Caso GEAS

Inviato da rossoverde | 27 Nov, 2008, 21:49

Il più anziano ha 50 anni e di livello H, ciò vuol dire che è uno degli ultimi assunti, è sassarese e ha ha figli a carico; è operaio dlla GEAS Mazzoni ditta appaltatrice delle FS che nel 2006 ha vinto il bando indetto da Trenitalia per i servizi ferroviari.
Il 19 Ottobre scattava nll'isola l'occupazione sequenziale delle Stazioni Ferroviarie perchè il piano dell'azienda piacentina GEAS Mazzoni è di licenziare dal 20 Novembre 39 lavoratori dei 199 operanti nell'isola.
Motivazione? Semplice lo scrive la società " non congruità dei fatturati assegnati alla ditta come pure la quantità delle lavorazioni assegnati che risultano insufficienti alla fatturazione del monte ore a disposizione "
Insomma, se non cè lavoro, si tagliano i dipendenti, ma Trenitalia avrebbe dato garanzie rispetto alle lavorazioni aggiuntive.
Arnaldo Boreddu della FILT CGL afferma che la GEAS avrebbe avuto circa il 93% delle lavorazioni previste dal capitolato, dal committente.
E intanto dal 2006 a oggi la forza lavoro operaia è già diminuita di 18 unità.
Così mentre sono già partite altre 39 gli operai hanno portato avanti la loro protesta.
Già perchè nonostante il tempo passi l'azienda piacentina è irremovibile nella sua azione di smantellamento del personale.
Davide Fenu del Salpas Orsa afferma " siamo difronte ad un atteggiamento irresponsabile di un'azienda che vuole scaricare sui lavoratori l'esito di una gara d'appalto giocata al ribasso ".
Ciò che contestano i sindacati in effetti è che a gennaio/febbraio scadrà l'appalto cosìcchè sarebbe impossibile l'avvio degli ammortizzatori sociali.
Insomma secondo i sindacati l'azienda ha realmente fatto lauti guadagni da questi servizi a tal punto che negli incontri a tre gli stessi, presente Trenitalia, la committente, abbiano scoperto che la GEAS abbia rifiutato altre commesse per mancanza di personale e dunque sollevano il dubbio sulla trasparenza dello sfruttamento delle risorse pubbliche destinate alle aziende realmente in crisi.
In sostanza:
 La GEAS, che fa capo al gruppo Mazzoni di Piacenza, si aggiudicò la gara d'appalto nel 2006 ; nelle scorse settimane ha richiesto l'ennesima riduzione del personale : il licenziamento di 39 dipendenti, a cui ne verrebbero aggiunti altri 10 in una fase successiva. La motivazione addotta dall'azienda consisterebbe nella diminuzione del lavoro da svolgere, con il conseguente mancato pagamento da parte di Trenitalia dell'importo previsto nel capitolato d'appalto. Tutto ciò causerebbe  alla GEAS perdite quantificabili nell'ordine di circa 800 mila euro l'anno.
Tale motivazione, secondo quanto riferito dai lavoratori e dai rappresentanti sindacali (presenti Vanda Meloni, segretaria provinciale FILT-CGIL, e Giorgio Murtas, referente territoriale SALPAS-ORSA), apparirebbe poco credibile e per taluni aspetti perfino sospetta, considerato che non esisterebbero prove della diminuzione quantitativa del lavoro e la stessa Trenitalia sostiene che i pagamenti previsti sono regolari e che si sta rispettando l'importo di 3 milioni e 800 mila euro previsto nella commessa ; in altri termini non ci sarebbe personale privo di lavoro da svolgere, tanto che il fermo di alcuni lavoratori ha determinato disagi immediati. La riduzione del personale porterebbe l'organico da 119 a 70 lavoratori : questa cifra è notevolmente inferiore (quasi il 50% in meno) rispetto alla quantità di manodopera garantita dalla GEAS nel capitolato d'appalto, in cui erano previste 137 unità lavorative, assunte con contratto a tempo indeterminato di “attività ferroviaria”.
Non è la prima volta che l'azienda chiede una riduzione del personale : subito dopo l'aggiudicazione dell'appalto era stata effettuata una riduzione, concordata con sindacati e lavoratori attraverso  forme di prepensionamento e mobilità lunga, da 137 a 119 unità lavorative ; il sospetto è che GEAS abbia deciso di tagliare ulteriormente il personale per poter ridurre la propria offerta, garantendosi un maggior profitto con la prossima, imminente, gara d'appalto. Infatti l'attuale appalto sarebbe già scaduto da alcuni mesi, ma l'azienda avrebbe aderito ad una proroga concessa da Trenitalia, che consente a quest'ultima di uniformare l'indizione delle gare a livello nazionale. Ma se così fosse, sostengono i lavoratori, che interesse avrebbe la GEAS a prorogare il proprio appalto in presenza delle citate perdite per 800 mila euro l'anno? A rimetterci sarebbero sempre e comunque i lavoratori, che, una volta licenziati, non avrebbero diritto ad essere ricollocati col nuovo appalto o in presenza di un eventuale nuovo gestore.

All'incontro azienda-sindacati di ieri Mercoledì 19 Novembre 2008, si e` arrivati al muro contro muro. La GEAS intende confermare i licenziamenti, sia quelli gia` effettuati, sia quelli previsti (pare stia per ricominciare l'invio delle lettere).  Questo nonostante Trenitalia abbia dichiarato pubblicamente di aver versato a GEAS tutte le spettanze, che dovrebbero essere piu` che sufficienti a coprire gli stipendi di tutto il personale.
Per questo, i lavoratori  da Cagliari a Oristano da Olbia a Sassari sono di nuovo in assemblea permanente.
Da lunedi`24 Novembre sono ripresi i disagi (ritardi e cancellazioni dei treni per mancanza di pulizie dei vagoni e delle officine) nonostante le precettazioni.

Fonti: La Nuova Sardegna 25 Ottobre 2008, L'Unione Sarda, Ufficio Stampa dell'ON. Paolo Pisu.

unica 2.0 x l'università di tutti

Inviato da rossoverde | 25 Nov, 2008, 15:52

Elezioni Universitarie ecco chi sostiene il nostro Blog:


al consiglio d'aministrazione Paolo Angioi
al senato accademico Sergio Lorrai
al senato accademico allargato Maurizio Piras
al cus Guido Anedda

OLTRE NELLA RIFONDAZIONE

Inviato da rossoverde | 25 Nov, 2008, 15:49
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Vogliamo cambiare il mondo

Il neoliberismo ha fallito anche nella  missione più ‘naturale’ alla sua vocazione, quella dello sviluppo delle forze produttive. Non una parentesi della storia, l’ultimo quarto di secolo, che si chiude per tornare come prima. E’ la crisi del capitalismo e di  un modello di  sviluppo economico e produttivo. La “megamacchina termo-industriale”, distruttrice di risorse naturali, sfruttatrice del lavoro umano, è destinata a una crisi irreversibile, toccando ormai il limite consentito alla possibilità di “distruzione”.

La droga finanziaria è stata il tentativo di prolungare la vita a questo sistema, economico e politico unipolare.  Cambia la geopolitica del mondo. Nulla potrà essere come prima.

Dentro questa dimensione, le  sinistre definiscono la propria capacità di proporre una nuova politica.

Possibile che proprio quando vengono a maturazione questioni che il movimento altermondialista ha visto per primo (la società del “dopo petrolio”, la nuova dimensione dello sfruttamento delle popolazioni indigene, l’ademocraticità degli istituti mondiali di regolazione dei mercati, la necessità di colpire la rendita speculativa, come con l’intuizione della tobin tax), siano proprio le sinistre a sparire ?

 

La sinistra e l’Europa

Cresce il rifiuto per questo modello di economia e di società ma da questo non nasce necessariamente la costruzione di una alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera la chiusura dentro politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che comprimono il conflitto sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione genera i mostri con il  volto più orribile, quello della guerra.

Le destre, al contrario che nel passato, non sono per lo status quo, anzi agiscono in e su questa deriva.

Il mondo è attraversato da un movimento tellurico, si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in Latino-America.  La destra americana è stata sconfitta nelle elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il mondo, ma la speranza di un presidente afroamericano attende la verifica di prove ardue.

L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è muta. Da un lato, la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito delle compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità della sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica. L’Europa tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato Costituzionale è fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La sinistra europea ritrova la sua missione nella costruzione di un’alternativa radicale al neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo l’abbandono di quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle regole di Maastricht.

La sinistra europea può ritrovare forza solo se si fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se propone una discontinuità forte.

 

 

 

L’elettoralismo, malattia senile della sinistra

Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta sulle prossime elezioni europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi sempre alle alchimie sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene: come se fosse ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere interna al Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si risponde: come se fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra Europea. Un dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla tattica, sulle alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una guerra fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di Rifondazione Comunista.

 

Liberare la discussione

Si sta sviluppando un dibattito dentro Rifondazione Comuniste e le sinistre. Un dibattito sulla dimensione grande dei problemi che abbiamo di fronte per ricostruire il profilo generale di una forza che propone il salto della costruzione di una alternativa di società.  In larga misura il congresso di Rifondazione Comunista è stata una occasione sprecata. Un confronto vissuto come una resa dei conti interna che ha chiesto di schierarsi più che sollecitare il confronto, come abbiamo denunciato apertamente durante  il percorso congressuale. Una contrapposizione che si ripete stancamente e si ripropone sempre uguale a se stessa con schieramenti ossificati.

E’ necessario un salto, l’aria fresca di una discussione senza rete e senza santuari da difendere o assaltare, rompere con il conformismo di schieramenti che si sa già come si comporranno prima di qualsiasi discussione di qualunque gruppo dirigente: dalla direzione nazionale al circolo.

Anche per questo motivo, le 15 tesi proposte da Fausto Bertinotti sono un contributo utile e importante.

Ci ritroviamo nella dimensione dei problemi sollevati e affrontati. Condividiamo una ispirazione: apertura e radicalità. Apertura ai movimenti e alla contaminazione con le culture critiche del capitalismo e radicalità, la consapevolezza cioè della fine del centro-sinistra e il rifiuto di una deriva moderata, dell’adattamento verso una ‘sinistra’ compatibile con l’asse strategico che definisce l’identità moderata del PD.

 Vi troviamo, però, una sottrazione e una elusione. E’ vero,  la sinistra in Italia è stata cancellata dalla disfatta elettorale. Ma occorre chiedersi il perché.  Nella nostra linea di ricerca proponiamo un filo: nel tempo breve, l’esperienza disastrosa dei due anni del governo Prodi ; nel tempo lungo, la crisi e il fallimento della sinistra di governo e del centro-sinistra. Da qui, secondo noi, l’elusione: il riferirsi genericamente alle forze politiche che hanno dato vita all’Arcobaleno, senza affrontare il nocciolo duro del tema del governo, lascia la contraddizione intatta e, quindi, la ripropone per il futuro. La sinistra di alternativa, che noi designiamo quale asse strategico di una ricerca e sperimentazione (anche nelle forme dell’organizzazione della politica), è un campo ove non si dà quell’ambiguità dato che assume come linea quella della rottura delle compatibilità date.

L’apertura è una condizione essenziale non solo nella direzione di superare il centralismo ma anche la supremazia e centralità della forma partito. L’ispirazione che riproponiamo è quella della Sinistra Europea Italiana, la critica alla separatezza tra partiti e movimenti per cui ai secondi spetterebbe l’inseguimento di un interesse particolare e ai primi la sintesi in un presunto interesse generale.

La Sinistra Europea una grande occasione persa, un investimento tradito per riproporre la supremazia del rapporto tra i partiti, come è avvenuto con l’Arcobaleno.

 

Perché ripartire dall’opposizione

L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione imposta dai rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche.

E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per riprendere il cammino.

E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi ha spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della politica è nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è per noi a essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali e di movimento.

 

L’opposizione e la società

Il movimento della scuola è già un movimento che tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti, insegnati, operatori, genitori.

Gli scioperi dei lavoratori esprimono una tendenza che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la convergenza dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica che si propongono di intrecciare le proprie scadenze di lotta. Vertenze contrattuali che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.

C’è una ripresa di soggettività delle organizzazioni dei lavoratori, dallo sciopero generale dei sindacati di base alle grandi manifestazioni della scuola e dell’Università. C’è una ripresa di soggettività della CGIL in particolare, che va incoraggiata e che diviene uno snodo determinante per un’ulteriore crescita del movimento.

Come si unificano le lotte contro le cosiddette grandi opere, il Mose, la TAV, gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.

Come hanno espresso una politicità generale le manifestazioni dei migranti che parlano  dello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di arretratezza dentro una società avanzata ma come ‘orrenda modernità’, un processo regressivo e autoritario che riguarda tutti.

Come esprimono una esigenza di liberazione generale le culture critiche della regressione familistica,  negatrice di diritti, proposte dalla reazione oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e omofobica.

Una rete di mutuo soccorso generale che sappia parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di come  potrebbe cambiare concretamente.

Il 12 dicembre 2008, sarà il giorno dello sciopero generale contro il governo e contro le politiche economiche capitaliste all’insegna di ‘Noi non paghiamo la vostra crisi’.

 

 

L’opposizione e la politica

E’ questo il gorgo in cui rischiare, dentro questo sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione e l’incontro tra ‘politica’ e ‘società’. Con umiltà, con una costruzione interna di relazioni e di reti, senza sovrapposizioni, senza mettere cappelli, nella maniera più unitaria e larga possibile. Un’opposizione che incontri e sappia parlare a una condizione di bassi redditi, indice di un impoverimento di massa che non ha uguali dal Secondo dopoguerra.

Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che chiedono,  non incontrano la sinistra politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda afferma di essere ‘irrapresentabile’.

Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i due anni dell’ultimo governo producono la tempesta. Il deserto non è nella società, è nella politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia della rivincita, l’elettoralismo sono avversari mortali da cui guardarsi. La svolta a sinistra, verso e con i movimenti, è l’investimento strategico. 

 

La maledizione del governo

Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è conclusa una intera stagione politica: quella del centro-sinistra. E’ morto il progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va esplicitamente elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha condotta l’ultima campagna elettorale con il lutto al braccio.

Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da Veltroni con il governo Prodi.

La discussione deve andare nel profondo e non limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare niente.

Si afferma giustamente: si vuole riprodurre l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non rifaremo l’arcobaleno.

Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito indica la luna e lo stolto guarda il dito.

 

La fine di un ciclo

Il 13 e 14 aprile non è stata  sconfitta solo la lista Sinistra L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic salta !

 

 

 

La rottura del sipario della politica separata

Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione politica che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione del governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato il potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.

Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere: quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità con le istituzioni e con il quadro politico, e del rifiuto della sua ‘rottura’. Un’idea della responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della guerra fredda, ma interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un punto fondante dell’unica politica possibile.

La ricostruzione dell’unità dei comunisti, espressione di un’identità ideologicamente caratterizzata, non è un antitodo né a una politica moderata né alle alleanze con le forze moderate: in nome della salvaguardia del partito – bene supremo – si è sempre perseguita una politica di compromessi che hanno preservato il capitalismo e le sue élites politiche. Le vicende elettorali locali ne sono una piccola ma significativa espressione.

Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della rottura del 1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della nonviolenza e della critica del potere.

Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della “nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al “tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario strappato del teatrino della politica,  la rottura delle compatibilità imposte.

Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica. Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’Arcobaleno) al movimento. Abbiamo peccato di verticismo e politicismo, mortificato la partecipazione e scambiato dei ceti politici con una rappresentanza di classe.

 

Contro la scissione in nome dell’innovazione.

E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione della sinistra di alternativa.

In altri termini, siamo contro la scissione in nome dell’innovazione e dell’apertura,  non dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non è di per sé garanzia contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel 1998, è stata spesso utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo contrari a quella che viene chiamata unità dei comunisti.

Rapporto con i movimenti, critica del potere, altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di nuovo il ‘realismo’  dei rapporti dentro il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.

Non isolamento ma autonomia e costruzione di un campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.

Oggi è necessario ancora un investimento strategico su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.

Siamo vicini a una strettoia.

Vorrebbero farci scegliere tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione. Sarebbe una nuova drammatica scissione.

Noi vogliamo proseguire l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti dell’agire politico.

 

Prime firme:

Michele Altomeni

Riccardo Bellè

Corrado Bendinelli

Manuela Benevento

Paolo Cacciari

Alessandro Campetella

Betty Cara

Valeria Castelli

Lilia Chini

Maurizio Colleoni

Walter De Cesaris

Agostino Del Monaco

Marco Della Pina

Ettore Dettori

Daniele Dovenna

Sergio Facchini

Mercedes Frias

Alberto Giorgi

Fiorino Iantorno

Giancarlo Ilari

Roberto Lollobrigida

Giuliana Longo

Giuseppe Magarò

Isidoro Malandra

Stefano Marchesi

Roberto Morea

Ferruccio Nobili

Patrizia Nobili

Marcello Pesarini

Paolo Regolini

Massimo Rossi

Franco Russo

Gabriella Stramaccioni

Angelo Tria

Giuseppe Tutone

Luciano Venturi

Buon Compleanno EZLN

Inviato da rossoverde | 18 Nov, 2008, 00:55
Organizzatore::
dignidad rebelde
Tipo:
Rete:
Global
Ora e luogo
Inizio:
lunedì 17 novembre 2008 alle ore 7.00
Fine:
martedì 18 novembre 2008 alle ore 0.00
Luogo: Ovunque

Un manifesto contro la scissione

Inviato da rossoverde | 16 Nov, 2008, 01:23
  Vogliamo cambiare il mondo.

 

Il neoliberismo ha fallito anche nella sua missione più ‘naturale’ alla sua vocazione, quella dello sviluppo delle forze produttive. La precarietà, l’insicurezza e l’impoverimento del lavoro, la distruzione delle risorse naturali oltre i limiti ambientali, l’approfondirsi delle disuguaglianze planetarie e dello sfruttamento delle popolazioni del Sud del mondo, l’aggressione ai diritti di donne e uomini migranti che fuggono guerre e povertà, la regressione nelle relazioni sociali, nelle libertà individuali e collettive,  nella sfera della democrazia,  sono pagate oggi anche con la ‘moneta illiquida’ propria della crisi finanziaria ed economica  mondiale e della recessione globale. Cresce il rifiuto per questo modello di economia e di società ma da questo non nasce necessariamente la costruzione di una alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera la chiusura dentro politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che comprimono il conflitto sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione genera i mostri con il  volto più orribile, quello della guerra.

Le destre, al contrario che nel passato, non sono per lo status quo, anzi investono su questa deriva.

Il mondo è attraversato da un movimento tellurico, si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in Latino-America.  La destra americana è stata sconfitta nelle elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il mondo ma dobbiamo attendere le prove ardue della risposta alla crisi economica mondiale e alla recessione globale e quelle non meno dirimenti dei conflitti armati che insanguinano il nostro pianeta.

L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è muta. Da un lato la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito delle compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità della sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica. L’Europa tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato Costituzionale è fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La sinistra europea ritrova la sua missione nella costruzione di una alternativa radicale al neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo l’abbandono di quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle regole di Maastricht.

La sinistra europea può ritrovare forza solo se si fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se propone una discontinuità forte.

L’elettoralismo è la malattia senile della sinistra. Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta sulle prossime elezioni europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi sempre alle alchimie sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene: come se fosse ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere interna al Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si risponde: come se fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra Europea. Un dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla tattica, sulle alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una guerra fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di Rifondazione Comunista.

 

 

 

 

Vogliamo ricostruire l’opposizione in Italia.

L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione imposta  dai rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche.

E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per riprendere il cammino.

E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi ha spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della politica è nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è per noi a essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali e di movimento.

Il movimento della scuola è già un movimento che tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti, insegnanti, operatori, genitori. Gli scioperi dei lavoratori esprimono una tendenza che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la convergenza dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica. Vertenze contrattuali che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.

Vertenze contrattuali che si unificano nello sciopero generale contro il governo, la sua politica economica e sociale.

Come si unificano le lotte contro le cosiddette grandi opere, il Mose, la TAV, gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.

Come hanno espresso una politicità generale le manifestazioni dei popoli migranti che parlano  dello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di arretratezza dentro una società avanzata ma come orrenda modernità, un processo regressivo e autoritario che riguarda tutti.

Come esprimono una esigenza di liberazione generale le culture critiche della regressione familistica,  negatrice di diritti, proposte dalla reazione oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e omofobica.

Una rete di mutuo soccorso generale che sappia parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di come  potrebbe cambiare concretamente.

Il 12 dicembre 2008, giorno dello sciopero dei meccanici può essere il giorno dello sciopero generale contro le destre e contro le politiche economiche capitaliste all’insegna di ‘Noi non paghiamo la vostra crisi’.

E’ questo il gorgo che ci piace, dentro questo sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione. Con umiltà, con una costruzione interna di relazioni e di reti, senza sovrapposizioni, senza mettere cappelli, nella maniera più unitaria e larga possibile. Un’opposizione che incontri e sappia parlare a una condizione del reddito indegna di un Paese civile, un impoverimento di massa che non ha uguali dal Secondo dopoguerra.

Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che chiedono,  non incontrano la sinistra politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda afferma di essere ‘irrapresentabile’.

Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i due anni dell’ultimo governo produce la tempesta. Il deserto non è nella società, è nella politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia della rivincita, l’elettoralismo sono avversari mortali da cui guardarsi. La svolta a sinistra, verso e con i movimenti, è l’investimento strategico. 

 

La maledizione del governo

Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è conclusa una intera stagione politica: quella del centro sinistra. E’ morto il progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va esplicitamente elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha condotta l’ultima campagna elettorale con il lutto al braccio.

Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da Veltroni con il governo Prodi.

La discussione deve andare nel profondo e non limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare niente.

Si afferma giustamente: si vuole riprodurre l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non rifaremo l’arcobaleno.

Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito indica la luna e lo stolto guarda il dito.

Il 13 e 14 aprile non è stata  sconfitta solo la lista Sinistra L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic salta !

Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione politica che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione del governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato il potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.

Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere: quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità al quadro politico e istituzionale e del rifiuto della sua ‘rottura’. Un’idea della responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della guerra fredda, ma interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un punto fondante dell’unica politica possibile.

Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo, invece, che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della rottura del 1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della nonviolenza e della critica del potere.

Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della “nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al “tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario strappato del teatrino della politica,  la rottura delle compatibilità imposte. Non è un caso, riportando quell’atto alle vicende di oggi, che  noi avemmo una contrapposizione proprio con Diliberto da una parte e Mussi dall’altro. Subimmo un isolamento ? Sì e anche l’accusa più infamante che può essere rivolta a un comunista: quella di favorire l’avversario. Ma rimanemmo isolati dalla società? Come non vedere che vedemmo e incontrammo il movimento dei movimenti prima degli altri anche grazie a quel posizionamento ?

Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica. Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’arcobaleno) al movimento. Abbiamo peccato di politicismo, e scambiato dei ceti politici con una rappresentanza di classe.

L’esperienza della Sinistra Arcobaleno va messa a critica non solo dal punto di vista del processo unitario – dato che si è scambiato l’unità di gruppi politici con il processo di costruzione sociale dei movimenti – ma anche da quello della subalternità al governo. E l’origine della subalternità è quella cultura politica della sinistra di governo che non a caso Mussi e Fava ripropongono oggi.

 

Contro la scissione in nome dell’innovazione.

E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione della sinistra di alternativa.

In altri termini, siamo contro la scissione in nome dell’innovazione e non dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non è di per sé garanzia contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel 1998, è stata spesso utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo contrari a quella che viene chiamata unità dei comunisti.

Rapporto con i movimenti, critica del potere, altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di nuovo il ‘realismo’  dei rapporti dentro il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.

Non isolamento ma autonomia e costruzione di un campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.

Oggi è necessario ancora un investimento strategico su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.

Siamo vicini a una strettoia.

Vorrebbero farci scegliere tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione. Sarebbe una nuova drammatica scissione.

Noi vogliamo proseguire l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti dell’agire politico.

 

 

Walter De Cesaris

Franco Russo

Gabriella Stramaccioni

 

Il discorso di Ettore E. Dettori (5° doc.) al IV Congresso regionale di Rifondazione

Inviato da rossoverde | 13 Nov, 2008, 17:30

Questo è stato il mio discorso come unico delegato e rappresentante del 5° Documento...

In questi giorn è successo un qualcosa che nessuno avrebbe pensato...è la rivolta studentesca, non guidata da partiti, ma dall'idea che chi ci governa ci sta defraudando di un un diritto, quello dello studio ovvero quella possibilità che ogniuno di noi possa scegliere il proprio futuro.

Ragazzi delle scuole superiori, studenti universitari, dottorandi e docenti...tutti uniti nella lotta all'ideologia capitalista che appiattisce al soldo l'unico valore degno di attenzione. I collettivi che si sono formati, stanno venendo definiti in ogni modo, ma mai per quello che sono realmente. E' palese che una società vecchia faccia fatica a capire l'universo dei giovani.

L'Italia si è rivelata per quello che è...SORDA!! Antica nelle sue pratiche, nei suoi credo, nel suo capitale, nel suo modo di intendere la vita. E' in tutto questo come si pone Rifondazione e la Sinistra? 

Bisogna accantonare la conservazione e pensare che ogni uomo o dirigente non è eterno. Chi come noi ha la pretesa di dimostrare che un mondo migliore è possibile, non deve mai smettere di imparare ma anzi deve necessariamente trovarsi in quei luoghi come: la barberia, le stazioni, in treno...

Badate andare a sentire le Assemblee nelle scuole, udire le impressioni di chi è figlio dell'antipolitica è davvero interessante. Questo "movimento" deve spingere naturalmente il processo di mutamento del comunismo da Marx ad oggi, perchè è biologia adattarsi ai nuovi contesti storici.

Mi spiego meglio è necessario che chi tiene per questa parte politica indaghi a fondo la rivolta studentesca imparando ad essere umile, spesso ascoltare è meglio che impartire lezioni dal proprio organo di stampa. 

Io sostengo che in Rifondazione c'è spazio per tutti, ognuno per com'è fatto.

Quindi boccio clamorosamente l'arcobaleno e ogni tentativo di suo riciclo. La sinistra deve fare la sinistra, altrimenti potrebbe venire meno la necessità della sua stessa esistenza. Perciò vediamola questa sinistra dialoghiamo per creare dei punti di contatto senza fonderci in un'anonima sigla...o porcheria.

L'esperienza Comunista non è finita con l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia...un nuovo movimento Marxista e Gramsciano sta emergendo in America Latina a tal punto che in Nicaragua è stato votato al Governo il Movimento Sandinista...e a proposito secondo voi Augusto Cesar Sandinoavrebbe mai liberato il Nicaragua se fosse stato alleato del Partito Democratico? Il nodo è questo se siamo ancora un Partito Comunista abbiamo il dovere di indicare un'alternativa cioè alla luce della crisi del capitalismo, che correzione di bozze si può fare per raddrizzare questo fallimentare sistema?

Mi chiedo al 3% che peso politico può avere la sinistra? Guardate è stato il Popolo italiano a sbatterci fuori dal Parlamento. A qualcuno queste parole suoneranno come un neo identarismo, semplicemente alla luce di Obama vorrei reprendere un discorso caro a Malcom X che andava predicando l'unità dei neri per far fronte all'arroganza dei bianchi. Così anche noi se accantonassimo la nostra identità finiremmo per annullarci.

Per il resto, ogni compagno quotidianamente vivendo la propria vita ed esponendosi politicamente, LOTTA in difesa dei nostri ideali!!

Anche all'interno di questo partito ha prevalso l'idea del liderismo, cioè quella tesi affida ad un solo voltola rappresentatività della comunità, lo abbiamo visto a Chianciano nel dualismo vendola-Ferrero e questo è direttamente collegato a quel senso comune dentro Rifondazione nell'accettare alleanze indissolvibili anche a costo del nostro credo. Ma nessuno di noi è eterno dobbiamo guardare a ciò che lasceremo alle generazioni future.

Concludo il mio intervento parlando dei 39 operai che la ditta GEAS vuole licenziare. Questa ditta si occupa dei servizi per Trenitalia e nonostante vi sia lavoro in eccedenza si profila il taglio di personale assunto a tempo indeteminato.

Appare evidente che la Borghesia sia esattamente uguale a quella ottecentesca descritta da Marx. Ecco perchè secondo me non vi è compatibilità nello stare al fianco di chi candida nelle stesse liste Padroni e Operai...ecco perchè bisogna scommettere su Rifondazione Comunista.

Sicuramente la riflessione è aperta.

 

Ettore E. Dettori 5° Documneto

RAPPORTO CENSIS, FERRARO: CONI INADEGUATO A CRESCITA SPORT PER TUTTI. SPORT SIA PARTE INTEGRANTE POLITICHE WELFARE

Inviato da rossoverde | 13 Nov, 2008, 10:06
Dichiarazione di Antonio Ferraro, responsabile nazionale Politiche sociali del Prc

"I dati del primo rapporto "Sport e Società" del Censis non sono esaltanti e devono servire ad avviare una seria riflessione sul sistema di promozione e diffusione dello sport nel nostro Paese, evidentemente poco efficace.

Le cause si conoscono e sono riconducibili ad un'organizzazione eccessivamente incentrata sul Coni  e male articolata nelle istituzioni pubbliche, come Regioni ed enti locali, che dovrebbero avere maggiori risorse per migliorare i propri servizi sportivi, soprattutto in ambito sociale. Non basta constatare che mezza Italia è sedentaria, bisogna intervenire per garantire a tutti i cittadini l'accesso all'attività motoria. E il punto di partenza non può che essere la scuola, aumentando le ore dedicate al movimento ed adeguando le strutture per una continuità educativa anche in orario extracurriculare. Inoltre, la cittadinanza ha bisogno di impianti sportivi leggeri e polivalenti, non di megastrutture per grandi eventi.

Se vogliamo veramente riconoscere e sostenere il ruolo socio-educativo dello sport, dobbiamo collocarlo nelle politiche del welfare e non in un recinto ristretto e finalizzato al risultato come quello del Coni.

Lo Stato non può concedere centinaia di milioni di euro al Coni, che in parte li utilizza per privatizzare il sistema attraverso la Coni Servizi Spa e nulla allo sport sociale, quello delle scuole, dei quartieri. Quindi, Petrucci la smetta di chiedere altri soldi, ne ha già troppi. È necessaria, al contrario, una gestione più orizzontale delle risorse e dei servizi, partecipata da enti locali, scuole, associazioni, famiglie, persone".

Roma, 11 Novembre 2008 
--
Ufficio stampa Prc

Risposta a Marizio Zipponi su Liberazione 6 Novembre 2008

Inviato da rossoverde | 8 Nov, 2008, 03:08
Caro Direttore,
mi chiamo Ettore Dettori sono del CPF di Oristano già scrissi in merito alla sua stanchezza, che putroppo peggiora visto che le continue provocazioni sue e dei suoi "amichetti".
Mi dispiace che il Compagno Zipponi il 6 Novembre in risposta a Ferrero abbia evidenziato ciò che di questa formazione politica non va bene...ovvero quel politichese fatto di pressapochismo e faziosità.

Zipponi dice - Fatto numero uno: si è svolto il congresso di Rifondazione comunista su cinque mozioni.
Vero, poichè in effetti a queste 5 mozioni si è voluto arrivare per svariati motivi, anche perchè una batosta come quella di Aprile ha dato a tanti compagni validi motivi per riflettere. Le 5 Mozioni sono un fatto discutibile, ma decisamente un chiaro segnale di vivacità e democrazia.

Zipponi dice - Fatto numero due: ogni iscritto ha espresso un voto su una mozione.
Su questo sono d'accordo.

Zipponi dice - Fatto numero tre:la mozione di Nichi Vendola, con il 47,3 %, ha vinto il congresso mentre ognuna delle altre ha preso meno.
Nichi Vendola è stato il più votato, ma non ha vinto il Congresso, vince il congresso chi riesce a superare il 50% dei consensi, se delle convenzioni esistono vanno rispettate. Poi se si vuole fare propaganda questo è un altro discorso.
Anche Berlusconi nel 2006 non riconobbe la sconfitta poichè sosteneva che aveva preso più voti di Prodi...allora mi chiedo perchè Rifondazione era al Governo col Centrosinistra?
Se aveva vinto Belrusconi, che aveva preso più voti di tutti, perchè non ha governato?


Zipponi dice - Fatto numero quattro: le mozioni minoritarie hanno costruito un "cartello" al congresso nazionale che con la somma dei loro delegati ha permesso l'elezione di un segretario diverso dalla mozione di maggioranza.
A Oristano è successa la stessa cosa ha vinto il Congresso Provinciale la Mozione 1, però la Mozione 3 e la 2 (dunque perdenti dal tuo punto di vista che qui sono minoranza) si sono alleate per fare una labile maggiornaza e hanno epsresso un Segretario del documento 2.
Così, se questo ragionamento lo fanno quelli della 2 Mozione ha senso, se lo fanno gli invece sono degli usurpatori.
Allora vorrei capire, perchè in tutte le Democrazie Occidentali, tranne che in Italia, prima si fanno le Elezioni eppoi si fanno le alleanze per Governare? Mi spiego meglio, se 4 Documenti si sono riuniti in un unico Documento "plurale" per esprimere un loro Candidato, perchè gridi allo scandalo? E' stata la Mozione 2 che ha fatto la prova di forza e ha perso. Chi vuole può consultare gli archivi di radio radicale e si farà un'idea precisa di come sono andate le cose.
In fine perchè date per scontato che "voi" della 2 siete stai defraudati di qualcosa, che voi siete i puri e gli altri delle iene? Perchè volete moritificare quei Compagni che non sopportavano più la vostra arroganza come gruppo dirigente, vedi caso Turigliatto?


Zipponi dice - Fatto numero cinque: a nessun iscritto del partito è stata sottoposta questa scelta con un voto.
Innanzitutto quei delegati erano espressione della Base e hanno agito in coerenza di quel che era il loro mandato. Poi quelle 4 Mozioni NON prevedevano il superamento di Rifondazione, mentre la 2 ovvero la mozione perdente si, tu probabilmente vuoi sottolineare che il metodo utilizzato è stato acquisto dalla vecchia dirigenza che prendeva le decisoni, imponendole alla base, senza mai consultarla. Io come semplice iscritto sardo mi sono pure visto imporre da Roma tutto quello possibile, mentre oggi qualche noto rappresentante di Rifondazione in Movimento per la Sinistra parla di Autonomia gestionale. Suvvia, l'elezione per di Giordano fu mai consultata la base? L'espulsione di Turigliatto da chi fu decisa, siete sicuri che la base fosse con voi a quale logica ha corrisposto il suo allontanamento? Giordano ha mai chiesto alla base cosa ne pensasse della Sinistra Arcobaleno e se noi come Rifondazione ci dovessimo entrare? Chi ha deciso di correre quel simbolo la Base? Perchè cercate la base solo quando vi fa comodo?
Perchè però la Base ha deciso che NOI non dovessimo oggi essere in Parlamento?
Non potete suddividere le colpe con tutti, perchè la maggioranza della BASE è VOLONTARIA dentro il Partito, chi pratica le scelte e la linea politica, sono altri!!!
Non si può all'esterno essere antimilitaristi eppoi allo stesso tempo militarizzare un Partito!!!
Ad ogni modo a Oristano la tua Mozione, la 2 ha fatto la stessa cosa, non ha mai chiesto alla "base" cosa dovessero fare nel nosto CPF, si sono alleati alla terza Mozione e si sono presi in la segreteria mentre il 3° documento preso la garanzia e agli altri??.
Il mio Segretario Provinciale ha perso il Congresso ed è Segretario Provinciale!!


Zipponi dice - Questa contraddizione rimarrà aperta perché la democrazia è una cosa seria e con essa non si scherza.
Allora io ti dico, cominciate voi a essere coerenti e gli altri vi seguiranno.

Zipponi dice - Veniamo ora all'attuale linea politica: dopo la sconfitta elettorale è prevalsa l'idea di concentrarsi sul rilancio di Rifondazione, mentre gli atti concreti sono: il referendum sul lodo Alfano, il referendum sulla Gelmini ed è annunciato il referendum contro la legge 30. Si sta sciogliendo cioè il Partito della Rifondazione Comunista nel Partito Radical Caritatevole. Niente di male, peccato che non c'entra niente con la grande novità della crisi del liberismo, della ripresa del conflitto sociale, del nuovo ruolo assunto dalla Cgil nei confronti di Confindustria e Governo, del percorso cioè delle lotte che arriveranno sicuramente in un crescendo alla prossima primavera.
Guarda, se ti informassi sapresti che i Compagni sono dentro le università, le scuole e i comitati studenteschi che lottano duro, ma è assodato orami da tutti che la battaglia non vuole il marchio di un solo Partito proprio per eviatare strumentalizzioni.
Poi ricorda NON siamo noi che dobbiamo rincorrere la CIGL è quel sindacato che deve fare il sindacato di Sinistra. Torniamo a Bomba, NON siamo noi che dobbiamo andare a Destra, NOI SIAMO DI SINISTRA, sono gli altri che debbono aggregarsi a noi. La CIGL si è screditata da sola, noi a SINISTRA per loro ci saremo sempre!!


Zipponi dice - In conclusione non c'è un padrone del partito né tanto meno di Liberazione e non esiste una chiesa con sacerdoti che dispensano la "linea"...
Ah no? E allora spiegami come mai il 30 Ottobre all'indomani degli scontri a Roma LIBERAZIONE apriva a tutta pagina con una Poesia di Nichi Vendola? Come mai il fatto che il Compagno Yassir Goretz fosse stato arrestato IL NOSTRO GIORNALE lo ha relagato in terza pagina?
Come mai anche oggi LIBERAZIONE hanno risalto gli argomenti cari alla Mozione 2?
Perchè tutti i giorni c'è Nichi Vendola e non Walter De Cesaris? Nichi Vendola non è forse uguali a tutti gli altri? Non è il Segretario, ha perso va trattato come gli altri!!
Scommeti che se guardiamo gli archivi di Liberazione, quando ancora esistevano le vecchie mozioni l'allora Mozione 2 guidata da Grassi, non aveva lo stesso risalto vostro?


Zipponi dice - due proposte radicalmente diverse: una è per costruire una grande forza unitaria di sinistra che ambisce a governare i processi di trasformazione, l'altra è concentrata nella costruzione di un altro partito comunista.
Mi risparmio di farti la ramanzina perchè secondo me è presuntuoso rivendicare Governo a circa il 3%, ma che male c'è a essere Comunisti in un Partito Comunista?
Eppoi sono stati gli elettori a giudicare il Governo di Rifondazione a tal punto da CACCIARCI dal Parlamento, ti pare poco?
Questo movimento si chiama RIFONDAZIONE COMUNISTA, forse ti sfugge.


Zipponi dice - ...E' possibile impegnarsi in un confronto dialettico con le idee di Piero Sansonetti senza rispondergli con un "vattene"?...
Perchè io non posso chiedere le dimissioni di un direttore di un quotidiano politico comunista del partito della rifondazione comunista dal momento che lui si dichiara NON comunista e che deliberatamente sceglie la linea politica editoriale el giornale che oltre a fargli comodo non corrisponde alla linea politica del partito!
Basta prendere gli archivi e si nota che lui da risalto a tutto ciò che vuole Lui!
Forse non avete capito, la maggior parte di noi non ragiona in temrini politici come voi, ma è gente semplice. Ha tutto il diritto di chiedere una nuova gestione anche del giornale del partito, di quella testata che assieme alla sinistra arcobaleno ha fallito alle elezioni di aprile, ma che ancora prima ha smesso di ascoltare e ha cominciato a dare leizoni.
Io sono stufo di leggere liberazione e leggere quali sono le mie necessità! Non è così, non vogliamo essere presi per scemi, lo fa già Berlusconi, non lo permettiamo a Sansonetti!
L'andare olte di Sansonetti, lo ha spiegato lui ed è chiaro, inutile che tu lo rispieghi è un tentativo di dirci quali sono le necessità di rifondazione oggi, invece di ascoltare i territori, si tenta di militarizzare...


Zipponi dice - ...Un nuovo modello di sviluppo, il dramma ambientale, i diritti di milioni di migranti e precari sono punti fondamentali per dare un futuro a un nuovo movimento operaio...
Bei propositi, davvero, ora voglio sapere da te come si fà con il 3% in un ipotetico governo a decidere o più semplicemente incidere NOI su tutte queste cose. Ad esempio perchè la Sinistra(arcobaleno) che era circa al 10% al quando era al Governo non agito contro lo smantellamento del trasporto merci su strada ferrata? Perchè in materia ambientale fu concesso l'incentivo a rottamare l'auto, rinunciando a tassare i SUV, ma andando a colpire le auto euro2 che sono quelle vecchie che per paradosso sono quelle dei poveracci?
Perchè quella Sinistra non si è mai imposta e ha sempre chinato la testa alle necessità di Confindustria?
Logica vuole che dopo una Governo così deludente, anche una sinistra mediocre avrebbe preso almeno il 5%...invece non è bastata la sua unione per salvare almeno 1 scranno!!
Gli italiani hanno bocciato la Sinistra Arcobaleno e hanno proprio detto cacciandoci dal parlamento, che noi così non serviamo o siamo alternativi oppure staimocene a casa.
Comunque credo che Rifondazione possa andare al Governo, col 50,1% dei consensi, anche perchè al quel punto non servirebbe più stare all'opposizione.


Zipponi dice - E come faccio a costruire un dialogo se a Piero Sansonetti e ai giornalisti di Liberazione si vuole impedire la libertà di parola?
Perchè lui cosa fà? Non sceglie la linea editoriale del partito? Non ha forse oscurato il fattaccio che ha riguardato Yassir relegando l'accaduto a 2 righe in un articolo? Ha oscurato la ragedia di un compagno!!
Un compagno responsabile del Partito viene picchiato e arrestato e io in prima pagina mi trovo una poesia di Nichi Vendola?
E di tutte le lettere che riceve, non è forse lui a dcidere quali pubblicare e quali no?
E durante il congresso non era forse lui a dare gli spazi alle Mozioni?
Ad ogni modo lui è il Direttore, viene PAGATO per dirigere Liberazione, quindi la sua esposizione può essere anche duramente criticata.
Vedo che nonostante ciò lui resta in sella alla sua posizione, evidentemente gli và bene così


Saluti
Ettore Dettori
CPF Oristano