occhi lontano dal cuore”, chissà che fine faranno e se moriranno non sarà perché questi gli avranno negato l’alimentazione facoltativa senza accanimento terapeutico, ma sarà Dio a farlo morire senza tante pretese.

E non cercatemi risposte da Bar “Tu cosa faresti”? E’ in pieno una crisi barbara!

Noi possiamo solo progredire e cercare di risolvere i problemi, almeno quelli che noi abbiamo creato! In Africa non sono poveri perché è Dio che lo vuole! Così come in Sud America NON è DIO che gli ha imparato la lingua EUROPEA SPAGNOLA.

Ettore Dettori PRC – CPF OR

 

Soglia del 4% alle Europee Verdi Comunisti e Socialisti a rischio ecco la vera faccia degli amici di Vendola

Inviato da rossoverde | 4 Feb, 2009, 09:34

Ormai da tempo hanno gettato la maschera, cioè da quando all'inizio degli anni '90...diedero impulso a Tangentopoli per spazzare via il PSI e costruire un nuovo ordine. I Compagn* che ieri hanno deciso di compiere la seconda e forse definitiva distruzione della Sinistra sono "Ragionieri" di lungo corso.

Putroppo non saranno certo le alleanze a salvare Comunisti, Verdi e Socialisti, ma oggi più che mai è necessario un confronto, una contingenza che superi il dramma italiano, saremo l'unica Nazione a poter scegliere tra Centro e Centro Destra, col primo che si spinge fortemente a Destra. E' il Neofascismo, fatto di medioevalità basato sulla paura più che sulla violenza. Chi ci governa in realtà ha ricostituito il potere sul clientelismo ovvreo sulla possibilità di poter assicurare qualcosa ai proprio vassalli, valvassori e valvassini che a loro volta posso disporre le briciole per i sudditi. Tutto questo ovviamente senza scomodare il Re che molto indisturbatamente continua l'opera di restaurazione nella mente e nel cuore di ogni italiano.

Ma vedete questa volta non è Belrusconi oggetto della critica, lui infatti è chiaro che ha in testa, lo conosciamo; invece è l'opposizione sua che è inquietante, fatta di antichi usanze culturali proprie di quel Partito Comunista fatto di mille retaggi (io ad esempio in D'Alema vedo uno stalinista della politica che ha volta per volta fatto fuori i propri avversari...utilizzando spesso e volentieri la tattica del sommergibile! Purtroppo a lui si deve il più fallementare Governo di centro Sinistra della Storia), unito alla "libertà di coscienza" della ex DC. Insomma più che un vero è proprio Partito innovatore ecco servita una cozzaglia di uomini alla quale non riuscì il colpaccio quando fu ditrutto il Pentapartito.

Allora costoro a cosa ricorsero per prendere il potere? La politica dell'alternanza! Ovvero, non è importante per quanto tempo la Destra governerà, ma sopravvivere e aspettare il nostro turno. Il bilancio parlamentare da Prodi a oggi è chiaro! Sia l'Ulivo, sia il Partito Democratico hanno spostato il loro obbiettivo politico a Destra, al centro non più l'Uomo, ma l'impresa. Ora se anche la Social Democrazia sia in crisi tra liberali e anticapitalisti, a Sinistra i problemi sono il dissolvimento della forza "internazionalista" dei movimenti, ma ciò che sta accadendo in Italia è drammaticoe il vuoto di opposizione è partito in toto dall'ultimo governo Prodi.

Pensiamo alla fine del trasporto merci su strada ferrata, i ridimensionamenti della FS flotta navale, gli incentivi a rottamare l'auto a scapito dei mezzi di trasporto di massa e tante altre scelte di questo tipo. Scelte che ha pagato la Sinistra oggi, ma che domani pagherà più gente. Quelli che per tanto tempo sono stati nostri alleati non hanno alcun senso di responsabilità, vogliono solo il potere e in più epoche storiche hanno mostrato spavalderia e di non guardare in faccia a nessuno. Sono stati disposti a cedere il Paese alla destra e a rafforzare Berlusconi piuttosto checreare un Centrosinistra - Sinistra alternativi. Hanno capito che è facile spaventare gli Italiani e da che parte stà il Dio Cattolico.

Io chiedo al Segretario paolo Ferrero di dare vita ad una nuova stagione che miri alla creazione di una Sinistra autosufficiente che anche se piccola sia sempre e comunque alternativa e che non debba allearsi MAI al PD...sia a livello Nazionale che a livello Locale. Lo sò è pauroso da dire e forse utopistico, ma alla fine è l'applicazione di Chianciano. Rilanciare rifondazione nella sua leadership per la sua ricostruzione socialenel territorio e aprire alla scrittura di un nuovo manifesto con le altre forze comuniste, socialiste e verdi, ma non una sinistra arcobaleno...un prgetto politico che dalla piattaforma nazionale possa crescere e portare forti contributi e innovazioni.

La situazione è grave, ma guardiamo il lato positivo, siamo nella disperata situazione di doverci per forza innovare...da perdere non abbiamo nulla...poiché  quello che state pensando probabilemnte è già perso ora. 

Io suggerisco come primo passo convocare un tavolo con PDCI, PRC, SC, PCL, Verdi e PS, lanciare un idea di alternatività al PD e tracciare una strada...percorribile con l'obbiettivo ditornare a essere società. Se necessario rompere a tutti i livelli col PD.

In fine NON invitare RPS. Se oggi avessimo dato retta a Vendola non avremmo manco più l'orgoglio di chiamarci oppsozione. La sua perversa idea di un'alleanza col PD ci avrebbe portato a guai maggiori...Mussi, D'Alema...non solo non stanno a guardare a noi, ma mostrano costantemente opportunismo politico...abbiamo bisogno di questo?

Signori, obbiettivo Cipro - Islanda! Avanti coi Governi Rosso - Verdi!!

 Ettore Dettori

CPF Oristano

 

 

Il manifesto del Nuovo Comunismo non può che partire dalla difesa degli umoni e dell'ambiente

Inviato da rossoverde | 27 Gen, 2009, 21:31
In questi giorni ero decisamente incavolato per la sparata del Compagno Vendola, che in barba a tutto quello che che aveva predicato se ne è uscito fuori col suo nuovo partitino di sinistra. Quale sarà la sua collocazione? Non lo so, ma resta che il suo intervento è stato davvero palloso. Un uomo che ha sciorinato parole senza dire mai nulla di concreto, un linguaggio aulico infarcito di polemica con attacchi frontali a Rifondazione e tutto concentrato sulle ormai tristi vicende del Congresso di Chianciano Terme.

 

Ma poi siamo sicuri che effettivamente i nostri panni sporchi interessino davvero qualcuno? Penso che la verità stia nel fatto che il Comunismo abbia sempre rappresentato quel movimento di liberazione internazionale  che ha spinto i Paesi Latino Americani a continue Rivoluzioni.

Intendiamoci, l'Europa, e con essa l'Italia, è vecchia logorata da anni di Capitalismo e arrivata al capolinea di un'epoca. Dal 1848 a oggi acqua sotto i ponti ne è passata, questo è vero, ma nessuno dei pensatori Comunisti o Socialisti, non avrebbe mai e poi mai permesso che l'ideologia Marxista fosse tanto seppellita così sta accadendo oggi. E' inevitabile che oggi la Filosofia Comunista debba necessariamente confrontarsi col 900 analizzando vittorie e sconfitte dei movimenti Comunisti e Socialisti, ma tenendo presente che lo stato di cose che portano alla realizzazione del Capitalismo vada contrastato. 

Ed è dunque sbagliato dire che  la Falce ed il Martello siano superati, prendiamo per esempio il simbolo Cristiano per eccellenza la Croce, nessuno si sognerebbe mai di toglierla poichè è parte integrante di una Fede, ma anche di una idea di vità, la vita Cristiana; così i Comunisti, che nel loro vessillo ripongono le loro speranze di uguaglianza e libertà.

Ma è anche vero che a oggi è necessaria la scrittura di un nuovo manifesto che contenga come parte integrante un ecologismo ferreo simbolo, non solo della liberazione dell’uomo dalla schiavitù, ma che sia garanzia di armonia tra esseri ed ecosistema. Questo è quanto di più progressista possa esistere oggi sulla faccia della terra, in quanto spingerebbe sempre avanti la ricerca scientifica e l’equilibrio col pianete.

Ecco perché è importante non rinunciare alle componenti eco-pacifiste e neppure al confronto costante coi partiti ecologisti. E’ necessaria l’unità di intenti, non la compressione di tutti in un’unica formazione, il nostro obbiettivo è al di là dei confini nazionali.

In quest’ottica mi accingo a esprimere la mia solidarietà ad una Gattara che qualche giorno fa si è vista dare fuoco alla propria macchina da dei balordi. L’amore per gli altri le sto procurando solo guai! Io credo che esistano le condizioni per continuare a tener duro e riorganizzare una opposizione ad un sistema fallimentare che protegge gli “audaci” uomini armati e soffoca i “patetici” deboli.

Contra S’arroganzia de is prepotentis gherra a s’egoismu.

 

La fine di un Epoca per Rifondazione

Inviato da rossoverde | 13 Gen, 2009, 13:24

Non poteva essere evento meno tragico del Congresso di Chianciano il licenziamento di Sansonetti che mette la parola fine alla Rifondazione Comunista per come noi l’abbiamo conosciuta dalla sua nascita ad oggi...come annunciato in tutti i giornali i Vendoliani abbandonano la riunione del CDA che doveva sfiduciare il direttore di Liberazione.

Domanda - Che dire?

Risposta - Peccato!

Oggi in Sardegna si sta giocando un’importantissima partita che vede Renato Soru, sostenuto da RC come riCandidato al Governo della Regione….come sarà presa quest’ennesima scissione a Sinistra…dal popolo di Antonio Gramsci?

Sicuramente sarà l’ennesima occasione vincente che sarà messa a disposizione degli avversari per affondare una Sinistra Italiana che nel dichiarato tentativo di unità si lacera ulteriormente.

Purtroppo da troppo tempo è permeata l’idea che siano gli uomini a contare a scapito delle idee, così manco è più la destra a sferrare colpi a sinistra, sono gli stessi protagonisti Comunisti e Socialisti che nella loro convinta superiorità morale si scavano la fossa.

Ma cosa resta materialmente agli italiani di tutta questa battaglia sulla carta stampata?

POVERTà!

Si perché nel momento in cui il Capitalismo viene ingoiato in un buco nero che non ha via d’uscita, i Comunisti sono impegnati in beghe interne che poco hanno a che vedere con le rivoluzioni in Latino America.

La cosa ridicola è che mezzo mondo muore di fame, parola che oggi è comune anche agli occidentali, e una parte della Sinistra Italiana arriva parlare della sconfitta del lavoro.

Non è possibile che ci si debba arrendere alla non idea che possa esistere un mondo migliore, diverso e più giusto.

La crisi che ha investito Rifondazione a guida Bertinottiana è proprio questa, cioè l’idea che un partito Comunista non possa esistere in un Paese Capitalista, così invece di andare alla ricerca di una società alternativa, ci si allinea ad un Bipolarismo che obbliga ad alleanze preelettorali col centro sinistra andando a lenire solo in parte le sofferenze causate dalla disparità sociale.

Questa organizzazione però non funziona, sebbene Marx preveda alleanze con le forze d'opposizione e socialdemocratiche, queste non devono basarsi su vincoli di sangue, ma su programmi condivisi che spostino realmente la redistribuzione del reddito verso le classi deboli e che siano fatte in un’ottica per emancipazione delle classi meno abbienti.

Così mentre la dirigenza di ieri (l’ex Segretario Giordano ndr) era impegnata alla costruzione di un soggetto politico che fosse non più di contrapposizione al sistema, ma funzionale a esso, a sinistra: i movimenti, tanti simpatizzanti e molti militanti…si dissociavano…colpendo duramente Rifondazione e privandola di tante esperienze importanti per non dire fondamentali.

In questa battaglia egemonica…si è persa quell’idea che ha trasformato il PRC in una formazione di tutto rispetto, cioè l’alternativa di società con una sua carta di valori differente da quella capitalista.

E’ ovvio che un nuovo manifesto dei Comunisti abbia la questione ambientale al centro e nessuno esclude i Verdi da un’alleanza strategica…così come in Italia è sempre benvenuto il contributo dei Compagni Socialisti, ma la nostra idea va al di là della riparazione di un sistema guasto...o di un blando riformismo.

Sarò più concreto, le esperienze rivoluzionarie Mondiali post URSS si sono sempre basate sulle Teorie che i Marxisti in Europa hanno elaborato, da Marx a Lenin a Gramsci…la fine dell'evoluzione dl “pensiero” culminato con quel che è stato il ’68 non è stato un danno solamente per “noi” donne e uomini occidentali del nuovo millennio, ma ancor di più per quelle popolazioni che ci guardano speranzose d'aiuto per la loro liberazione e abbattimento di quel Socialismo Feudale o Borghese che li soggioga.

Cosa c’entrano i Vendoliani con tutto questo?

Perché fu proprio Bertinotti a volere la creazione della Sinistra Europea radicandoci dentro il nostro partito e diventandone pure primo Presidente; in più come è scritto nel preambolo dello statuto e nello stesso manifesto: “la Sinistra Europea unisce tutte quelle forze che si battono, in Europa, per un modello di società differente da quello neoliberista, che sono impegnate contro la guerra e il riarmo e per la costruzione dell'Europa sociale”.

Io in queste poche parole ci leggo opposizione radicale al nostro sistema.

Come è  possibile che a Gennaio 2004 tutto questo fosse l’auspicio del PRC (allora guidato dagli odierni scissionisti), mentre nello stesso mese del 2009 in piena crisi capitalistica con lo spegnimento del sogno Americano, si renda necessaria la creazione di un nuovo partito che sia forza di governo assieme al Partido Democratico creato sul modello statunitense, oggi fortemente in declino?

E’ una resa al sistema, ovvero è il seppellimento stesso della Sinistra Europea.

Realmente se si realizzasse questa nuova idea di Sinistra di Governo come si potrebbe incidere con il 6% (per essere buoni) e con il Vaticano in Casa?

L'esperienza della Sinistra con Prodi è fallita 2 volte, inutile girarci attorno o inventare altre scuse...la nostra natura è troppo differente da molte forze politiche el panorama italiano...e le nostre sconfitte pesano di più.

Rifondazione deve tornare, assieme alle altre formazioni Comuniste,  a fare teoria Comunista, che tenga conto dei 160 anni passati dalla scrittura del manifesto di Marx aggiornandolo delle esperienze marxiste  e aggiungendo l’esperienza ambientalista.

Bisogna necessariamente fare un passo in dietro e ripensare al concetto di opposizione, contrastare fortemente la politica di alternanza ripartendo da una collocazione di opposizione che porti sempre e comunque alla difesa dei più deboli.

Se il 24 Gennaio a Chianciano, si verificherà l’uscita di parte della minoranza Nazionale del PRC, sarà il segnale che la Sinistra Unita (per come viene sbandierata da certa gente) non potrà mai esistere.

I progetti necessitano di tempo, non del ricatto.

A questo punto sorge un dubbio, possibile che chi ha perso il timone non sia in grado di stare all’interno di un Partito come semplice iscritto?

Anche se la nuova dirigenza dovesse fallire, non può avere la stessa fiducia che i Bertinottiani hanno detenuto dal 1993 al 2007?

Bisogna avere il coraggio di produrre nuove teorie, sbagliando si impara, ma se ieri rifondammo il Comunismo alla caduta del Muro di Berlino e dell’Urss, perché seppellirlo oggi che il Capitalismo è in crisi?

Il discorso è complicato quanto semplice, siamo abituati male abbiamo ereditato dalla DC l’arte della Politica fallimentare legata alle correnti e agli scacchieri, abbiamo lasciato che il liderismo prendesse il posto della forza del pensiero, abbiamo slegato le nostre anime dal nostro vero fine adattandoci alla realtà effetuale. La sconfitta di Aprile è stato il culmine della pratica che ha epurato i nemici interni.

Una faida intestina che ha portato molti illustri esponenti a demonizzare gli avversari dentro il partito in tutti i maggiori quotidiani…in tutto questo la Destra è avanzata andando a corrompere il cuore di molti.

Oggi viviamo in un Paese privo di opposizione con una Sinistra elittaria che non sa come aiutare l’operaio o il precario; le lobby si divorano quel che rimane del nostro paese unito nella carta geografica, ma realmente profondamente diviso dalla crescente povertà.

In tutto questo la risposta NON è il Partito unico della Sinistra, ma la ricerca di un alternatività che veda tutti i partiti comunisti e ambientalisti far blocco comune contro il neoliberismo costruendo una carta di valori di società alternativa che sia credibile che riaccenda l’entusiasmo e sia cesoia di questo sistema, frantumandolo e radicalmente cambiandolo…e il Marxismo la traccia da seguire.

Ma in fine mando comunque un saluto a chi si appresta ad operare la scissione, poiché la loro dipartita è comunque una grave perdita per Rifondazione in quanto sono convinto che la vostra scelta sia una sconfitta per tutti.

 Ettore Dettori - PRC - CPF OR

Contrastiamo la scissione fino in fondo. Investiamo sull'autonomia del progetto Prc.

Inviato da rossoverde | 12 Gen, 2009, 01:20

da LIBERAZIONE  del 10-01-2009

La scissione va contrastata fino in fondo. Non in nome di una ortodossia che non ci appartiene o in nome della fedeltà a una linea che non ci convince.
La scissione va contrastata per due ragioni di fondo, oltre che per una serie di ragioni di merito specifico.
La prima, è che non si possono raggirare le iscritte e gli iscritti del PRC. Tutti, non solo coloro che hanno votato per il secondo documento. La scissione è stata sempre negata da tutti in premessa, anzi si è reagito con enfasi ogni qual volta qualcuno, nei congressi di circolo, avanzava il sospetto che ci fosse quella volontà e che, oltre la costituente di sinistra, ci fosse il superamento del PRC e la nascita di un'altra formazione politica. E noi, abbiamo sempre difeso quella reazione indignata.
La seconda è che non si può consumare la scissione sul tema di come ci si presenta alle elezioni, anche se questo rimanda a una questione più di fondo, della prospettiva politica.
Strano destino quello di Rifondazione Comunista, la formazione politica che sulla carta avrebbe dovuto essere la più al riparo dall'istituzionalismo e che, invece, ha vissuto le sue scissioni sempre sul tema del governo e oggi si appresta a viverne una sul tema delle elezioni.
Come se fosse indifferente il fatto che vi sia stato un pronunciamento democratico nel congresso nazionale o fosse un particolare il fatto che siamo partecipi di un progetto europeo, la Sinistra Europea, avversata dal PdCI e siamo membri di un gruppo parlamentare, il GUE, che è alternativo al Partito Socialista Europeo.
La vera rivoluzione da fare, sarebbe quella che abbiamo predicato a Carrara e ancora non praticato: rompere con la separatezza istituzionale, ovvero fare del governo e delle elezioni l'alfa e l'omega della politica, il suo fine ultimo, di cui tutto il resto, alla fine, è semplice strumento (compreso l'altrettanto tanto predicato rapporto di internità con i movimenti).
Negli ultimi interventi, comincia ad apparire la retorica con cui si giustificano tutte le scissioni: non siamo noi che la facciamo, siete voi che avete modificato il codice genetico del PRC! Le stesse, identiche parole di Cossutta e Diliberto nel 1998. All'epoca, l'accusa era ancora più infamante: la rottura con Prodi veniva associata alla collusione con le destre e all'abbandono della discriminante antifascista. Un veleno sparso a piene mani, un'accusa che ci rimbalzò addosso per anni.
Oggi, l'accusa è di stalinismo, chiusura in una nicchia identitaria, minoritarismo, ecc..
Per favore, almeno ci si risparmi questa retorica da quattro soldi!
Non ci sfugge che la questione delle elezioni europee, nasconde una distanza strategica di progetto. E che in campo, ormai senza veli, c'è il progetto di una nuova forza politica della sinistra in cui Rifondazione Comunista debba sciogliersi o confluire.
La riteniamo una proposta sbagliata perché si rivolge alle forze politiche della sinistra, ristabilendo una gerarchia che pensiamo vada contestata e perché non chiarisce l'alternatività al PD, che riteniamo una questione di fondo. Anzi, scegliendo come interlocutore privilegiato Sinistra Democratica, che fa dell'orizzonte di un nuovo centro sinistra e della cultura della sinistra di governo i suoi capisaldi, indica già quale sia la direzione di marcia scelta (un tragico errore per noi). Detto questo, non mettiamo in discussione la legittimità di questa scelta e che con essa occorra misurarci. Anzi, ancora di più: che occorra dare una risposta alla domanda di unità che essa esprime. Bene, quindi, misuriamoci nel confronto e nell'iniziativa! A partire dalla crisi e dalle risposte da dare. Nello scorso Comitato Politico Nazionale, si è detto di lavorare per un appuntamento unitario a sinistra, le organizzazioni del lavoro, le associazioni, i movimenti, i partiti, partendo proprio da qui: come intervenire concretamente dentro la crisi, quali proposte, quali iniziative, quali strumenti. Non sarebbe necessario che il nostro confronto e la nostra sfida, partissero da qui e non sempre, stucchevolmente, da come ci si presenta alle elezioni, se appoggiare o meno quella giunta, se rifare o meno il centro sinistra?
Contrastare la scissione non in nome della fedeltà alla linea. Anzi, cercando di rompere la perfidia della prigione delle correnti e liberando il confronto interno.
Pensiamo che vada detto apertamente che sostituire Sansonetti alla direzione del giornale sia un errore. Non perché non sia condivisibile una critica politica aspra al giornale che è stato utilizzato come una tribuna privilegiata per promuovere l'operazione politica del superamento del PRC. Il punto che solleviamo è un altro: l'inopportunità per un partito come il PRC di passare da una critica politica fortissima ad atti amministrativi. Ogni volta che l'abbiamo fatto, anche nel recente passato, abbiamo compiuto uno sbaglio. Un atto che è contro la natura aperta e libera del nostro partito. E' evidente che c'è una contraddizione stridente tra la scelta democratica delle iscritte e degli iscritti nel congresso e la conduzione politica del giornale. Per noi è una contraddizione con cui convivere e che non si risolve con atti amministrativi ma con la politica, il convincimento, il coinvolgimento, la pressione delle iscritte e degli iscritti, insomma con una sorta di "assedio democratico".
Ma si badi bene, ancora una volta, non si tratta di un atto illegittimo. La Direzione del partito ha quella competenza e in quella sede, con il proprio voto, ognuno si assumerà una responsabilità.
Contrastiamo la scissione fino in fondo per non arrenderci a una forza inerziale degli eventi che ci vorrebbe portare alla costituzione di un altro partito della sinistra e, quasi specularmente, alla riunificazione con il PdCI, passando magari per una lista comunista alle elezioni europee. Due derive per noi sbagliate: questo si porterebbe alla liquidazione del progetto della rifondazione comunista.
Investire sull'autonomia del progetto della rifondazione comunista per costruire la sinistra di alternativa, liberamente, con una battaglia politica aperta, questa è la prospettiva per cui ci battiamo.
Oltre, quindi, nella rifondazione comunista.
Su questi temi, vogliamo proporre un incontro, sabato 17 gennaio, aperto a tutte e a tutti coloro disponibili a un confronto.

Walter De Cesaris, Franco Russo

Lettera a Liberazione

Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008, 02:28

 

Cari compagni ho scritto questa lettera sul muro di Berlino, domani
dovrebbe uscire su liberazione.

Io il muro di Berlino l'ho vissuto

La polemica che si è aperta in Rifondazione Comunista, per quanto
riguarda il muro di Berlino che dovrebbe essere raffigurato sulla
tessera dei Giovani Comunisti, più che scandalizzarmi mi riporta a
ricordare i miei primi anni d'infanzia che ho vissuto in Germania.
Per me, che vivevo in un piccolo paese della Germania Federale per
l'esattezza a Bendorf vicino Coblenza.
Il muro mi ha accompagnato per tutta l'infanzia, come l'anticomunismo
di cui sono stato vittima io e tutta la mia famiglia.
I miei genitori, entrambi comunisti e militanti del DKP (il partito
comunista tedesco) hanno dovuto fare i conti con il berufsverbot, cioè
il divieto per i comunisti di lavorare negli enti statali. Per strada
io ero il figlio dei comunisti, la nostra casa era continuamente
sorvegliata dalla polizia, anche parenti lontani che non erano
comunisti, hanno subito ricatti e intimidazioni solo per il fatto che
mio padre era un dirigente del DKP.
Troppe volte arrivava per i miei genitori un licenziamento "politico"
anche dalle fabbriche dove lavoravano come operai.
Quel muro, ha ragione Paolo Persichetti è stato e rappresentava
comunque una sconfitta e l'incapacità di reggere il confronto aperto.
( A proposito di confronti, vorrei far notare a Persichetti, ex
brigatista, che mentre lui oggi po' dare a noi lezioni come portatori
di "autoreferenzialità organizzativa su vuote pulsioni identitarie" , i
suoi paralleli compagni brigatisti tedeschi, Ulrike Meinhof prima e
Andreas Baader, Gudrun Eislinn e Jon Carl Raspe dopo, vennero
suicidati nel carcere di Stammheim, in quella Germania libera e
democratica. )
Me lo ricordo bene, sia prima che dopo, il muro. Prima i bambini
dell'est ci chiedevano se era vero che noi avevamo tutto e di più, ci
rubavano i jeans di marca e i giocattoli della Mattel.
Dopo il crollo del muro quando Kohl pareggio il marco del'ovest con il
marco dell'est, la prima cosa che fecero i tedeschi "liberati", era
invadere i negozi e comprare di tutto, ma con la convinzione che tanto
avrebbero continuato a mantenere i diritti sociali, il lavoro, la
casa, l'educazione e naturalmente tantissimi soldi.
Come hanno potuto vedere dalla serie televisiva DALLAS che in quel
periodo andava tanto di moda. Come i primi Albanesi che sono arrivati
sulle nostre spiagge convinti di trovare in Italia quello che loro
hanno visto in televisione sulla Rai, dove basta una telefonata per
vincere milioni. Anche per loro, in particolare per le donne, si sa
come è andata a finire, buttati su un marciapiede oltre il muro delle
nostre periferie, oppressi e ricattati dalla nostra criminalità
organizzata.
Nella Germania "liberata" o meglio "occupata", il sogno, come
sappiamo tutti, è finito nell' arco di due settimane, sono cominciate
le prime chiusure delle fabbriche, i primi licenziamenti, la casa non
te la da più lo stato e la disoccupazione non è più un reato.
La scuola, dall'asilo all'università non è più gratuita, il nido nel
tuo posto di lavoro come era ovvio non esiste più e per tanto come
donna, dopo quella data fai di colpo 20 anni indietro.
Sono liberi ora, di comprare i jeans e i giocattoli di marca, ma aimè
come noi, devono scegliere, se comprare il jeans di marca, o il libro
di testo per tuo figlio che deve studiare.
Ora quando torno in Germania, amici e parenti, non comunisti mi
dicono, che se dipendeva da loro il muro lo avrebbero alzato di altri
due metri, che non se ne può più, di questi tedeschi dell'est che
vengono qui a rubare il lavoro insieme ai turchi, i russi e tutta
quella marmaglia. Ma anche dall'altra parte ho sentito gli stessi
discorsi, quando sono capitato a Rostock , nell' agosto del 1992,
proprio quando centinaia di squadristi neonazisti, attaccarono per
cinque notti consecutive un ostello di profughi vietnamiti.
Negli anni successivi una serie di attacchi, ricordo ancora quello del
1993 quando due bambine e una donna turca vengono bruciate vive nella
loro casa da un gruppo di nazi skin e una serie di sinagoghe ebraiche
vennero danneggiate.
Ho capito allora, che da un muro di pietra si è alzato un muro
peggiore, fatto di intolleranza e non sarà facile abbatterlo con
qualche picconata.
Detto questo non mi sento un guardiano delle macerie e rispetto
l'autonomia dei giovani comunisti, ma mi chiedo cosa rappresenta per
questi giovani il muro di Berlino? e per quale motivo visto che nel
mondo dal '91 ad oggi sono stati innalzati tanti altri muri, come a
Gaza o tra gli Stati Uniti e il Messico, si è scelto quello di
Berlino?
Non sarà invece che per questi giovani che in maggioranza fanno parte
di un progetto di superamento di Rifondazione Comunista, sconfitto per
fortuna all'ultimo congresso, vedono nell'immagine del muro di
Berlino un gabbia che li trattiene in un Partito che ancora si
definisce comunista?
Se è così, allora io non sarò un guardiano che li trattiene e li
obbliga a restare, farei uno sbaglio a frenare i loro sogni più
improbabili, verso l'altra parte.

Yassir Goretz - Sx Comunista

 

Caso GEAS

Inviato da rossoverde | 27 Nov, 2008, 21:49

Il più anziano ha 50 anni e di livello H, ciò vuol dire che è uno degli ultimi assunti, è sassarese e ha ha figli a carico; è operaio dlla GEAS Mazzoni ditta appaltatrice delle FS che nel 2006 ha vinto il bando indetto da Trenitalia per i servizi ferroviari.
Il 19 Ottobre scattava nll'isola l'occupazione sequenziale delle Stazioni Ferroviarie perchè il piano dell'azienda piacentina GEAS Mazzoni è di licenziare dal 20 Novembre 39 lavoratori dei 199 operanti nell'isola.
Motivazione? Semplice lo scrive la società " non congruità dei fatturati assegnati alla ditta come pure la quantità delle lavorazioni assegnati che risultano insufficienti alla fatturazione del monte ore a disposizione "
Insomma, se non cè lavoro, si tagliano i dipendenti, ma Trenitalia avrebbe dato garanzie rispetto alle lavorazioni aggiuntive.
Arnaldo Boreddu della FILT CGL afferma che la GEAS avrebbe avuto circa il 93% delle lavorazioni previste dal capitolato, dal committente.
E intanto dal 2006 a oggi la forza lavoro operaia è già diminuita di 18 unità.
Così mentre sono già partite altre 39 gli operai hanno portato avanti la loro protesta.
Già perchè nonostante il tempo passi l'azienda piacentina è irremovibile nella sua azione di smantellamento del personale.
Davide Fenu del Salpas Orsa afferma " siamo difronte ad un atteggiamento irresponsabile di un'azienda che vuole scaricare sui lavoratori l'esito di una gara d'appalto giocata al ribasso ".
Ciò che contestano i sindacati in effetti è che a gennaio/febbraio scadrà l'appalto cosìcchè sarebbe impossibile l'avvio degli ammortizzatori sociali.
Insomma secondo i sindacati l'azienda ha realmente fatto lauti guadagni da questi servizi a tal punto che negli incontri a tre gli stessi, presente Trenitalia, la committente, abbiano scoperto che la GEAS abbia rifiutato altre commesse per mancanza di personale e dunque sollevano il dubbio sulla trasparenza dello sfruttamento delle risorse pubbliche destinate alle aziende realmente in crisi.
In sostanza:
 La GEAS, che fa capo al gruppo Mazzoni di Piacenza, si aggiudicò la gara d'appalto nel 2006 ; nelle scorse settimane ha richiesto l'ennesima riduzione del personale : il licenziamento di 39 dipendenti, a cui ne verrebbero aggiunti altri 10 in una fase successiva. La motivazione addotta dall'azienda consisterebbe nella diminuzione del lavoro da svolgere, con il conseguente mancato pagamento da parte di Trenitalia dell'importo previsto nel capitolato d'appalto. Tutto ciò causerebbe  alla GEAS perdite quantificabili nell'ordine di circa 800 mila euro l'anno.
Tale motivazione, secondo quanto riferito dai lavoratori e dai rappresentanti sindacali (presenti Vanda Meloni, segretaria provinciale FILT-CGIL, e Giorgio Murtas, referente territoriale SALPAS-ORSA), apparirebbe poco credibile e per taluni aspetti perfino sospetta, considerato che non esisterebbero prove della diminuzione quantitativa del lavoro e la stessa Trenitalia sostiene che i pagamenti previsti sono regolari e che si sta rispettando l'importo di 3 milioni e 800 mila euro previsto nella commessa ; in altri termini non ci sarebbe personale privo di lavoro da svolgere, tanto che il fermo di alcuni lavoratori ha determinato disagi immediati. La riduzione del personale porterebbe l'organico da 119 a 70 lavoratori : questa cifra è notevolmente inferiore (quasi il 50% in meno) rispetto alla quantità di manodopera garantita dalla GEAS nel capitolato d'appalto, in cui erano previste 137 unità lavorative, assunte con contratto a tempo indeterminato di “attività ferroviaria”.
Non è la prima volta che l'azienda chiede una riduzione del personale : subito dopo l'aggiudicazione dell'appalto era stata effettuata una riduzione, concordata con sindacati e lavoratori attraverso  forme di prepensionamento e mobilità lunga, da 137 a 119 unità lavorative ; il sospetto è che GEAS abbia deciso di tagliare ulteriormente il personale per poter ridurre la propria offerta, garantendosi un maggior profitto con la prossima, imminente, gara d'appalto. Infatti l'attuale appalto sarebbe già scaduto da alcuni mesi, ma l'azienda avrebbe aderito ad una proroga concessa da Trenitalia, che consente a quest'ultima di uniformare l'indizione delle gare a livello nazionale. Ma se così fosse, sostengono i lavoratori, che interesse avrebbe la GEAS a prorogare il proprio appalto in presenza delle citate perdite per 800 mila euro l'anno? A rimetterci sarebbero sempre e comunque i lavoratori, che, una volta licenziati, non avrebbero diritto ad essere ricollocati col nuovo appalto o in presenza di un eventuale nuovo gestore.

All'incontro azienda-sindacati di ieri Mercoledì 19 Novembre 2008, si e` arrivati al muro contro muro. La GEAS intende confermare i licenziamenti, sia quelli gia` effettuati, sia quelli previsti (pare stia per ricominciare l'invio delle lettere).  Questo nonostante Trenitalia abbia dichiarato pubblicamente di aver versato a GEAS tutte le spettanze, che dovrebbero essere piu` che sufficienti a coprire gli stipendi di tutto il personale.
Per questo, i lavoratori  da Cagliari a Oristano da Olbia a Sassari sono di nuovo in assemblea permanente.
Da lunedi`24 Novembre sono ripresi i disagi (ritardi e cancellazioni dei treni per mancanza di pulizie dei vagoni e delle officine) nonostante le precettazioni.

Fonti: La Nuova Sardegna 25 Ottobre 2008, L'Unione Sarda, Ufficio Stampa dell'ON. Paolo Pisu.

OLTRE NELLA RIFONDAZIONE

Inviato da rossoverde | 25 Nov, 2008, 15:49
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Vogliamo cambiare il mondo

Il neoliberismo ha fallito anche nella  missione più ‘naturale’ alla sua vocazione, quella dello sviluppo delle forze produttive. Non una parentesi della storia, l’ultimo quarto di secolo, che si chiude per tornare come prima. E’ la crisi del capitalismo e di  un modello di  sviluppo economico e produttivo. La “megamacchina termo-industriale”, distruttrice di risorse naturali, sfruttatrice del lavoro umano, è destinata a una crisi irreversibile, toccando ormai il limite consentito alla possibilità di “distruzione”.

La droga finanziaria è stata il tentativo di prolungare la vita a questo sistema, economico e politico unipolare.  Cambia la geopolitica del mondo. Nulla potrà essere come prima.

Dentro questa dimensione, le  sinistre definiscono la propria capacità di proporre una nuova politica.

Possibile che proprio quando vengono a maturazione questioni che il movimento altermondialista ha visto per primo (la società del “dopo petrolio”, la nuova dimensione dello sfruttamento delle popolazioni indigene, l’ademocraticità degli istituti mondiali di regolazione dei mercati, la necessità di colpire la rendita speculativa, come con l’intuizione della tobin tax), siano proprio le sinistre a sparire ?

 

La sinistra e l’Europa

Cresce il rifiuto per questo modello di economia e di società ma da questo non nasce necessariamente la costruzione di una alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera la chiusura dentro politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che comprimono il conflitto sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione genera i mostri con il  volto più orribile, quello della guerra.

Le destre, al contrario che nel passato, non sono per lo status quo, anzi agiscono in e su questa deriva.

Il mondo è attraversato da un movimento tellurico, si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in Latino-America.  La destra americana è stata sconfitta nelle elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il mondo, ma la speranza di un presidente afroamericano attende la verifica di prove ardue.

L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è muta. Da un lato, la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito delle compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità della sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica. L’Europa tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato Costituzionale è fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La sinistra europea ritrova la sua missione nella costruzione di un’alternativa radicale al neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo l’abbandono di quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle regole di Maastricht.

La sinistra europea può ritrovare forza solo se si fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se propone una discontinuità forte.

 

 

 

L’elettoralismo, malattia senile della sinistra

Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta sulle prossime elezioni europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi sempre alle alchimie sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene: come se fosse ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere interna al Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si risponde: come se fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra Europea. Un dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla tattica, sulle alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una guerra fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di Rifondazione Comunista.

 

Liberare la discussione

Si sta sviluppando un dibattito dentro Rifondazione Comuniste e le sinistre. Un dibattito sulla dimensione grande dei problemi che abbiamo di fronte per ricostruire il profilo generale di una forza che propone il salto della costruzione di una alternativa di società.  In larga misura il congresso di Rifondazione Comunista è stata una occasione sprecata. Un confronto vissuto come una resa dei conti interna che ha chiesto di schierarsi più che sollecitare il confronto, come abbiamo denunciato apertamente durante  il percorso congressuale. Una contrapposizione che si ripete stancamente e si ripropone sempre uguale a se stessa con schieramenti ossificati.

E’ necessario un salto, l’aria fresca di una discussione senza rete e senza santuari da difendere o assaltare, rompere con il conformismo di schieramenti che si sa già come si comporranno prima di qualsiasi discussione di qualunque gruppo dirigente: dalla direzione nazionale al circolo.

Anche per questo motivo, le 15 tesi proposte da Fausto Bertinotti sono un contributo utile e importante.

Ci ritroviamo nella dimensione dei problemi sollevati e affrontati. Condividiamo una ispirazione: apertura e radicalità. Apertura ai movimenti e alla contaminazione con le culture critiche del capitalismo e radicalità, la consapevolezza cioè della fine del centro-sinistra e il rifiuto di una deriva moderata, dell’adattamento verso una ‘sinistra’ compatibile con l’asse strategico che definisce l’identità moderata del PD.

 Vi troviamo, però, una sottrazione e una elusione. E’ vero,  la sinistra in Italia è stata cancellata dalla disfatta elettorale. Ma occorre chiedersi il perché.  Nella nostra linea di ricerca proponiamo un filo: nel tempo breve, l’esperienza disastrosa dei due anni del governo Prodi ; nel tempo lungo, la crisi e il fallimento della sinistra di governo e del centro-sinistra. Da qui, secondo noi, l’elusione: il riferirsi genericamente alle forze politiche che hanno dato vita all’Arcobaleno, senza affrontare il nocciolo duro del tema del governo, lascia la contraddizione intatta e, quindi, la ripropone per il futuro. La sinistra di alternativa, che noi designiamo quale asse strategico di una ricerca e sperimentazione (anche nelle forme dell’organizzazione della politica), è un campo ove non si dà quell’ambiguità dato che assume come linea quella della rottura delle compatibilità date.

L’apertura è una condizione essenziale non solo nella direzione di superare il centralismo ma anche la supremazia e centralità della forma partito. L’ispirazione che riproponiamo è quella della Sinistra Europea Italiana, la critica alla separatezza tra partiti e movimenti per cui ai secondi spetterebbe l’inseguimento di un interesse particolare e ai primi la sintesi in un presunto interesse generale.

La Sinistra Europea una grande occasione persa, un investimento tradito per riproporre la supremazia del rapporto tra i partiti, come è avvenuto con l’Arcobaleno.

 

Perché ripartire dall’opposizione

L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione imposta dai rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche.

E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per riprendere il cammino.

E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi ha spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della politica è nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è per noi a essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali e di movimento.

 

L’opposizione e la società

Il movimento della scuola è già un movimento che tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti, insegnati, operatori, genitori.

Gli scioperi dei lavoratori esprimono una tendenza che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la convergenza dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica che si propongono di intrecciare le proprie scadenze di lotta. Vertenze contrattuali che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.

C’è una ripresa di soggettività delle organizzazioni dei lavoratori, dallo sciopero generale dei sindacati di base alle grandi manifestazioni della scuola e dell’Università. C’è una ripresa di soggettività della CGIL in particolare, che va incoraggiata e che diviene uno snodo determinante per un’ulteriore crescita del movimento.

Come si unificano le lotte contro le cosiddette grandi opere, il Mose, la TAV, gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.

Come hanno espresso una politicità generale le manifestazioni dei migranti che parlano  dello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di arretratezza dentro una società avanzata ma come ‘orrenda modernità’, un processo regressivo e autoritario che riguarda tutti.

Come esprimono una esigenza di liberazione generale le culture critiche della regressione familistica,  negatrice di diritti, proposte dalla reazione oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e omofobica.

Una rete di mutuo soccorso generale che sappia parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di come  potrebbe cambiare concretamente.

Il 12 dicembre 2008, sarà il giorno dello sciopero generale contro il governo e contro le politiche economiche capitaliste all’insegna di ‘Noi non paghiamo la vostra crisi’.

 

 

L’opposizione e la politica

E’ questo il gorgo in cui rischiare, dentro questo sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione e l’incontro tra ‘politica’ e ‘società’. Con umiltà, con una costruzione interna di relazioni e di reti, senza sovrapposizioni, senza mettere cappelli, nella maniera più unitaria e larga possibile. Un’opposizione che incontri e sappia parlare a una condizione di bassi redditi, indice di un impoverimento di massa che non ha uguali dal Secondo dopoguerra.

Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che chiedono,  non incontrano la sinistra politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda afferma di essere ‘irrapresentabile’.

Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i due anni dell’ultimo governo producono la tempesta. Il deserto non è nella società, è nella politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia della rivincita, l’elettoralismo sono avversari mortali da cui guardarsi. La svolta a sinistra, verso e con i movimenti, è l’investimento strategico. 

 

La maledizione del governo

Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è conclusa una intera stagione politica: quella del centro-sinistra. E’ morto il progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va esplicitamente elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha condotta l’ultima campagna elettorale con il lutto al braccio.

Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da Veltroni con il governo Prodi.

La discussione deve andare nel profondo e non limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare niente.

Si afferma giustamente: si vuole riprodurre l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non rifaremo l’arcobaleno.

Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito indica la luna e lo stolto guarda il dito.

 

La fine di un ciclo

Il 13 e 14 aprile non è stata  sconfitta solo la lista Sinistra L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic salta !

 

 

 

La rottura del sipario della politica separata

Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione politica che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione del governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato il potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.

Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere: quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità con le istituzioni e con il quadro politico, e del rifiuto della sua ‘rottura’. Un’idea della responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della guerra fredda, ma interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un punto fondante dell’unica politica possibile.

La ricostruzione dell’unità dei comunisti, espressione di un’identità ideologicamente caratterizzata, non è un antitodo né a una politica moderata né alle alleanze con le forze moderate: in nome della salvaguardia del partito – bene supremo – si è sempre perseguita una politica di compromessi che hanno preservato il capitalismo e le sue élites politiche. Le vicende elettorali locali ne sono una piccola ma significativa espressione.

Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della rottura del 1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della nonviolenza e della critica del potere.

Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della “nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al “tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario strappato del teatrino della politica,  la rottura delle compatibilità imposte.

Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica. Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’Arcobaleno) al movimento. Abbiamo peccato di verticismo e politicismo, mortificato la partecipazione e scambiato dei ceti politici con una rappresentanza di classe.

 

Contro la scissione in nome dell’innovazione.

E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione della sinistra di alternativa.

In altri termini, siamo contro la scissione in nome dell’innovazione e dell’apertura,  non dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non è di per sé garanzia contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel 1998, è stata spesso utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo contrari a quella che viene chiamata unità dei comunisti.

Rapporto con i movimenti, critica del potere, altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di nuovo il ‘realismo’  dei rapporti dentro il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.

Non isolamento ma autonomia e costruzione di un campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.

Oggi è necessario ancora un investimento strategico su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.

Siamo vicini a una strettoia.

Vorrebbero farci scegliere tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione. Sarebbe una nuova drammatica scissione.

Noi vogliamo proseguire l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti dell’agire politico.

 

Prime firme:

Michele Altomeni

Riccardo Bellè

Corrado Bendinelli

Manuela Benevento

Paolo Cacciari

Alessandro Campetella

Betty Cara

Valeria Castelli

Lilia Chini

Maurizio Colleoni

Walter De Cesaris

Agostino Del Monaco

Marco Della Pina

Ettore Dettori

Daniele Dovenna

Sergio Facchini

Mercedes Frias

Alberto Giorgi

Fiorino Iantorno

Giancarlo Ilari

Roberto Lollobrigida

Giuliana Longo

Giuseppe Magarò

Isidoro Malandra

Stefano Marchesi

Roberto Morea

Ferruccio Nobili

Patrizia Nobili

Marcello Pesarini

Paolo Regolini

Massimo Rossi

Franco Russo

Gabriella Stramaccioni

Angelo Tria

Giuseppe Tutone

Luciano Venturi

Un manifesto contro la scissione

Inviato da rossoverde | 16 Nov, 2008, 01:23
  Vogliamo cambiare il mondo.

 

Il neoliberismo ha fallito anche nella sua missione più ‘naturale’ alla sua vocazione, quella dello sviluppo delle forze produttive. La precarietà, l’insicurezza e l’impoverimento del lavoro, la distruzione delle risorse naturali oltre i limiti ambientali, l’approfondirsi delle disuguaglianze planetarie e dello sfruttamento delle popolazioni del Sud del mondo, l’aggressione ai diritti di donne e uomini migranti che fuggono guerre e povertà, la regressione nelle relazioni sociali, nelle libertà individuali e collettive,  nella sfera della democrazia,  sono pagate oggi anche con la ‘moneta illiquida’ propria della crisi finanziaria ed economica  mondiale e della recessione globale. Cresce il rifiuto per questo modello di economia e di società ma da questo non nasce necessariamente la costruzione di una alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera la chiusura dentro politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che comprimono il conflitto sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione genera i mostri con il  volto più orribile, quello della guerra.

Le destre, al contrario che nel passato, non sono per lo status quo, anzi investono su questa deriva.

Il mondo è attraversato da un movimento tellurico, si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in Latino-America.  La destra americana è stata sconfitta nelle elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il mondo ma dobbiamo attendere le prove ardue della risposta alla crisi economica mondiale e alla recessione globale e quelle non meno dirimenti dei conflitti armati che insanguinano il nostro pianeta.

L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è muta. Da un lato la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito delle compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità della sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica. L’Europa tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato Costituzionale è fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La sinistra europea ritrova la sua missione nella costruzione di una alternativa radicale al neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo l’abbandono di quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle regole di Maastricht.

La sinistra europea può ritrovare forza solo se si fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se propone una discontinuità forte.

L’elettoralismo è la malattia senile della sinistra. Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta sulle prossime elezioni europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi sempre alle alchimie sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene: come se fosse ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere interna al Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si risponde: come se fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra Europea. Un dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla tattica, sulle alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una guerra fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di Rifondazione Comunista.

 

 

 

 

Vogliamo ricostruire l’opposizione in Italia.

L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione imposta  dai rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche.

E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per riprendere il cammino.

E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi ha spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della politica è nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è per noi a essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali e di movimento.

Il movimento della scuola è già un movimento che tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti, insegnanti, operatori, genitori. Gli scioperi dei lavoratori esprimono una tendenza che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la convergenza dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica. Vertenze contrattuali che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.

Vertenze contrattuali che si unificano nello sciopero generale contro il governo, la sua politica economica e sociale.

Come si unificano le lotte contro le cosiddette grandi opere, il Mose, la TAV, gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.

Come hanno espresso una politicità generale le manifestazioni dei popoli migranti che parlano  dello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di arretratezza dentro una società avanzata ma come orrenda modernità, un processo regressivo e autoritario che riguarda tutti.

Come esprimono una esigenza di liberazione generale le culture critiche della regressione familistica,  negatrice di diritti, proposte dalla reazione oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e omofobica.

Una rete di mutuo soccorso generale che sappia parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di come  potrebbe cambiare concretamente.

Il 12 dicembre 2008, giorno dello sciopero dei meccanici può essere il giorno dello sciopero generale contro le destre e contro le politiche economiche capitaliste all’insegna di ‘Noi non paghiamo la vostra crisi’.

E’ questo il gorgo che ci piace, dentro questo sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione. Con umiltà, con una costruzione interna di relazioni e di reti, senza sovrapposizioni, senza mettere cappelli, nella maniera più unitaria e larga possibile. Un’opposizione che incontri e sappia parlare a una condizione del reddito indegna di un Paese civile, un impoverimento di massa che non ha uguali dal Secondo dopoguerra.

Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che chiedono,  non incontrano la sinistra politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda afferma di essere ‘irrapresentabile’.

Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i due anni dell’ultimo governo produce la tempesta. Il deserto non è nella società, è nella politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia della rivincita, l’elettoralismo sono avversari mortali da cui guardarsi. La svolta a sinistra, verso e con i movimenti, è l’investimento strategico. 

 

La maledizione del governo

Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è conclusa una intera stagione politica: quella del centro sinistra. E’ morto il progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va esplicitamente elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha condotta l’ultima campagna elettorale con il lutto al braccio.

Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da Veltroni con il governo Prodi.

La discussione deve andare nel profondo e non limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare niente.

Si afferma giustamente: si vuole riprodurre l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non rifaremo l’arcobaleno.

Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito indica la luna e lo stolto guarda il dito.

Il 13 e 14 aprile non è stata  sconfitta solo la lista Sinistra L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic salta !

Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione politica che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione del governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato il potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.

Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere: quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità al quadro politico e istituzionale e del rifiuto della sua ‘rottura’. Un’idea della responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della guerra fredda, ma interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un punto fondante dell’unica politica possibile.

Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo, invece, che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della rottura del 1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della nonviolenza e della critica del potere.

Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della “nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al “tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario strappato del teatrino della politica,  la rottura delle compatibilità imposte. Non è un caso, riportando quell’atto alle vicende di oggi, che  noi avemmo una contrapposizione proprio con Diliberto da una parte e Mussi dall’altro. Subimmo un isolamento ? Sì e anche l’accusa più infamante che può essere rivolta a un comunista: quella di favorire l’avversario. Ma rimanemmo isolati dalla società? Come non vedere che vedemmo e incontrammo il movimento dei movimenti prima degli altri anche grazie a quel posizionamento ?

Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica. Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’arcobaleno) al movimento. Abbiamo peccato di politicismo, e scambiato dei ceti politici con una rappresentanza di classe.

L’esperienza della Sinistra Arcobaleno va messa a critica non solo dal punto di vista del processo unitario – dato che si è scambiato l’unità di gruppi politici con il processo di costruzione sociale dei movimenti – ma anche da quello della subalternità al governo. E l’origine della subalternità è quella cultura politica della sinistra di governo che non a caso Mussi e Fava ripropongono oggi.

 

Contro la scissione in nome dell’innovazione.

E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione della sinistra di alternativa.

In altri termini, siamo contro la scissione in nome dell’innovazione e non dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non è di per sé garanzia contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel 1998, è stata spesso utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo contrari a quella che viene chiamata unità dei comunisti.

Rapporto con i movimenti, critica del potere, altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di nuovo il ‘realismo’  dei rapporti dentro il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.

Non isolamento ma autonomia e costruzione di un campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.

Oggi è necessario ancora un investimento strategico su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.

Siamo vicini a una strettoia.

Vorrebbero farci scegliere tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione. Sarebbe una nuova drammatica scissione.

Noi vogliamo proseguire l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti dell’agire politico.

 

 

Walter De Cesaris

Franco Russo

Gabriella Stramaccioni

 

Il discorso di Ettore E. Dettori (5° doc.) al IV Congresso regionale di Rifondazione

Inviato da rossoverde | 13 Nov, 2008, 17:30

Questo è stato il mio discorso come unico delegato e rappresentante del 5° Documento...

In questi giorn è successo un qualcosa che nessuno avrebbe pensato...è la rivolta studentesca, non guidata da partiti, ma dall'idea che chi ci governa ci sta defraudando di un un diritto, quello dello studio ovvero quella possibilità che ogniuno di noi possa scegliere il proprio futuro.

Ragazzi delle scuole superiori, studenti universitari, dottorandi e docenti...tutti uniti nella lotta all'ideologia capitalista che appiattisce al soldo l'unico valore degno di attenzione. I collettivi che si sono formati, stanno venendo definiti in ogni modo, ma mai per quello che sono realmente. E' palese che una società vecchia faccia fatica a capire l'universo dei giovani.

L'Italia si è rivelata per quello che è...SORDA!! Antica nelle sue pratiche, nei suoi credo, nel suo capitale, nel suo modo di intendere la vita. E' in tutto questo come si pone Rifondazione e la Sinistra? 

Bisogna accantonare la conservazione e pensare che ogni uomo o dirigente non è eterno. Chi come noi ha la pretesa di dimostrare che un mondo migliore è possibile, non deve mai smettere di imparare ma anzi deve necessariamente trovarsi in quei luoghi come: la barberia, le stazioni, in treno...

Badate andare a sentire le Assemblee nelle scuole, udire le impressioni di chi è figlio dell'antipolitica è davvero interessante. Questo "movimento" deve spingere naturalmente il processo di mutamento del comunismo da Marx ad oggi, perchè è biologia adattarsi ai nuovi contesti storici.

Mi spiego meglio è necessario che chi tiene per questa parte politica indaghi a fondo la rivolta studentesca imparando ad essere umile, spesso ascoltare è meglio che impartire lezioni dal proprio organo di stampa. 

Io sostengo che in Rifondazione c'è spazio per tutti, ognuno per com'è fatto.

Quindi boccio clamorosamente l'arcobaleno e ogni tentativo di suo riciclo. La sinistra deve fare la sinistra, altrimenti potrebbe venire meno la necessità della sua stessa esistenza. Perciò vediamola questa sinistra dialoghiamo per creare dei punti di contatto senza fonderci in un'anonima sigla...o porcheria.

L'esperienza Comunista non è finita con l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia...un nuovo movimento Marxista e Gramsciano sta emergendo in America Latina a tal punto che in Nicaragua è stato votato al Governo il Movimento Sandinista...e a proposito secondo voi Augusto Cesar Sandinoavrebbe mai liberato il Nicaragua se fosse stato alleato del Partito Democratico? Il nodo è questo se siamo ancora un Partito Comunista abbiamo il dovere di indicare un'alternativa cioè alla luce della crisi del capitalismo, che correzione di bozze si può fare per raddrizzare questo fallimentare sistema?

Mi chiedo al 3% che peso politico può avere la sinistra? Guardate è stato il Popolo italiano a sbatterci fuori dal Parlamento. A qualcuno queste parole suoneranno come un neo identarismo, semplicemente alla luce di Obama vorrei reprendere un discorso caro a Malcom X che andava predicando l'unità dei neri per far fronte all'arroganza dei bianchi. Così anche noi se accantonassimo la nostra identità finiremmo per annullarci.

Per il resto, ogni compagno quotidianamente vivendo la propria vita ed esponendosi politicamente, LOTTA in difesa dei nostri ideali!!

Anche all'interno di questo partito ha prevalso l'idea del liderismo, cioè quella tesi affida ad un solo voltola rappresentatività della comunità, lo abbiamo visto a Chianciano nel dualismo vendola-Ferrero e questo è direttamente collegato a quel senso comune dentro Rifondazione nell'accettare alleanze indissolvibili anche a costo del nostro credo. Ma nessuno di noi è eterno dobbiamo guardare a ciò che lasceremo alle generazioni future.

Concludo il mio intervento parlando dei 39 operai che la ditta GEAS vuole licenziare. Questa ditta si occupa dei servizi per Trenitalia e nonostante vi sia lavoro in eccedenza si profila il taglio di personale assunto a tempo indeteminato.

Appare evidente che la Borghesia sia esattamente uguale a quella ottecentesca descritta da Marx. Ecco perchè secondo me non vi è compatibilità nello stare al fianco di chi candida nelle stesse liste Padroni e Operai...ecco perchè bisogna scommettere su Rifondazione Comunista.

Sicuramente la riflessione è aperta.

 

Ettore E. Dettori 5° Documneto