Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008, 02:28
Cari compagni ho scritto questa lettera sul muro di Berlino, domani
dovrebbe uscire su liberazione.
Io il muro di Berlino l'ho vissuto
La polemica che si è aperta in Rifondazione Comunista, per quanto
riguarda il muro di Berlino che dovrebbe essere raffigurato sulla
tessera dei Giovani Comunisti, più che scandalizzarmi mi riporta a
ricordare i miei primi anni d'infanzia che ho vissuto in Germania.
Per me, che vivevo in un piccolo paese della Germania Federale per
l'esattezza a Bendorf vicino Coblenza.
Il muro mi ha accompagnato per tutta l'infanzia, come l'anticomunismo
di cui sono stato vittima io e tutta la mia famiglia.
I miei genitori, entrambi comunisti e militanti del DKP (il partito
comunista tedesco) hanno dovuto fare i conti con il berufsverbot, cioè
il divieto per i comunisti di lavorare negli enti statali. Per strada
io ero il figlio dei comunisti, la nostra casa era continuamente
sorvegliata dalla polizia, anche parenti lontani che non erano
comunisti, hanno subito ricatti e intimidazioni solo per il fatto che
mio padre era un dirigente del DKP.
Troppe volte arrivava per i miei genitori un licenziamento "politico"
anche dalle fabbriche dove lavoravano come operai.
Quel muro, ha ragione Paolo Persichetti è stato e rappresentava
comunque una sconfitta e l'incapacità di reggere il confronto aperto.
( A proposito di confronti, vorrei far notare a Persichetti, ex
brigatista, che mentre lui oggi po' dare a noi lezioni come portatori
di "autoreferenzialità organizzativa su vuote pulsioni identitarie" , i
suoi paralleli compagni brigatisti tedeschi, Ulrike Meinhof prima e
Andreas Baader, Gudrun Eislinn e Jon Carl Raspe dopo, vennero
suicidati nel carcere di Stammheim, in quella Germania libera e
democratica. )
Me lo ricordo bene, sia prima che dopo, il muro. Prima i bambini
dell'est ci chiedevano se era vero che noi avevamo tutto e di più, ci
rubavano i jeans di marca e i giocattoli della Mattel.
Dopo il crollo del muro quando Kohl pareggio il marco del'ovest con il
marco dell'est, la prima cosa che fecero i tedeschi "liberati", era
invadere i negozi e comprare di tutto, ma con la convinzione che tanto
avrebbero continuato a mantenere i diritti sociali, il lavoro, la
casa, l'educazione e naturalmente tantissimi soldi.
Come hanno potuto vedere dalla serie televisiva DALLAS che in quel
periodo andava tanto di moda. Come i primi Albanesi che sono arrivati
sulle nostre spiagge convinti di trovare in Italia quello che loro
hanno visto in televisione sulla Rai, dove basta una telefonata per
vincere milioni. Anche per loro, in particolare per le donne, si sa
come è andata a finire, buttati su un marciapiede oltre il muro delle
nostre periferie, oppressi e ricattati dalla nostra criminalità
organizzata.
Nella Germania "liberata" o meglio "occupata", il sogno, come
sappiamo tutti, è finito nell' arco di due settimane, sono cominciate
le prime chiusure delle fabbriche, i primi licenziamenti, la casa non
te la da più lo stato e la disoccupazione non è più un reato.
La scuola, dall'asilo all'università non è più gratuita, il nido nel
tuo posto di lavoro come era ovvio non esiste più e per tanto come
donna, dopo quella data fai di colpo 20 anni indietro.
Sono liberi ora, di comprare i jeans e i giocattoli di marca, ma aimè
come noi, devono scegliere, se comprare il jeans di marca, o il libro
di testo per tuo figlio che deve studiare.
Ora quando torno in Germania, amici e parenti, non comunisti mi
dicono, che se dipendeva da loro il muro lo avrebbero alzato di altri
due metri, che non se ne può più, di questi tedeschi dell'est che
vengono qui a rubare il lavoro insieme ai turchi, i russi e tutta
quella marmaglia. Ma anche dall'altra parte ho sentito gli stessi
discorsi, quando sono capitato a Rostock , nell' agosto del 1992,
proprio quando centinaia di squadristi neonazisti, attaccarono per
cinque notti consecutive un ostello di profughi vietnamiti.
Negli anni successivi una serie di attacchi, ricordo ancora quello del
1993 quando due bambine e una donna turca vengono bruciate vive nella
loro casa da un gruppo di nazi skin e una serie di sinagoghe ebraiche
vennero danneggiate.
Ho capito allora, che da un muro di pietra si è alzato un muro
peggiore, fatto di intolleranza e non sarà facile abbatterlo con
qualche picconata.
Detto questo non mi sento un guardiano delle macerie e rispetto
l'autonomia dei giovani comunisti, ma mi chiedo cosa rappresenta per
questi giovani il muro di Berlino? e per quale motivo visto che nel
mondo dal '91 ad oggi sono stati innalzati tanti altri muri, come a
Gaza o tra gli Stati Uniti e il Messico, si è scelto quello di
Berlino?
Non sarà invece che per questi giovani che in maggioranza fanno parte
di un progetto di superamento di Rifondazione Comunista, sconfitto per
fortuna all'ultimo congresso, vedono nell'immagine del muro di
Berlino un gabbia che li trattiene in un Partito che ancora si
definisce comunista?
Se è così, allora io non sarò un guardiano che li trattiene e li
obbliga a restare, farei uno sbaglio a frenare i loro sogni più
improbabili, verso l'altra parte.
Yassir Goretz - Sx Comunista
Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008, 02:26
DA LIBERAZIONE DEL 19-12-2008
Vi dico perchè ci sono queste immagini sulla tessera dei Giovani Comunisti/e
Elisabetta Piccolotti *portavoce nazionale Giovani Comunisti/e
‘Eppure in quel tacere, s'avanzò nuovo inizio, cenno, mutamento'. Sono
versi dai Sonetti ad Orfeo di Rainer Maria Rilke, i versi che hanno
ispirato il film di Wenders. Sono versi di un poeta, non parole di un
politico, né di un rivoluzionario. Una suggestione quindi, non un
giudizio, un'affermazione, un proposito. L'ossimoro di un silenzio
scritto su un'immagine, scattata da un grande documentarista come
Raymond Depardon, che ha urlato alla coscienza del vecchio continente
come poche altre. Di chi è quel tacere? E' il tacere della sinistra
dopo l'89, il tacere nel senso della difficoltà in cui ancora dopo
vent'anni ci dibattiamo, noi che non crediamo che capitalismo,
consumismo, mercificazione e sfruttamento siano sinonimi di
liberazione. Nel nostro paese, ma anche in tutta Europa, il ciclo di
transizione aperto in quell'anno non si è ancora chiuso, ma porta con
sè segni di un futuro non univoco. In questi vent'anni - che per me, e
tanti come me, sono la totalità della mia vita consapevole - a sinistra
sono accadute molte cose. Si può scegliere come guardarle. Si può
guardarle con lo sguardo di chi è impegnato a rileggere il passato: o
per invocare la sua immutabile riaffermazione, come fanno in troppi nel
mio partito, o per consegnarlo in forma di eredità chiusa e compiuta
alle generazioni successive, come mi pare stiano facendo molti
nell'intellettualità più autorevole della sinistra italiana. Oppure si
può scegliere di guardarle con lo sguardo rivolto in avanti, perché
siano gli elementi di riflessione su cui poggiare un ‘nuovo inizio,
cenno, mutamento'. Noi abbiamo scelto da tempo l'entusiasmo per questo
tremulo tentativo, non da ora, non da questa tessera, e nonostante in
questi anni ci siano più volte sussultati il cuore e la mano, non
abbiamo desiderio, che è più importante di volontà, di girare lo
sguardo.
C'è all'interno della nostra tessera un'immagine di
conflitto, libertà e democrazia. Un'assemblea che diventa un Onda che
per fortuna ‘non conosce argini' - o anche non conosce ‘muri' - che ha
stravolto un paesaggio desolante in questo strascico di 2008: la
sinistra radicale sconfitta, disorientata, incapace di efficacia,
irriconosciuta come rappresentanza e rappresentazione, la strabordante
vittoria delle destre e il profilarsi all'orizzonte di una sempre più
vicina chiusura bipartitica della transizione italiana, in una società
che si vorrebbe pacificata dall'autoritarismo e dal decisionismo dei
governi. L'onda ha dato un cenno, e probabilmente più di un cenno, se
poi sono arrivati gli scioperi generalizzati, i sindacati in piazza, la
riapertura di una dialettica e un conflitto con le destre nel paese. E'
un cenno anche questo carico di segni di futuro: non soltanto
sull'analisi contemporanea del capitalismo, come i Giovani Comunisti/e
hanno più volte avuto l'occasione di argomentare più approfonditamente
su questo giornale, ma soprattutto segni di un rapporto mutato e
complesso tra sociale e politico, la cui evoluzione non è scontato sia
in grado di ribaltare l'assetto del paese.
Sono ancora convinta
che per dare efficacia al proposito di cambiare il mondo bisognerebbe a
questo punto pervicacemente tentare di cambiare la politica. Come si
vede sta anche a noi ed è per noi domanda di soggettività e insieme di
cura e attenzione alle relazioni con ciò che meglio di noi ha saputo
conquistare lo spazio dell'opposizione come possibilità di cambiamento.
Di fronte a questo bisogno Rifondazione Comunista mi appare diventata
una teca di cristallo piena di elefanti. Di certo ha a che vedere anche
con questa nostra discussione sulla tessera, di cui non si può parlare
come una voce fuori campo da un territorio di confine.
Quest'Onda
è un'onda per la libertà del sapere, una libertà che è fatta di tante
altre: libertà di pensiero, di manifestare le proprie idee, di parola,
di insegnamento, di ricerca, di culto, di movimento, dei corpi,
dell'informazione, nell'accesso alle tecnologie, libertà
nell'esperienza del reale insomma. E' un'offesa, una violenta
provocazione, dire che non riconosciamo come nostro nessun progetto di
trasformazione che non assuma in sé, come irrinunciabile, questa
radicale libertà degli uomini e delle donne? E' un'offesa per un
ragazzo di vent'anni, tale da giustificare un atto come quello di
coprirsi la vista con un adesivo, provare a dire ciò che i tanti che
dicono di combattere il revisionismo storico dovrebbero pronunciare
ogni giorno, invece di passare il tempo nei blog ad accostare la nostra
tessera alle immagini dell'organizzazione giovanile di Alleanza
Nazionale? Ovvero che si può ancora dire ‘sono comunista' perché il
comunismo è un pensiero della liberazione e dell'uguaglianza il cui
esito storico nel socialismo reale è stato la sua negazione,
diversamente dal fascismo che è ideologia dell'autoritarismo ed è stato
coerentemente la tragedia della sua realizzazione? La tessera di
un'organizzazione che si dice comunista e che riporta la caduta del
muro non rivendica questa incolmabile differenza?
Abbiamo scelto,
tanto tempo fa, di mettere la parola rifondazione accanto alla parola
comunista. Rifondare diceva della necessità di un lavoro più lungo e
più profondo dell'aggiornamento, del maquillage. Diceva della necessità
di ricostruire le fondamenta di un pensiero e di una pratica della
liberazione. Forse nella polemica di questi giorni ce n'è un'altra, più
seria e più profonda che non ha a che fare con un'immagine di una
tessera ma con la ragione di una scommessa e di una storia collettiva
come la nostra. Forse c'è chi preferirebbe che quella parola che sta
accanto a comunista se ne andasse. Allora si, non servirebbe la grande
fatica di una rifondazione, basterebbe quella più piccola di una
ricostruzione, magari anche di un muro. Allora si, non avremmo a
reclamare alcun seguito.
p.s. A Piero Sansonetti vorrei dire
grazie. Per il suo articolo sulla nostra tessera, ma anche grazie a lui
e a tutto il giornale, per molte cose intelligenti che Liberazione ha
scritto e promosso in questi anni e anche per lo spazio che in questi
ultimi mesi ha dato all'Onda e alle sue parole. Ho sempre considerato
un piacere svegliarsi la mattina e non trovarsi davanti lo specchio di
se stessi. Vorrei che fosse ancora così. Per questo non farò mancare
con un sorriso la tessera che mi ha chiesto, nonostante la sua
‘veneranda' età. Una piccola disobbedienza, dedicata alla
‘Liberazione'.
Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008, 02:24
Da Sinistracomunista testata giornalistica on line
Ci ri siamo, finito il Congresso dei grandi,
comincia quello dei piccini, ma siamo sicuri che lo stesso valga per i
protagonisti?
A Luglio, a Chianciano un Rifondazione comatosa ha
deciso di chiudere con l'era Bertinotti che nel bene e nel male ha
caratterizzato il maggior partito Comunista Italiano dell'era Post
Sovietica.
Ciò ha portato a delle conseguenze deletterie come la
separazione in 2 blocchi serrati ogniuno con pari dignità, ma
effettivamente diversi per contenuti e aspirazioni politiche.
Ma
tutto questo non è figlio del caso, anzi è frutto dei tempi ovvero di
quella deriva qualunquista che l'Italia sta prendendo e alla quale
Rifondazione non ha saputo opporsi.
A tutto questo potevano sottrarsi i Giovani Comunisti?
Ovviamente No!
Così sul modello delle sparate del direttore di
Liberazione, ecco la provocazione 2009 di alcuni Compagn* con la
tessera dei GC che ha raffigurazione del Muro di Berlino, la frase di
uno scrittore tedesco e un riferimento all'onda...il tutto in un
minestrone che ha senso solo per chi ha partorito questa genialata.
E'
chiaro il tentativo di definire all'interno di una stessa formazione
politica chi siano i buoni e chi i cattivi, cosa sbagliata e per questo
da rispedire al mittente.
Stampare in una tessera il muro di Berlino
col suo carico di significato è un chiaro segnale di una parte che non
riesce più a convivere coi propri compagni.
Non a caso oggi
19-12-2008 su Liberazione la Portavoce Nazionale dei GC, in un
lunghissimo articolo a pagina 20, ne da la sue motivazioni.
Pezzo che ho trovato di un settarismo tale che neppure il più fedele dei Berlusconiani sarebbe riuscito a scrivere.
Compagn*
a tutti chiedo di leggerlo poichè ho ritrovato nelle sue parole tutto
ciò che lei rappresenta e che è esattamente ciò che la sua parte in
questi anni ha seminato cioè un'insopportabile superiorità morale e la
capacità di fare sempre scelte giuste o comunque dettate dal momento e
dunque giustificabili.
In questo pezzo trovo delle questioni che non
capisco davvero, da un lato infatti lei dice che nella nostra tessera
vi sia un'immagine di conflitto, libertà e democrazia...un'assemblea
che diventa un Onda che per fortuna ‘non conosce argini' - o anche non
conosce ‘muri'...
Ma cosa c'entra l'onda coi GC?
Il fatto che un
movimento trasversale fatto di studenti e lavoratori abbia alazato la
testa e aumentato la guardia contro le politiche autoritarie e
liberticide della Destra non ha alcuna relazione con quello che accadde
nel 1989.
Il fatto di chiamarsi Giovani Comunisti invece ha un significato chiaro.
Semmai
la questione ONDA è paragonabile ai Partigiani essi erano anche Rossi
(con vari sfumature) e altre fazioni, ma sempre Partigiani che
combatterono per la liberazione dal Nazifascismo.
L'Onda appunto non
ha padroni e sono da rispedire al mittente questi deprecabili tentativi
di usare il movimento per giustificare i propri meriti.
Anzi vogliamo parlare dell'organizzazione dei GC troppo spesso carente nelle periferie?
Quali sarebbero i meriti dei GC...che qui ai confini dell'Impero non arrivano oramai da tempo!!
Ancora
continua..."Quest'Onda è un'onda per la libertà del sapere, una libertà
che è fatta di tante altre: libertà di pensiero, di manifestare le
proprie idee, di parola, di insegnamento, di ricerca, di culto, di
movimento, dei corpi, dell'informazione, nell'accesso alle tecnologie,
libertà nell'esperienza del reale insomma..." e dunque mi chiedo perchè
lei afferma questo? Chi è che dice che coloro che non voglio la "loro"
tessera dei GC non siano parte integrante di quell'onda?
E visto che
agli autori della Tessera GC piace andare a cercare gli scrittori
tedeschi io rispondo loro a suon di musica (Radici nel Cemento):
Signori del mondo, capi di stato ficcatevelo in testa, quella che avete
davanti è una marea che non si arresta non rallenta e non si fermerà
di
fronte alla violenza dell'autorità, di fronte al manganello della
polizia, alla tanto declamata morte dell'ideologia, di fronte alle
pallottole della repressione
di fronte alle barriere di ogni forma
e dimensione e non c'è zona rossa che possa fermare questa grande marea
che non si può arrestare!
Così se quelli che hanno costruito il muro nella tessera vogliono essere un'onda allora noi che ci opponiamo siamo una marea...
Però sapete cosè più mortificante di quel che ha scritto la nostra portavoce?
I
ringraziamenti a Sansonetti, spudoratamente uomo di parte, che oltre a
comparsi in maniera odiosa con chi non la pensa come lui ha tal
rispetto dell'Onda che il giorno che Yassir Goretz fu arrestato a
Piazza Navona, pubblicò in prima pagina di Liberazione una poesia di
Nichi Vendola...riguardo le agitazioni studentesche.
Ma con tutti gli studenti che abbiamo cosa c'entra il Presidente della regione Puglia con l'Università?
La
verità è che all'interno della nostra organizzazione molti giovani
sanno solo dare fiato alle trombe tirando fuori analisi, teorie e
poesie, però quando c'è da aiutare concretamente non si trova uno
straccio di compagno.
Quella maggioranza che guidato i GC fino ad
oggi ha clamorosamente fallito e l'unica argomentazione che ha per
continuare a stare a galla è la continua provocazione.
Chi non è
"Vendolo-Bertinottiano" non è settario ha solo esercitato il proprio
libero arbitrio all'ultimo Congresso, ha scelto di cambiare rotta dopo
tanti anni di Bertinottismo, di scelte imposte dall'alto, di padri
padroni...e commissariamenti!!
La così detta sinistra la si rafforza ogniuno con le proprie forze non con il leaderismo.
La
vostra leadership ha fatto danni per quanto mi riguarda e dopo la
porssima conferenza GC spero che il Muro sia la votra ultima e
definitiva provocazione imposta ai compagni da un gruppo dirigente
fallimentare...ahimè che vuole marchiare i propri avversari definendoli
come "minoritari" e creando una tessera d'impatto per "spaventare".
E' ghettizzare per apparire migliori...in realtà è la chiara espressione della vostra sudditanza ad un sistema che non funziona.
Mentre
si scimmiotta con chiacchiere da Bar il Muro di Berlino, un altro ne
viene eretto in Palestina...la crisi occidentale affama le famiglie e
tanti operai perderanno il lavoro...con questo sistema quale speranza
si vuol dare? Quelle del Centrosinistra del rifinanziamento della
Guerra e degli incentivi alla rottamazione? Oppure quelle del
Centrosinistra che ha definitivamente tolto il trasporto merci dalla
strada ferrata spostandolo su asfalto, togliendo rotte commerciali alle
isole creando esuberi nelle ditte appaltatrici FS e creando ulteriore
inquinamento e traffico stradale?
Se un sistema non funziona non sarebbe il caso di fare cambiamenti radicali?
Io penso di si, così il primo cambiamento sia a partire dalla dirigenza GC!!
Ed in conlusione, si perdoni la mia ignoranza, ma chi è Rainer Maria Rilke?
Io
sono laureato in Biologia...e ahimè appartengo al volgo quello che
mangia come parla...forse è per quello che avrei preferito scrivere
nella Tessera GC questa frase di Joe dei Calsh:
"E
ora vorrei dire, che la gente può cambiare qualsiasi cosa vuole, e
intendo qualsiasi cosa al mondo. La gente corre, segue i suoi piccoli
binari, ed io sono uno di loro. Ma dobbiamo smettere tutti di seguire i
nostri miseri binari. La gente può fare qualsiasi cosa, è una cosa che
sto iniziando ad imparare. L'avidità non porta da nessuna parte.
Dovrebbero scriverlo su un grande cartello in tutte le piazze del
mondo, senza gli altri non siamo niente, questo è quello che penso"
Ettore Dettori GC Oristano Sinistra Comunista
Inviato da rossoverde | 4 Dic, 2008, 20:05
A vedere i segnali era prevedibile una crisi del
governo Soru; molto probabile che si verificasse sulle scelte
urbanistiche. Negli ultimi vent’anni è successo spesso che dietro le
dimissioni di un governo regionale vi fossero contrasti, mai spiegati,
sui temi del governo del territorio. In questo caso c’è altro. Nello
sfondo ci sono da mesi le questioni interne del Partito democratico:
quadro fosco e mutevole, difficile da decifrare tra le righe dei vari
passaggi, e rivelatore della imminenza delle elezioni. Per cui nello
scontro si intrecciano varie questioni, ma il nodo dell’urbanistica
resta saldamente al centro, nonostante i tentativi di minimizzarlo. Lo
è stato nel corso della legislatura, con conflitti nella fase di
redazione del Piano paesaggistico la cui approvazione, con quel
contenuto atipico, non è stata mai accettata da una parte della
maggioranza, piuttosto subita con malcelato fastidio, espresso in più
occasioni sotto altre forme. Credo che al fondo vi sia un serio
malinteso, prodotto della sottovalutazione di molti riguardo alle
dichiarazioni d’intenti di Soru sul governo del territorio, contenute
con evidenza nel programma elettorale della coalizione del
centrosinistra. Basta rileggerlo quel documento, arditamente proposto
agli elettori - che lo hanno accolto - e si troverebbe descritta la
volontà di una rigorosa tutela dei paesaggi sardi, senza spazi per i
patteggiamenti tipo quelli che hanno portato i precedenti Ptp alla
invalidazione con disonore. Facile immaginare che più di uno abbia
pensato che intanto i programmi contano fino a un certo punto, perché
poi le cose si aggiustano. Già visto. L’obiettivo di quella parte del
centrosinistra che ha condiviso il progetto, è invece rimasto fermo e
la indisponibilità alle mediazioni sul programma è sembrata agli
avversari insopportabile. Si potrebbe discutere fino ai dettagli per
scoprire se l’atteggiamento del governo regionale sia stato troppo
discontinuo, e l’idea del “piano senza difetti” inconciliabile con le
necessità della politica e dei suoi equilibri. Sarebbe un esercizio
inutile. Conta piuttosto evidenziare che questa fase ci ha messo
finalmente tra le regioni guardate con rispetto dall’Europa sui temi
ambientali. I fatti. Non è chiaro quello che è accaduto come è in tutte
le crisi della politica. I contrasti sembrano riconducibili alla
questione delle competenze nella approvazione del Ppr, se della Giunta
o del Consiglio. Il cui ruolo è sembrato finora marginale (per via del
sistema elettorale o per l’ assenza dei partiti un tempo promotori di
dibattiti nel territorio?). La necessità di riconoscere al Consiglio
maggiori poteri era stata decisa attribuendogli la competenza nella
approvazione di un documento preliminare, impegnativo per la
approvazione del Ppr. Del quale resta aperta la fase due. La redazione
in corso, per le zone interne, da concludersi necessariamente prima
delle elezioni (quando se no?) chiede una ovvia accelerazione. La
ragionevole tesi di utilizzare, in fase transitoria, il documento
d’indirizzo già approvato dal Consiglio nel 2005, è stata contrastata,
per affermare il ruolo dell’Assemblea - è stato detto. Ma impossibile
non vedere in ciò il segno di una scarsa volontà a completare in tempo
il Ppr. Poco in sintonia con fatti recenti: l’insuccesso clamoroso del
referendum ammazzacoste e soprattutto le tragedie delle alluvioni. Una
prova di forza sul punto più in vetrina del programma e più caro al
presidente? Forse. Una strategia palazzinara? Non esattamente. Ci sono
nel Partito democratico e nella coalizione di centrosinistra che
governa la Regione forze che si richiamano alle migliori tesi
dell’ambientalismo, ma c’è, non lo si può negare, l’idea di regolare
caso per caso le faccende nel territorio contraddicendo alla radice i
principi generali. Quante volte abbiamo sentito declamare la formula:
«Siamo per la tutela del territorio e del paesaggio, ma»... Ed è quel
“ma” che rivela un’attitudine al compromesso, cronica e temo
incorreggibile.
di Sandro Raggio La Nuova Sardegna