Il manifesto del Nuovo Comunismo non può che partire dalla difesa degli umoni e dell'ambiente

Inviato da rossoverde | 27 Gen, 2009, 21:31
In questi giorni ero decisamente incavolato per la sparata del Compagno Vendola, che in barba a tutto quello che che aveva predicato se ne è uscito fuori col suo nuovo partitino di sinistra. Quale sarà la sua collocazione? Non lo so, ma resta che il suo intervento è stato davvero palloso. Un uomo che ha sciorinato parole senza dire mai nulla di concreto, un linguaggio aulico infarcito di polemica con attacchi frontali a Rifondazione e tutto concentrato sulle ormai tristi vicende del Congresso di Chianciano Terme.

 

Ma poi siamo sicuri che effettivamente i nostri panni sporchi interessino davvero qualcuno? Penso che la verità stia nel fatto che il Comunismo abbia sempre rappresentato quel movimento di liberazione internazionale  che ha spinto i Paesi Latino Americani a continue Rivoluzioni.

Intendiamoci, l'Europa, e con essa l'Italia, è vecchia logorata da anni di Capitalismo e arrivata al capolinea di un'epoca. Dal 1848 a oggi acqua sotto i ponti ne è passata, questo è vero, ma nessuno dei pensatori Comunisti o Socialisti, non avrebbe mai e poi mai permesso che l'ideologia Marxista fosse tanto seppellita così sta accadendo oggi. E' inevitabile che oggi la Filosofia Comunista debba necessariamente confrontarsi col 900 analizzando vittorie e sconfitte dei movimenti Comunisti e Socialisti, ma tenendo presente che lo stato di cose che portano alla realizzazione del Capitalismo vada contrastato. 

Ed è dunque sbagliato dire che  la Falce ed il Martello siano superati, prendiamo per esempio il simbolo Cristiano per eccellenza la Croce, nessuno si sognerebbe mai di toglierla poichè è parte integrante di una Fede, ma anche di una idea di vità, la vita Cristiana; così i Comunisti, che nel loro vessillo ripongono le loro speranze di uguaglianza e libertà.

Ma è anche vero che a oggi è necessaria la scrittura di un nuovo manifesto che contenga come parte integrante un ecologismo ferreo simbolo, non solo della liberazione dell’uomo dalla schiavitù, ma che sia garanzia di armonia tra esseri ed ecosistema. Questo è quanto di più progressista possa esistere oggi sulla faccia della terra, in quanto spingerebbe sempre avanti la ricerca scientifica e l’equilibrio col pianete.

Ecco perché è importante non rinunciare alle componenti eco-pacifiste e neppure al confronto costante coi partiti ecologisti. E’ necessaria l’unità di intenti, non la compressione di tutti in un’unica formazione, il nostro obbiettivo è al di là dei confini nazionali.

In quest’ottica mi accingo a esprimere la mia solidarietà ad una Gattara che qualche giorno fa si è vista dare fuoco alla propria macchina da dei balordi. L’amore per gli altri le sto procurando solo guai! Io credo che esistano le condizioni per continuare a tener duro e riorganizzare una opposizione ad un sistema fallimentare che protegge gli “audaci” uomini armati e soffoca i “patetici” deboli.

Contra S’arroganzia de is prepotentis gherra a s’egoismu.

 

La fine di un Epoca per Rifondazione

Inviato da rossoverde | 13 Gen, 2009, 13:24

Non poteva essere evento meno tragico del Congresso di Chianciano il licenziamento di Sansonetti che mette la parola fine alla Rifondazione Comunista per come noi l’abbiamo conosciuta dalla sua nascita ad oggi...come annunciato in tutti i giornali i Vendoliani abbandonano la riunione del CDA che doveva sfiduciare il direttore di Liberazione.

Domanda - Che dire?

Risposta - Peccato!

Oggi in Sardegna si sta giocando un’importantissima partita che vede Renato Soru, sostenuto da RC come riCandidato al Governo della Regione….come sarà presa quest’ennesima scissione a Sinistra…dal popolo di Antonio Gramsci?

Sicuramente sarà l’ennesima occasione vincente che sarà messa a disposizione degli avversari per affondare una Sinistra Italiana che nel dichiarato tentativo di unità si lacera ulteriormente.

Purtroppo da troppo tempo è permeata l’idea che siano gli uomini a contare a scapito delle idee, così manco è più la destra a sferrare colpi a sinistra, sono gli stessi protagonisti Comunisti e Socialisti che nella loro convinta superiorità morale si scavano la fossa.

Ma cosa resta materialmente agli italiani di tutta questa battaglia sulla carta stampata?

POVERTà!

Si perché nel momento in cui il Capitalismo viene ingoiato in un buco nero che non ha via d’uscita, i Comunisti sono impegnati in beghe interne che poco hanno a che vedere con le rivoluzioni in Latino America.

La cosa ridicola è che mezzo mondo muore di fame, parola che oggi è comune anche agli occidentali, e una parte della Sinistra Italiana arriva parlare della sconfitta del lavoro.

Non è possibile che ci si debba arrendere alla non idea che possa esistere un mondo migliore, diverso e più giusto.

La crisi che ha investito Rifondazione a guida Bertinottiana è proprio questa, cioè l’idea che un partito Comunista non possa esistere in un Paese Capitalista, così invece di andare alla ricerca di una società alternativa, ci si allinea ad un Bipolarismo che obbliga ad alleanze preelettorali col centro sinistra andando a lenire solo in parte le sofferenze causate dalla disparità sociale.

Questa organizzazione però non funziona, sebbene Marx preveda alleanze con le forze d'opposizione e socialdemocratiche, queste non devono basarsi su vincoli di sangue, ma su programmi condivisi che spostino realmente la redistribuzione del reddito verso le classi deboli e che siano fatte in un’ottica per emancipazione delle classi meno abbienti.

Così mentre la dirigenza di ieri (l’ex Segretario Giordano ndr) era impegnata alla costruzione di un soggetto politico che fosse non più di contrapposizione al sistema, ma funzionale a esso, a sinistra: i movimenti, tanti simpatizzanti e molti militanti…si dissociavano…colpendo duramente Rifondazione e privandola di tante esperienze importanti per non dire fondamentali.

In questa battaglia egemonica…si è persa quell’idea che ha trasformato il PRC in una formazione di tutto rispetto, cioè l’alternativa di società con una sua carta di valori differente da quella capitalista.

E’ ovvio che un nuovo manifesto dei Comunisti abbia la questione ambientale al centro e nessuno esclude i Verdi da un’alleanza strategica…così come in Italia è sempre benvenuto il contributo dei Compagni Socialisti, ma la nostra idea va al di là della riparazione di un sistema guasto...o di un blando riformismo.

Sarò più concreto, le esperienze rivoluzionarie Mondiali post URSS si sono sempre basate sulle Teorie che i Marxisti in Europa hanno elaborato, da Marx a Lenin a Gramsci…la fine dell'evoluzione dl “pensiero” culminato con quel che è stato il ’68 non è stato un danno solamente per “noi” donne e uomini occidentali del nuovo millennio, ma ancor di più per quelle popolazioni che ci guardano speranzose d'aiuto per la loro liberazione e abbattimento di quel Socialismo Feudale o Borghese che li soggioga.

Cosa c’entrano i Vendoliani con tutto questo?

Perché fu proprio Bertinotti a volere la creazione della Sinistra Europea radicandoci dentro il nostro partito e diventandone pure primo Presidente; in più come è scritto nel preambolo dello statuto e nello stesso manifesto: “la Sinistra Europea unisce tutte quelle forze che si battono, in Europa, per un modello di società differente da quello neoliberista, che sono impegnate contro la guerra e il riarmo e per la costruzione dell'Europa sociale”.

Io in queste poche parole ci leggo opposizione radicale al nostro sistema.

Come è  possibile che a Gennaio 2004 tutto questo fosse l’auspicio del PRC (allora guidato dagli odierni scissionisti), mentre nello stesso mese del 2009 in piena crisi capitalistica con lo spegnimento del sogno Americano, si renda necessaria la creazione di un nuovo partito che sia forza di governo assieme al Partido Democratico creato sul modello statunitense, oggi fortemente in declino?

E’ una resa al sistema, ovvero è il seppellimento stesso della Sinistra Europea.

Realmente se si realizzasse questa nuova idea di Sinistra di Governo come si potrebbe incidere con il 6% (per essere buoni) e con il Vaticano in Casa?

L'esperienza della Sinistra con Prodi è fallita 2 volte, inutile girarci attorno o inventare altre scuse...la nostra natura è troppo differente da molte forze politiche el panorama italiano...e le nostre sconfitte pesano di più.

Rifondazione deve tornare, assieme alle altre formazioni Comuniste,  a fare teoria Comunista, che tenga conto dei 160 anni passati dalla scrittura del manifesto di Marx aggiornandolo delle esperienze marxiste  e aggiungendo l’esperienza ambientalista.

Bisogna necessariamente fare un passo in dietro e ripensare al concetto di opposizione, contrastare fortemente la politica di alternanza ripartendo da una collocazione di opposizione che porti sempre e comunque alla difesa dei più deboli.

Se il 24 Gennaio a Chianciano, si verificherà l’uscita di parte della minoranza Nazionale del PRC, sarà il segnale che la Sinistra Unita (per come viene sbandierata da certa gente) non potrà mai esistere.

I progetti necessitano di tempo, non del ricatto.

A questo punto sorge un dubbio, possibile che chi ha perso il timone non sia in grado di stare all’interno di un Partito come semplice iscritto?

Anche se la nuova dirigenza dovesse fallire, non può avere la stessa fiducia che i Bertinottiani hanno detenuto dal 1993 al 2007?

Bisogna avere il coraggio di produrre nuove teorie, sbagliando si impara, ma se ieri rifondammo il Comunismo alla caduta del Muro di Berlino e dell’Urss, perché seppellirlo oggi che il Capitalismo è in crisi?

Il discorso è complicato quanto semplice, siamo abituati male abbiamo ereditato dalla DC l’arte della Politica fallimentare legata alle correnti e agli scacchieri, abbiamo lasciato che il liderismo prendesse il posto della forza del pensiero, abbiamo slegato le nostre anime dal nostro vero fine adattandoci alla realtà effetuale. La sconfitta di Aprile è stato il culmine della pratica che ha epurato i nemici interni.

Una faida intestina che ha portato molti illustri esponenti a demonizzare gli avversari dentro il partito in tutti i maggiori quotidiani…in tutto questo la Destra è avanzata andando a corrompere il cuore di molti.

Oggi viviamo in un Paese privo di opposizione con una Sinistra elittaria che non sa come aiutare l’operaio o il precario; le lobby si divorano quel che rimane del nostro paese unito nella carta geografica, ma realmente profondamente diviso dalla crescente povertà.

In tutto questo la risposta NON è il Partito unico della Sinistra, ma la ricerca di un alternatività che veda tutti i partiti comunisti e ambientalisti far blocco comune contro il neoliberismo costruendo una carta di valori di società alternativa che sia credibile che riaccenda l’entusiasmo e sia cesoia di questo sistema, frantumandolo e radicalmente cambiandolo…e il Marxismo la traccia da seguire.

Ma in fine mando comunque un saluto a chi si appresta ad operare la scissione, poiché la loro dipartita è comunque una grave perdita per Rifondazione in quanto sono convinto che la vostra scelta sia una sconfitta per tutti.

 Ettore Dettori - PRC - CPF OR

Contrastiamo la scissione fino in fondo. Investiamo sull'autonomia del progetto Prc.

Inviato da rossoverde | 12 Gen, 2009, 01:20

da LIBERAZIONE  del 10-01-2009

La scissione va contrastata fino in fondo. Non in nome di una ortodossia che non ci appartiene o in nome della fedeltà a una linea che non ci convince.
La scissione va contrastata per due ragioni di fondo, oltre che per una serie di ragioni di merito specifico.
La prima, è che non si possono raggirare le iscritte e gli iscritti del PRC. Tutti, non solo coloro che hanno votato per il secondo documento. La scissione è stata sempre negata da tutti in premessa, anzi si è reagito con enfasi ogni qual volta qualcuno, nei congressi di circolo, avanzava il sospetto che ci fosse quella volontà e che, oltre la costituente di sinistra, ci fosse il superamento del PRC e la nascita di un'altra formazione politica. E noi, abbiamo sempre difeso quella reazione indignata.
La seconda è che non si può consumare la scissione sul tema di come ci si presenta alle elezioni, anche se questo rimanda a una questione più di fondo, della prospettiva politica.
Strano destino quello di Rifondazione Comunista, la formazione politica che sulla carta avrebbe dovuto essere la più al riparo dall'istituzionalismo e che, invece, ha vissuto le sue scissioni sempre sul tema del governo e oggi si appresta a viverne una sul tema delle elezioni.
Come se fosse indifferente il fatto che vi sia stato un pronunciamento democratico nel congresso nazionale o fosse un particolare il fatto che siamo partecipi di un progetto europeo, la Sinistra Europea, avversata dal PdCI e siamo membri di un gruppo parlamentare, il GUE, che è alternativo al Partito Socialista Europeo.
La vera rivoluzione da fare, sarebbe quella che abbiamo predicato a Carrara e ancora non praticato: rompere con la separatezza istituzionale, ovvero fare del governo e delle elezioni l'alfa e l'omega della politica, il suo fine ultimo, di cui tutto il resto, alla fine, è semplice strumento (compreso l'altrettanto tanto predicato rapporto di internità con i movimenti).
Negli ultimi interventi, comincia ad apparire la retorica con cui si giustificano tutte le scissioni: non siamo noi che la facciamo, siete voi che avete modificato il codice genetico del PRC! Le stesse, identiche parole di Cossutta e Diliberto nel 1998. All'epoca, l'accusa era ancora più infamante: la rottura con Prodi veniva associata alla collusione con le destre e all'abbandono della discriminante antifascista. Un veleno sparso a piene mani, un'accusa che ci rimbalzò addosso per anni.
Oggi, l'accusa è di stalinismo, chiusura in una nicchia identitaria, minoritarismo, ecc..
Per favore, almeno ci si risparmi questa retorica da quattro soldi!
Non ci sfugge che la questione delle elezioni europee, nasconde una distanza strategica di progetto. E che in campo, ormai senza veli, c'è il progetto di una nuova forza politica della sinistra in cui Rifondazione Comunista debba sciogliersi o confluire.
La riteniamo una proposta sbagliata perché si rivolge alle forze politiche della sinistra, ristabilendo una gerarchia che pensiamo vada contestata e perché non chiarisce l'alternatività al PD, che riteniamo una questione di fondo. Anzi, scegliendo come interlocutore privilegiato Sinistra Democratica, che fa dell'orizzonte di un nuovo centro sinistra e della cultura della sinistra di governo i suoi capisaldi, indica già quale sia la direzione di marcia scelta (un tragico errore per noi). Detto questo, non mettiamo in discussione la legittimità di questa scelta e che con essa occorra misurarci. Anzi, ancora di più: che occorra dare una risposta alla domanda di unità che essa esprime. Bene, quindi, misuriamoci nel confronto e nell'iniziativa! A partire dalla crisi e dalle risposte da dare. Nello scorso Comitato Politico Nazionale, si è detto di lavorare per un appuntamento unitario a sinistra, le organizzazioni del lavoro, le associazioni, i movimenti, i partiti, partendo proprio da qui: come intervenire concretamente dentro la crisi, quali proposte, quali iniziative, quali strumenti. Non sarebbe necessario che il nostro confronto e la nostra sfida, partissero da qui e non sempre, stucchevolmente, da come ci si presenta alle elezioni, se appoggiare o meno quella giunta, se rifare o meno il centro sinistra?
Contrastare la scissione non in nome della fedeltà alla linea. Anzi, cercando di rompere la perfidia della prigione delle correnti e liberando il confronto interno.
Pensiamo che vada detto apertamente che sostituire Sansonetti alla direzione del giornale sia un errore. Non perché non sia condivisibile una critica politica aspra al giornale che è stato utilizzato come una tribuna privilegiata per promuovere l'operazione politica del superamento del PRC. Il punto che solleviamo è un altro: l'inopportunità per un partito come il PRC di passare da una critica politica fortissima ad atti amministrativi. Ogni volta che l'abbiamo fatto, anche nel recente passato, abbiamo compiuto uno sbaglio. Un atto che è contro la natura aperta e libera del nostro partito. E' evidente che c'è una contraddizione stridente tra la scelta democratica delle iscritte e degli iscritti nel congresso e la conduzione politica del giornale. Per noi è una contraddizione con cui convivere e che non si risolve con atti amministrativi ma con la politica, il convincimento, il coinvolgimento, la pressione delle iscritte e degli iscritti, insomma con una sorta di "assedio democratico".
Ma si badi bene, ancora una volta, non si tratta di un atto illegittimo. La Direzione del partito ha quella competenza e in quella sede, con il proprio voto, ognuno si assumerà una responsabilità.
Contrastiamo la scissione fino in fondo per non arrenderci a una forza inerziale degli eventi che ci vorrebbe portare alla costituzione di un altro partito della sinistra e, quasi specularmente, alla riunificazione con il PdCI, passando magari per una lista comunista alle elezioni europee. Due derive per noi sbagliate: questo si porterebbe alla liquidazione del progetto della rifondazione comunista.
Investire sull'autonomia del progetto della rifondazione comunista per costruire la sinistra di alternativa, liberamente, con una battaglia politica aperta, questa è la prospettiva per cui ci battiamo.
Oltre, quindi, nella rifondazione comunista.
Su questi temi, vogliamo proporre un incontro, sabato 17 gennaio, aperto a tutte e a tutti coloro disponibili a un confronto.

Walter De Cesaris, Franco Russo