In questi
giorni ero decisamente incavolato per la sparata del Compagno Vendola, che in
barba a tutto quello che che aveva predicato se ne è uscito fuori col suo nuovo
partitino di sinistra. Quale sarà la sua collocazione? Non lo so, ma resta che
il suo intervento è stato davvero palloso. Un uomo che ha sciorinato parole
senza dire mai nulla di concreto, un linguaggio aulico infarcito di polemica
con attacchi frontali a Rifondazione e tutto concentrato sulle ormai tristi
vicende del Congresso di Chianciano Terme.
Ma poi
siamo sicuri che effettivamente i nostri panni sporchi interessino davvero
qualcuno? Penso che la verità stia nel fatto che il Comunismo abbia sempre
rappresentato quel movimento di liberazione internazionale che ha spinto
i Paesi Latino Americani a continue Rivoluzioni.
Intendiamoci,
l'Europa, e con essa l'Italia, è vecchia logorata da anni di Capitalismo e
arrivata al capolinea di un'epoca. Dal 1848 a oggi acqua sotto i ponti ne è passata,
questo è vero, ma nessuno dei pensatori Comunisti o Socialisti, non avrebbe mai
e poi mai permesso che l'ideologia Marxista fosse tanto seppellita così sta
accadendo oggi. E' inevitabile che oggi la Filosofia Comunista
debba necessariamente confrontarsi col 900 analizzando vittorie e sconfitte dei
movimenti Comunisti e Socialisti, ma tenendo presente che lo stato di cose che
portano alla realizzazione del Capitalismo vada contrastato.
Ed è
dunque sbagliato dire che la
Falce ed il Martello siano superati, prendiamo per esempio il
simbolo Cristiano per eccellenza la
Croce, nessuno si sognerebbe mai di toglierla poichè è parte
integrante di una Fede, ma anche di una idea di vità, la vita Cristiana; così i
Comunisti, che nel loro vessillo ripongono le loro speranze di uguaglianza e
libertà.
Ma è anche
vero che a oggi è necessaria la scrittura di un nuovo manifesto che contenga come
parte integrante un ecologismo ferreo simbolo, non solo della liberazione dell’uomo
dalla schiavitù, ma che sia garanzia di armonia tra esseri ed ecosistema. Questo
è quanto di più progressista possa esistere oggi sulla faccia della terra, in
quanto spingerebbe sempre avanti la ricerca scientifica e l’equilibrio col
pianete.
Ecco perché
è importante non rinunciare alle componenti eco-pacifiste e neppure al confronto
costante coi partiti ecologisti. E’ necessaria l’unità di intenti, non la
compressione di tutti in un’unica formazione, il nostro obbiettivo è al di là
dei confini nazionali.
In quest’ottica
mi accingo a esprimere la mia solidarietà ad una Gattara che qualche giorno fa
si è vista dare fuoco alla propria macchina da dei balordi. L’amore per gli
altri le sto procurando solo guai! Io credo che esistano le condizioni per
continuare a tener duro e riorganizzare una opposizione ad un sistema
fallimentare che protegge gli “audaci” uomini armati e soffoca i “patetici”
deboli.
Contra S’arroganzia
de is prepotentis gherra a s’egoismu.
Non poteva essere evento meno tragico del Congresso di
Chianciano il licenziamento di Sansonetti che mette la parola fine alla Rifondazione Comunista
per come noi l’abbiamo conosciuta dalla sua nascita ad oggi...come annunciato in tutti i giornali i Vendoliani
abbandonano la riunione del CDA che doveva sfiduciare il direttore di
Liberazione.
Domanda - Che dire?
Risposta - Peccato!
Oggi in Sardegna si sta giocando un’importantissima partita
che vede Renato Soru, sostenuto da RC come riCandidato al Governo della Regione….come sarà presa quest’ennesima
scissione a Sinistra…dal popolo di Antonio Gramsci?
Sicuramente sarà l’ennesima occasione vincente che sarà
messa a disposizione degli avversari per affondare una Sinistra Italiana che nel dichiarato
tentativo di unità si lacera ulteriormente.
Purtroppo da troppo tempo è permeata l’idea che siano gli
uomini a contare a scapito delle idee, così manco è più la destra a sferrare
colpi a sinistra, sono gli stessi protagonisti Comunisti e Socialisti che nella
loro convinta superiorità morale si scavano la fossa.
Ma cosa resta materialmente agli italiani di tutta questa battaglia sulla carta
stampata?
POVERTà!
Si perché nel momento in cui il Capitalismo viene ingoiato
in un buco nero che non ha via d’uscita, i Comunisti sono impegnati in beghe
interne che poco hanno a che vedere con le rivoluzioni in Latino America.
La cosa ridicola è che mezzo mondo muore di fame, parola che
oggi è comune anche agli occidentali, e una parte della Sinistra Italiana arriva
parlare della sconfitta del lavoro.
Non è possibile che ci si debba arrendere alla non idea che
possa esistere un mondo migliore, diverso e più giusto.
La crisi che ha investito Rifondazione a guida Bertinottiana
è proprio questa, cioè l’idea che un partito Comunista non possa esistere in un
Paese Capitalista, così invece di andare alla ricerca di una società alternativa,
ci si allinea ad un Bipolarismo che obbliga ad alleanze preelettorali col
centro sinistra andando a lenire solo in parte le sofferenze causate dalla disparità sociale.
Questa organizzazione però non funziona, sebbene Marx preveda alleanze
con le forze d'opposizione e socialdemocratiche, queste non devono basarsi su vincoli di
sangue, ma su programmi condivisi che spostino realmente la redistribuzione del reddito
verso le classi deboli e che siano fatte in un’ottica per emancipazione delle classi
meno abbienti.
Così mentre la dirigenza di ieri (l’ex Segretario Giordano ndr)
era impegnata alla costruzione di un soggetto politico che fosse non più di
contrapposizione al sistema, ma funzionale a esso, a
sinistra: i movimenti, tanti simpatizzanti e molti militanti…si dissociavano…colpendo duramente
Rifondazione e privandola di tante esperienze importanti per non dire
fondamentali.
In questa battaglia egemonica…si è persa quell’idea che ha
trasformato il PRC in una formazione di tutto rispetto, cioè l’alternativa di
società con una sua carta di valori differente da quella capitalista.
E’ ovvio che un nuovo manifesto dei Comunisti abbia la
questione ambientale al centro e nessuno esclude i Verdi da un’alleanza
strategica…così come in Italia è sempre benvenuto il contributo dei Compagni Socialisti,
ma la nostra idea va al di là della riparazione di un sistema guasto...o di un blando riformismo.
Sarò più concreto, le esperienze rivoluzionarie
Mondiali
post URSS si sono sempre basate sulle Teorie che i Marxisti in Europa
hanno
elaborato, da Marx a Lenin a Gramsci…la fine dell'evoluzione dl
“pensiero” culminato con quel
che è stato il ’68 non è stato un danno solamente per “noi” donne e
uomini occidentali del
nuovo millennio, ma ancor di più per quelle popolazioni che ci guardano
speranzose d'aiuto per la loro liberazione e abbattimento di quel
Socialismo Feudale o Borghese che li soggioga.
Cosa c’entrano i Vendoliani con tutto questo?
Perché fu proprio Bertinotti a volere la creazione della
Sinistra Europea radicandoci dentro il nostro partito e diventandone pure primo
Presidente; in più come è scritto nel preambolo dello statuto e nello stesso
manifesto: “la Sinistra Europea unisce tutte quelle forze che si battono,
in Europa, per un modello di società differente da quello neoliberista, che
sono impegnate contro la guerra e il riarmo e per la costruzione dell'Europa
sociale”.
Io in queste poche parole ci leggo opposizione radicale al nostro
sistema.
Come è possibile che
a Gennaio 2004 tutto questo fosse l’auspicio del PRC (allora guidato dagli
odierni scissionisti), mentre nello stesso mese del 2009 in piena crisi
capitalistica con lo spegnimento del sogno Americano, si renda necessaria la creazione di un nuovo partito che sia
forza di governo assieme al Partido Democratico creato sul modello statunitense, oggi fortemente in declino?
E’ una resa al sistema, ovvero è il seppellimento stesso
della Sinistra Europea.
Realmente se si realizzasse questa nuova idea di Sinistra di
Governo come si potrebbe incidere con il 6% (per essere buoni) e con il
Vaticano in Casa?
L'esperienza
della Sinistra con Prodi è fallita 2 volte, inutile girarci attorno o
inventare altre scuse...la nostra natura è troppo differente da molte
forze politiche el panorama italiano...e le nostre sconfitte pesano di
più.
Rifondazione deve tornare, assieme alle altre formazioni
Comuniste, a fare teoria Comunista, che
tenga conto dei 160 anni passati dalla scrittura del manifesto di Marx aggiornandolo
delle esperienze marxiste e aggiungendo
l’esperienza ambientalista.
Bisogna necessariamente fare un passo in dietro e ripensare
al concetto di opposizione, contrastare fortemente la politica di alternanza
ripartendo da una collocazione di opposizione che porti sempre e comunque alla difesa dei più
deboli.
Se il 24 Gennaio a Chianciano, si verificherà l’uscita di
parte della minoranza Nazionale del PRC, sarà il segnale che la Sinistra Unita (per come viene sbandierata da certa gente) non potrà mai
esistere.
I progetti necessitano di tempo, non del ricatto.
A questo punto sorge un dubbio, possibile che chi ha perso
il timone non sia in grado di stare all’interno di un Partito come semplice
iscritto?
Anche se la nuova dirigenza dovesse fallire, non può avere
la stessa fiducia che i Bertinottiani hanno detenuto dal 1993 al 2007?
Bisogna avere il coraggio di produrre nuove teorie,
sbagliando si impara, ma se ieri rifondammo il Comunismo alla caduta del Muro
di Berlino e dell’Urss, perché seppellirlo oggi che il Capitalismo è in crisi?
Il discorso è complicato quanto semplice, siamo abituati
male abbiamo ereditato dalla DC l’arte della Politica fallimentare legata alle
correnti e agli scacchieri, abbiamo lasciato che il liderismo prendesse il posto della forza del pensiero,
abbiamo slegato le nostre anime dal nostro vero fine adattandoci alla realtà effetuale. La
sconfitta di Aprile è stato il culmine della pratica che ha epurato i nemici interni.
Una faida intestina che ha portato molti illustri esponenti a
demonizzare gli avversari dentro il partito in tutti i maggiori quotidiani…in
tutto questo la Destra
è avanzata andando a corrompere il cuore di molti.
Oggi viviamo in un Paese privo di opposizione con una
Sinistra elittaria che non sa come aiutare l’operaio o il precario; le lobby si
divorano quel che rimane del nostro paese unito nella carta geografica, ma
realmente profondamente diviso dalla crescente povertà.
In tutto questo la risposta NON è il Partito unico della
Sinistra, ma la ricerca di un alternatività che veda tutti i partiti comunisti
e ambientalisti far blocco comune contro il neoliberismo costruendo una carta
di valori di società alternativa che sia credibile che riaccenda l’entusiasmo e
sia cesoia di questo sistema, frantumandolo e radicalmente cambiandolo…e il
Marxismo la traccia da seguire.
Ma in fine mando comunque un saluto a chi si appresta ad
operare la scissione, poiché la loro dipartita è comunque una grave perdita per
Rifondazione in quanto sono convinto che la vostra scelta sia una sconfitta per
tutti.
Ettore Dettori - PRC - CPF OR
da LIBERAZIONE del 10-01-2009
La scissione va contrastata fino in fondo. Non in nome di una
ortodossia che non ci appartiene o in nome della fedeltà a una linea
che non ci convince.
La scissione va contrastata per due ragioni di fondo, oltre che per una serie di ragioni di merito specifico.
La
prima, è che non si possono raggirare le iscritte e gli iscritti del
PRC. Tutti, non solo coloro che hanno votato per il secondo documento.
La scissione è stata sempre negata da tutti in premessa, anzi si è
reagito con enfasi ogni qual volta qualcuno, nei congressi di circolo,
avanzava il sospetto che ci fosse quella volontà e che, oltre la
costituente di sinistra, ci fosse il superamento del PRC e la nascita
di un'altra formazione politica. E noi, abbiamo sempre difeso quella
reazione indignata.
La seconda è che non si può consumare la
scissione sul tema di come ci si presenta alle elezioni, anche se
questo rimanda a una questione più di fondo, della prospettiva politica.
Strano
destino quello di Rifondazione Comunista, la formazione politica che
sulla carta avrebbe dovuto essere la più al riparo
dall'istituzionalismo e che, invece, ha vissuto le sue scissioni sempre
sul tema del governo e oggi si appresta a viverne una sul tema delle
elezioni.
Come se fosse indifferente il fatto che vi sia stato un
pronunciamento democratico nel congresso nazionale o fosse un
particolare il fatto che siamo partecipi di un progetto europeo, la
Sinistra Europea, avversata dal PdCI e siamo membri di un gruppo
parlamentare, il GUE, che è alternativo al Partito Socialista Europeo.
La
vera rivoluzione da fare, sarebbe quella che abbiamo predicato a
Carrara e ancora non praticato: rompere con la separatezza
istituzionale, ovvero fare del governo e delle elezioni l'alfa e
l'omega della politica, il suo fine ultimo, di cui tutto il resto, alla
fine, è semplice strumento (compreso l'altrettanto tanto predicato
rapporto di internità con i movimenti).
Negli ultimi interventi,
comincia ad apparire la retorica con cui si giustificano tutte le
scissioni: non siamo noi che la facciamo, siete voi che avete
modificato il codice genetico del PRC! Le stesse, identiche parole di
Cossutta e Diliberto nel 1998. All'epoca, l'accusa era ancora più
infamante: la rottura con Prodi veniva associata alla collusione con le
destre e all'abbandono della discriminante antifascista. Un veleno
sparso a piene mani, un'accusa che ci rimbalzò addosso per anni.
Oggi, l'accusa è di stalinismo, chiusura in una nicchia identitaria, minoritarismo, ecc..
Per favore, almeno ci si risparmi questa retorica da quattro soldi!
Non
ci sfugge che la questione delle elezioni europee, nasconde una
distanza strategica di progetto. E che in campo, ormai senza veli, c'è
il progetto di una nuova forza politica della sinistra in cui
Rifondazione Comunista debba sciogliersi o confluire.
La riteniamo
una proposta sbagliata perché si rivolge alle forze politiche della
sinistra, ristabilendo una gerarchia che pensiamo vada contestata e
perché non chiarisce l'alternatività al PD, che riteniamo una questione
di fondo. Anzi, scegliendo come interlocutore privilegiato Sinistra
Democratica, che fa dell'orizzonte di un nuovo centro sinistra e della
cultura della sinistra di governo i suoi capisaldi, indica già quale
sia la direzione di marcia scelta (un tragico errore per noi). Detto
questo, non mettiamo in discussione la legittimità di questa scelta e
che con essa occorra misurarci. Anzi, ancora di più: che occorra dare
una risposta alla domanda di unità che essa esprime. Bene, quindi,
misuriamoci nel confronto e nell'iniziativa! A partire dalla crisi e
dalle risposte da dare. Nello scorso Comitato Politico Nazionale, si è
detto di lavorare per un appuntamento unitario a sinistra, le
organizzazioni del lavoro, le associazioni, i movimenti, i partiti,
partendo proprio da qui: come intervenire concretamente dentro la
crisi, quali proposte, quali iniziative, quali strumenti. Non sarebbe
necessario che il nostro confronto e la nostra sfida, partissero da qui
e non sempre, stucchevolmente, da come ci si presenta alle elezioni, se
appoggiare o meno quella giunta, se rifare o meno il centro sinistra?
Contrastare
la scissione non in nome della fedeltà alla linea. Anzi, cercando di
rompere la perfidia della prigione delle correnti e liberando il
confronto interno.
Pensiamo che vada detto apertamente che
sostituire Sansonetti alla direzione del giornale sia un errore. Non
perché non sia condivisibile una critica politica aspra al giornale che
è stato utilizzato come una tribuna privilegiata per promuovere
l'operazione politica del superamento del PRC. Il punto che solleviamo
è un altro: l'inopportunità per un partito come il PRC di passare da
una critica politica fortissima ad atti amministrativi. Ogni volta che
l'abbiamo fatto, anche nel recente passato, abbiamo compiuto uno
sbaglio. Un atto che è contro la natura aperta e libera del nostro
partito. E' evidente che c'è una contraddizione stridente tra la scelta
democratica delle iscritte e degli iscritti nel congresso e la
conduzione politica del giornale. Per noi è una contraddizione con cui
convivere e che non si risolve con atti amministrativi ma con la
politica, il convincimento, il coinvolgimento, la pressione delle
iscritte e degli iscritti, insomma con una sorta di "assedio
democratico".
Ma si badi bene, ancora una volta, non si tratta di un
atto illegittimo. La Direzione del partito ha quella competenza e in
quella sede, con il proprio voto, ognuno si assumerà una responsabilità.
Contrastiamo
la scissione fino in fondo per non arrenderci a una forza inerziale
degli eventi che ci vorrebbe portare alla costituzione di un altro
partito della sinistra e, quasi specularmente, alla riunificazione con
il PdCI, passando magari per una lista comunista alle elezioni europee.
Due derive per noi sbagliate: questo si porterebbe alla liquidazione
del progetto della rifondazione comunista.
Investire sull'autonomia
del progetto della rifondazione comunista per costruire la sinistra di
alternativa, liberamente, con una battaglia politica aperta, questa è
la prospettiva per cui ci battiamo.
Oltre, quindi, nella rifondazione comunista.
Su questi temi, vogliamo proporre un incontro, sabato 17 gennaio, aperto a tutte e a tutti coloro disponibili a un confronto.
Walter De Cesaris, Franco Russo