Lev Trotsky dal “Programma Di Transizione”: I bolscevichi leninisti si trovano in prima fila in ogni forma di lotta, anche nel caso che si tratti degli interessi materiali o dei diritti democratici più modesti della classe operaia. Essi prendono parte attiva alla vita dei sindacati di massa, preoccupandosi di rafforzarli e di accrescerne lo spirito combattivo.
Il più anziano ha 50 anni e di livello H, ciò vuol dire che è uno degli
ultimi assunti, è sassarese e ha ha figli a carico; è operaio dlla GEAS
Mazzoni ditta appaltatrice delle FS che nel 2006 ha vinto il bando
indetto da Trenitalia per i servizi ferroviari.
Il 19 Ottobre
scattava nll'isola l'occupazione sequenziale delle Stazioni Ferroviarie
perchè il piano dell'azienda piacentina GEAS Mazzoni è di licenziare
dal 20 Novembre 39 lavoratori dei 199 operanti nell'isola.
Motivazione? Semplice lo scrive la società " non
congruità dei fatturati assegnati alla ditta come pure la quantità
delle lavorazioni assegnati che risultano insufficienti alla
fatturazione del monte ore a disposizione "
Insomma, se non cè lavoro, si tagliano i dipendenti, ma Trenitalia avrebbe dato garanzie rispetto alle lavorazioni
aggiuntive.
Arnaldo
Boreddu della FILT CGL afferma che la GEAS avrebbe avuto circa il 93%
delle lavorazioni previste dal capitolato, dal committente.
E intanto dal 2006 a oggi la forza lavoro operaia è già diminuita di 18 unità.
Così mentre sono già partite altre 39 gli operai hanno portato avanti la loro protesta.
Già perchè nonostante il tempo passi l'azienda piacentina è irremovibile nella sua azione di smantellamento del personale.
Davide Fenu del Salpas Orsa afferma " siamo
difronte ad un atteggiamento irresponsabile di un'azienda che vuole
scaricare sui lavoratori l'esito di una gara d'appalto giocata al
ribasso ".
Ciò che contestano i sindacati in effetti è che a
gennaio/febbraio scadrà l'appalto cosìcchè sarebbe impossibile l'avvio
degli ammortizzatori sociali.
Insomma secondo i sindacati l'azienda
ha realmente fatto lauti guadagni da questi servizi a tal punto che
negli incontri a tre gli stessi, presente Trenitalia, la committente,
abbiano scoperto che la GEAS abbia rifiutato altre commesse per
mancanza di personale e dunque sollevano il dubbio sulla trasparenza
dello sfruttamento delle risorse pubbliche destinate alle aziende
realmente in crisi.
In sostanza: La
GEAS, che fa capo al gruppo Mazzoni di Piacenza, si aggiudicò
la gara d'appalto nel 2006 ; nelle scorse settimane ha richiesto l'ennesima
riduzione del personale : il licenziamento di 39 dipendenti, a cui ne
verrebbero aggiunti altri 10
in una fase successiva. La motivazione addotta
dall'azienda consisterebbe nella diminuzione del lavoro da svolgere, con il
conseguente mancato pagamento da parte di Trenitalia dell'importo previsto nel
capitolato d'appalto. Tutto ciò causerebbe
alla GEAS perdite quantificabili nell'ordine di circa 800 mila euro
l'anno.
Tale motivazione, secondo quanto riferito dai
lavoratori e dai rappresentanti sindacali (presenti Vanda Meloni, segretaria
provinciale FILT-CGIL, e Giorgio Murtas, referente territoriale SALPAS-ORSA),
apparirebbe poco credibile e per taluni aspetti perfino sospetta, considerato
che non esisterebbero prove della diminuzione quantitativa del lavoro e la stessa
Trenitalia sostiene che i pagamenti previsti sono regolari e che si sta
rispettando l'importo di 3 milioni e 800 mila euro previsto nella commessa ; in
altri termini non ci sarebbe personale privo di lavoro da svolgere, tanto che
il fermo di alcuni lavoratori ha determinato disagi immediati. La riduzione del
personale porterebbe l'organico da 119 a 70 lavoratori : questa cifra è
notevolmente inferiore (quasi il 50% in meno) rispetto alla quantità di
manodopera garantita dalla GEAS nel capitolato d'appalto, in cui erano previste
137 unità lavorative, assunte con contratto a tempo indeterminato di “attività
ferroviaria”.
Non è la prima volta che l'azienda chiede una
riduzione del personale : subito dopo l'aggiudicazione dell'appalto era stata
effettuata una riduzione, concordata con sindacati e lavoratori attraverso forme di prepensionamento e mobilità lunga,
da 137 a
119 unità lavorative ; il sospetto è che GEAS abbia deciso di tagliare
ulteriormente il personale per poter ridurre la propria offerta, garantendosi
un maggior profitto con la prossima, imminente, gara d'appalto. Infatti
l'attuale appalto sarebbe già scaduto da alcuni mesi, ma l'azienda avrebbe
aderito ad una proroga concessa da Trenitalia, che consente a quest'ultima di
uniformare l'indizione delle gare a livello nazionale. Ma se così fosse,
sostengono i lavoratori, che interesse avrebbe la GEAS a prorogare il proprio
appalto in presenza delle citate perdite per 800 mila euro l'anno? A
rimetterci sarebbero sempre e comunque i lavoratori, che, una volta licenziati,
non avrebbero diritto ad essere ricollocati col nuovo appalto o in presenza di
un eventuale nuovo gestore.
All'incontro azienda-sindacati di ieri Mercoledì 19 Novembre
2008, si e` arrivati al muro contro muro. La GEAS intende confermare i
licenziamenti, sia quelli gia` effettuati, sia quelli previsti (pare
stia per ricominciare l'invio delle lettere). Questo nonostante
Trenitalia abbia dichiarato pubblicamente di aver versato a GEAS tutte
le spettanze, che dovrebbero essere piu` che sufficienti a coprire gli
stipendi di tutto il personale.
Per questo, i lavoratori da Cagliari a Oristano da Olbia a Sassari sono di nuovo in assemblea permanente.
Da lunedi`24 Novembre sono ripresi i disagi (ritardi e cancellazioni
dei treni per mancanza di pulizie dei vagoni e delle officine)
nonostante le precettazioni.
Fonti: La Nuova Sardegna 25 Ottobre 2008, L'Unione Sarda, Ufficio Stampa dell'ON. Paolo Pisu.
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Vogliamo
cambiare il mondo
Il neoliberismo ha fallito anche nellamissione più ‘naturale’ alla sua vocazione,
quella dello sviluppo delle forze produttive. Non una parentesi della storia,
l’ultimo quarto di secolo, che si chiude per tornare come prima. E’ la crisi
del capitalismo e diun modello disviluppo economico e produttivo. La
“megamacchina termo-industriale”, distruttrice di risorse naturali, sfruttatrice
del lavoro umano, è destinata a una crisi irreversibile, toccando ormai il
limite consentito alla possibilità di “distruzione”.
La droga finanziaria è stata il tentativo di
prolungare la vita a questo sistema, economico e politico unipolare.Cambia la geopolitica del mondo. Nulla potrà
essere come prima.
Dentro questa dimensione, lesinistre definiscono la propria capacità di
proporre una nuova politica.
Possibile che proprio quando vengono a maturazione
questioni che il movimento altermondialista ha visto per primo (la società del
“dopo petrolio”, la nuova dimensione dello sfruttamento delle popolazioni
indigene, l’ademocraticità degli istituti mondiali di regolazione dei mercati,
la necessità di colpire la rendita speculativa, come con l’intuizione della
tobin tax), siano proprio le sinistre a sparire ?
La sinistra e
l’Europa
Cresce il rifiuto per questo modello di economia e
di società ma da questo non nasce necessariamente la costruzione di una
alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera la chiusura dentro
politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che comprimono il conflitto
sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione genera i mostri con
ilvolto più orribile, quello della
guerra.
Le destre, al contrario che nel passato, non sono
per lo status quo, anzi agiscono in e su questa deriva.
Il mondo è attraversato da un movimento tellurico,
si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in
Latino-America.La destra americana è
stata sconfitta nelle elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il
mondo, ma la speranza di un presidente afroamericano attende la verifica di
prove ardue.
L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è
muta. Da un lato, la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito
delle compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità
della sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica.
L’Europa tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato
Costituzionale è fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La
sinistra europea ritrova la sua missione nella costruzione di un’alternativa
radicale al neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo
l’abbandono di quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle
regole di Maastricht.
La sinistra europea può ritrovare forza solo se si
fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se
propone una discontinuità forte.
L’elettoralismo,
malattia senile della sinistra
Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta
sulle prossime elezioni europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi
sempre alle alchimie sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene:
come se fosse ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere
interna al Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si
risponde: come se fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra
Europea. Un dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla
tattica, sulle alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una
guerra fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di
Rifondazione Comunista.
Liberare la
discussione
Si
sta sviluppando un dibattito dentro Rifondazione Comuniste e le sinistre. Un
dibattito sulla dimensione grande dei problemi che abbiamo di fronte per
ricostruire il profilo generale di una forza che propone il salto della
costruzione di una alternativa di società.In larga misura il congresso di Rifondazione Comunista è stata una
occasione sprecata. Un confronto vissuto come una resa dei conti interna che ha
chiesto di schierarsi più che sollecitare il confronto, come abbiamo denunciato
apertamente duranteil percorso
congressuale. Una contrapposizione che si ripete stancamente e si ripropone
sempre uguale a se stessa con schieramenti ossificati.
E’
necessario un salto, l’aria fresca di una discussione senza rete e senza
santuari da difendere o assaltare, rompere con il conformismo di schieramenti
che si sa già come si comporranno prima di qualsiasi discussione di qualunque gruppo
dirigente: dalla direzione nazionale al circolo.
Anche
per questo motivo, le 15 tesi proposte da Fausto Bertinotti sono un contributo
utile e importante.
Ci
ritroviamo nella dimensione dei problemi sollevati e affrontati. Condividiamo
una ispirazione: apertura e radicalità. Apertura ai movimenti e alla
contaminazione con le culture critiche del capitalismo e radicalità, la
consapevolezza cioè della fine del centro-sinistra e il rifiuto di una deriva
moderata, dell’adattamento verso una ‘sinistra’ compatibile con l’asse
strategico che definisce l’identità moderata del PD.
Vi troviamo, però, una sottrazione e una
elusione. E’ vero,la sinistra in Italia
è stata cancellata dalla disfatta elettorale. Ma occorre chiedersi il perché.Nella nostra linea di ricerca proponiamo un
filo: nel tempo breve, l’esperienza disastrosa dei due anni del governo Prodi ;
nel tempo lungo, la crisi e il fallimento della sinistra di governo e del
centro-sinistra. Da qui, secondo noi, l’elusione: il riferirsi genericamente alle
forze politiche che hanno dato vita all’Arcobaleno, senza affrontare il
nocciolo duro del tema del governo, lascia la contraddizione intatta e, quindi,
la ripropone per il futuro. La sinistra di alternativa, che noi designiamo
quale asse strategico di una ricerca e sperimentazione (anche nelle forme
dell’organizzazione della politica), è un campo ove non si dà quell’ambiguità
dato che assume come linea quella della rottura delle compatibilità date.
L’apertura
è una condizione essenziale non solo nella direzione di superare il centralismo
ma anche la supremazia e centralità della forma partito. L’ispirazione che
riproponiamo è quella della Sinistra Europea Italiana, la critica alla
separatezza tra partiti e movimenti per cui ai secondi spetterebbe l’inseguimento
di un interesse particolare e ai primi la sintesi in un presunto interesse
generale.
La Sinistra Europea una grande occasione persa, un investimento tradito
per riproporre la supremazia del rapporto tra i partiti, come è avvenuto con
l’Arcobaleno.
Perché
ripartire dall’opposizione
L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato
dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione
imposta dai rapporti di forza usciti dalle elezioni politiche.
E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per
riprendere il cammino.
E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo
ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere
il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi ha
spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della politica è
nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è per noi a
essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali e di
movimento.
L’opposizione
e la società
Il movimento della scuola è già un movimento che
tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti,
insegnati, operatori, genitori.
Gli scioperi dei lavoratori esprimono una tendenza
che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la convergenza
dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica che si
propongono di intrecciare le proprie scadenze di lotta. Vertenze contrattuali
che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è
insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si
paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.
C’è una ripresa di soggettività delle organizzazioni
dei lavoratori, dallo sciopero generale dei sindacati di base alle grandi
manifestazioni della scuola e dell’Università. C’è una ripresa di soggettività
della CGIL in particolare, che va incoraggiata e che diviene uno snodo
determinante per un’ulteriore crescita del movimento.
Come si unificano le lotte contro le cosiddette
grandi opere, il Mose, la TAV,
gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.
Come hanno espresso una politicità generale le
manifestazioni dei migranti che parlanodello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di
arretratezza dentro una società avanzata ma come ‘orrenda modernità’, un
processo regressivo e autoritario che riguarda tutti.
Come esprimono una esigenza di liberazione generale
le culture critiche della regressione familistica, negatrice di diritti, proposte dalla reazione
oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di
diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti
sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e
omofobica.
Una rete di mutuo soccorso generale che sappia
parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di comepotrebbe cambiare concretamente.
Il 12 dicembre 2008, sarà il giorno dello sciopero
generale contro il governo e contro le politiche economiche capitaliste
all’insegna di ‘Noi non paghiamo la vostra crisi’.
L’opposizione
e la politica
E’ questo il gorgo in cui rischiare, dentro questo
sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione e l’incontro tra
‘politica’ e ‘società’. Con umiltà, con una costruzione interna di relazioni e
di reti, senza sovrapposizioni, senza mettere cappelli, nella maniera più
unitaria e larga possibile. Un’opposizione che incontri e sappia parlare a una
condizione di bassi redditi, indice di un impoverimento di massa che non ha
uguali dal Secondo dopoguerra.
Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e
nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che
chiedono,non incontrano la sinistra
politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e
impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda
afferma di essere ‘irrapresentabile’.
Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i
due anni dell’ultimo governo producono la tempesta. Il deserto non è nella
società, è nella politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia
della rivincita, l’elettoralismo sono avversari mortali da cui guardarsi. La
svolta a sinistra, verso e con i movimenti, è l’investimento strategico.
La maledizione
del governo
Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è
conclusa una intera stagione politica: quella del centro-sinistra. E’ morto il
progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va esplicitamente
elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha condotta l’ultima
campagna elettorale con il lutto al braccio.
Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al
fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche
all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza
della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da
Veltroni con il governo Prodi.
La discussione deve andare nel profondo e non
limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca:
cambiare tutto per non cambiare niente.
Si afferma giustamente: si vuole riprodurre
l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non
rifaremo l’arcobaleno.
Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito
indica la luna e lo stolto guarda il dito.
La fine di un
ciclo
Il 13 e 14 aprile non è statasconfitta solo la lista Sinistra
L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e
del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due
esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione
economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei
diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le
ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una
verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il
centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci
ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra
esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il
nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non
esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic
salta !
La rottura del
sipario della politica separata
Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La
forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione
politica che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione
del governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato
il potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai
movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.
Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non
risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere:
quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità con le
istituzioni e con il quadro politico, e del rifiuto della sua ‘rottura’.
Un’idea della responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della
guerra fredda, ma interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un
punto fondante dell’unica politica possibile.
La ricostruzione dell’unità dei comunisti,
espressione di un’identità ideologicamente caratterizzata, non è un antitodo né
a una politica moderata né alle alleanze con le forze moderate: in nome della
salvaguardia del partito – bene supremo – si è sempre perseguita una politica
di compromessi che hanno preservato il capitalismo e le sue élites politiche.
Le vicende elettorali locali ne sono una piccola ma significativa espressione.
Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo
che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della rottura del
1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della nonviolenza
e della critica del potere.
Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della
“nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al
“tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario
strappato del teatrino della politica,la rottura delle compatibilità imposte.
Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha
contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con
Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella
contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il
protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine
della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica.
Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’Arcobaleno) al
movimento. Abbiamo peccato di verticismo e politicismo, mortificato la
partecipazione e scambiato dei ceti politici con una rappresentanza di classe.
Contro la
scissione in nome dell’innovazione.
E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla
costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione
della sinistra di alternativa.
In altri termini, siamo contro la scissione in nome
dell’innovazione e dell’apertura,non
dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non è di per sé garanzia
contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel 1998, è stata spesso
utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo contrari a quella che
viene chiamata unità dei comunisti.
Rapporto con i movimenti, critica del potere,
altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è
l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui
guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di
nuovo il ‘realismo’dei rapporti dentro
il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.
Non isolamento ma autonomia e costruzione di un
campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il
tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione
di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di
società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.
Oggi è necessario ancora un investimento strategico
su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione
di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del
capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.
Siamo vicini a una strettoia.
Vorrebbero farci scegliere
tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta
fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione.
Sarebbe una nuova drammatica scissione.
Noi vogliamo proseguire
l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una
sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti
dell’agire politico.
Il neoliberismo ha fallito anche nella sua missione più
‘naturale’ alla sua vocazione, quella dello sviluppo delle forze produttive. La
precarietà, l’insicurezza e l’impoverimento del lavoro, la distruzione delle
risorse naturali oltre i limiti ambientali, l’approfondirsi delle
disuguaglianze planetarie e dello sfruttamento delle popolazioni del Sud del
mondo, l’aggressione ai diritti di donne e uomini migranti che fuggono guerre e
povertà, la regressione nelle relazioni sociali, nelle libertà individuali e
collettive, nella sfera della democrazia,
sono pagate oggi anche con la ‘moneta illiquida’
propria della crisi finanziaria ed economicamondiale e della recessione globale. Cresce il rifiuto per questo
modello di economia e di società ma da questo non nasce necessariamente la
costruzione di una alternativa. Può prevalere il suo contrario: la paura genera
la chiusura dentro politiche securitarie, ulteriormente liberticide, che
comprimono il conflitto sociale, autoritarie, reazionarie. Il sonno della ragione
genera i mostri con il volto più
orribile, quello della guerra.
Le destre, al contrario che nel passato, non sono
per lo status quo, anzi investono su questa deriva.
Il mondo è attraversato da un movimento tellurico,
si producono faglie di rottura dell’ordine esistente come in Latino-America.La destra americana è stata sconfitta nelle
elezioni presidenziali. E’ una buona notizia per il mondo ma dobbiamo attendere
le prove ardue della risposta alla crisi economica mondiale e alla recessione
globale e quelle non meno dirimenti dei conflitti armati che insanguinano il
nostro pianeta.
L’Europa, però, è ferma e la sinistra in Europa è
muta. Da un lato la deriva del Partito Socialista Europeo dentro l’ambito delle
compatibilità della globalizzazione neoliberista, dall’altro la fragilità della
sinistra di alternativa, comunista, ambientalista, socialista critica. L’Europa
tecnocratica delle banche, quella ademocratica del Trattato Costituzionale è
fallita. Ma l’istanza di un’altra Europa non cresce. La sinistra europea
ritrova la sua missione nella costruzione di una alternativa radicale al
neoliberismo, nella fuoriuscita dal Trattato di Lisbona, dopo l’abbandono di
quello Costituzionale, e dalle compatibilità imposte dalle regole di Maastricht.
La sinistra europea può ritrovare forza solo se si
fa interprete del bisogno di rottura che si estende a vasti strati popolari, se
propone una discontinuità forte.
L’elettoralismo è la malattia senile della sinistra.
Assistiamo sbigottiti al dibattito ancora una volta sulle prossime elezioni
europee, astratto dalle esigenze di lotta limitandosi sempre alle alchimie
sulle liste. Una lista di tutta la sinistra si sostiene: come se fosse
ininfluente che una parte di quella sinistra è e vuole essere interna al
Partito Socialista Europeo. Una lista di tutti i comunisti si risponde: come se
fosse ininfluente che siamo interni al Partito della Sinistra Europea. Un
dibattito tutto piegato sulle convenienze del momento, sulla tattica, sulle
alchimie provinciali di una sinistra italiana che annaspa in una guerra
fratricida che uccide la speranza su cui è nata la scommessa di Rifondazione
Comunista.
Vogliamo
ricostruire l’opposizione in Italia.
L’opposizione non è un valore ontologico, uno stato
dell’anima, una condizione ineluttabile. L’opposizione non è la collocazione
imposta dai rapporti di forza usciti
dalle elezioni politiche.
E’ la condizione necessaria ma non sufficiente per
riprendere il cammino.
E’, cioè, una scelta politica di fase che facciamo
ad occhi aperti. E’, innanzitutto una collocazione nella società. E’ riprendere
il filo che Rifondazione Comunista ha tessuto con la rottura del ’98 e che poi
ha spezzato durante l’ultima esperienza di governo: il baricentro della
politica è nella società e nella relazione con i movimenti, il quadro politico è
per noi a essi funzionali e va costruito in coerenza con quei rapporti sociali
e di movimento.
Il movimento della scuola è già un movimento che
tende ad unificare e unificarsi. Per la prima volta, mette assieme studenti,
insegnanti, operatori, genitori. Gli scioperi dei lavoratori esprimono una
tendenza che va nella stessa direzione. La simboleggia emblematicamente la
convergenza dei lavoratori metalmeccanici e di quelli della Funzione Pubblica. Vertenze
contrattuali che parlano tutte di una condizione del salario e del lavoro che è
insostenibile e dell’insostenibilità del prezzo sociale ed economico che si
paga alla precarietà, alle privatizzazioni, alle esternalizzazioni.
Vertenze contrattuali che si unificano nello
sciopero generale contro il governo, la sua politica economica e sociale.
Come si unificano le lotte contro le cosiddette
grandi opere, il Mose, la TAV,
gli inceneritori, la nuova base militare di Vicenza, il nucleare.
Come hanno espresso una politicità generale le
manifestazioni dei popoli migranti che parlanodello sfruttamento e della negazione dei diritti non come una sacca di
arretratezza dentro una società avanzata ma come orrenda modernità, un processo
regressivo e autoritario che riguarda tutti.
Come esprimono una esigenza di liberazione generale
le culture critiche della regressione familistica,negatrice di diritti, proposte dalla reazione
oscurantista ai movimenti portatori di istanze di libertà, del rispetto di
diritti fondamentali della persona, della libera scelta dei propri orientamenti
sessuali, della lotta a ogni forma di discriminazione e di violenza sessista e
omofobica.
Una rete di mutuo soccorso generale che sappia
parlare al Paese intero dell’altra Italia possibile e necessaria, di comepotrebbe cambiare concretamente.
Il 12 dicembre 2008, giorno dello sciopero dei
meccanici può essere il giorno dello sciopero generale contro le destre e
contro le politiche economiche capitaliste all’insegna di ‘Noi non paghiamo la
vostra crisi’.
E’ questo il gorgo che ci piace, dentro questo
sommovimento vogliamo far vivere e crescere l’opposizione. Con umiltà, con una
costruzione interna di relazioni e di reti, senza sovrapposizioni, senza
mettere cappelli, nella maniera più unitaria e larga possibile. Un’opposizione
che incontri e sappia parlare a una condizione del reddito indegna di un Paese
civile, un impoverimento di massa che non ha uguali dal Secondo dopoguerra.
Ma questi movimenti, anche nella loro crescita e
nella radicalità delle posizioni che esprimono e delle scelte che
chiedono,non incontrano la sinistra
politica. Anzi, possono separarsi dalla politica, giudicata come inefficacie e
impermeabile alle istanze sociali, tanto che il movimento studentesco dell’Onda
afferma di essere ‘irrapresentabile’.
Il vento che abbiamo contributo a seminare durante i
due anni dell’ultimo governo produce la tempesta. Il deserto non è nella società, è nella
politica. Ricostruire è un compito di lunga lena. L’ansia della rivincita, l’elettoralismo
sono avversari mortali da cui guardarsi. La svolta a sinistra, verso e con i
movimenti, è l’investimento strategico.
La maledizione
del governo
Non è solo fallito il secondo governo Prodi, si è
conclusa una intera stagione politica: quella del centro sinistra. E’ morto il
progetto politico dell’Unione. L’esaurimento di questa formula va
esplicitamente elaborata per non ripetere l’errore di una sinistra che ha
condotta l’ultima campagna elettorale con il lutto al braccio.
Siamo sbigottiti dalla discussione intorno al
fallimento della Sinistra l’Arcobaleno. Le sconfitte non hanno padri ma anche
all’ipocrisia c’è un limite. Non si può fare nei confronti dell’esperienza
della Sinistra l’Arcobaleno una rimozione simile a quella effettuata da Veltroni
con il governo Prodi.
La discussione deve andare nel profondo e non
limitarsi a un processo sommario. Il rischio è un’operazione gattopardesca:
cambiare tutto per non cambiare niente.
Si afferma giustamente: si vuole riprodurre
l’Arcobaleno bonsai. Si risponde: liste unitarie con chi ci sta, ma non
rifaremo l’arcobaleno.
Si scambiano gli effetti per le cause. Il dito
indica la luna e lo stolto guarda il dito.
Il 13 e 14 aprile non è statasconfitta solo la lista Sinistra
L’Arcobaleno, è stata sbaragliata la sinistra di governo. Parliamo di questo e
del perché ciò è avvenuto. Facciamo una analisi obiettiva dei 15 anni delle due
esperienze del governo Prodi e della connessione tra di esse e la condizione
economica, sociale, quella del lavoro, della crisi della democrazia e dei
diritti. Un’analisi che vada oltre gli errori soggettivi commessi, le
ingenuità, l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti e cerchi di raggiungere una
verità interna. Per noi, questa ricerca porta alla conclusione che il
centrosinistra è un luogo inadatto al cambiamento, che il sistema bipolare ci
ha imprigionato dentro una logica che ha contraddetto le ragioni della nostra
esistenza e pertanto ci ha reso non utili e inefficaci. Ciò non facilita il
nostro compito, accresce il rischio di marginalizzazione ed esclusione. Ma non
esistono scorciatoie, la scommessa è quella dell’autonomia: hic Rodhus, hic
salta !
Strano destino, quello di Rifondazione Comunista. La
forza più lontana dall’idea e dalla pratica del potere. Eppure la formazione politica
che ha subito il maggior numero di scissioni e tutte sulla questione del
governo. Una maledizione che va affrontata direttamente. Abbiamo criticato il
potere, ma siamo andati al governo e qui l’abbiamo subìto e imposto ai
movimenti, che per questo si sono da noi allontanati.
Noi crediamo che il motivo di fondo sia in una non
risolta questione di cultura politica con cui occorre definitivamente rompere:
quella, così forte dentro la tradizione del PCI, della compatibilità al quadro
politico e istituzionale e del rifiuto della sua ‘rottura’. Un’idea della
responsabilità nazionale, nata dentro il duro crocevia della guerra fredda, ma
interiorizzato oltre quel condizionamento storico, come un punto fondante
dell’unica politica possibile.
Per guardare alla nostra breve storia, noi pensiamo,
invece, che il filo rosso che va ulteriormente dipanato sia quello della
rottura del 1998, del movimento di Genova, della scelta della radicalità della
nonviolenza e della critica del potere.
Il 1998 è per noi il vero atto di nascita della
“nuova” Rifondazione Comunista, la pratica di uno strappo (contrapposto al
“tirare la corda ma non romperla” del comunista ortodosso Cossutta). Il sipario
strappato del teatrino della politica, la
rottura delle compatibilità imposte. Non è un caso, riportando quell’atto alle
vicende di oggi, chenoi avemmo una
contrapposizione proprio con Diliberto da una parte e Mussi dall’altro. Subimmo
un isolamento ? Sì e anche l’accusa più infamante che può essere rivolta a un
comunista: quella di favorire l’avversario. Ma rimanemmo isolati dalla società?
Come non vedere che vedemmo e incontrammo il movimento dei movimenti prima
degli altri anche grazie a quel posizionamento ?
Andiamo al fondo. Perché la Sinistra l’Arcobaleno ha
contraddetto l’ispirazione a cui vogliamo tornare ? Nel 1998 abbiamo rotto con
Prodi per essere coerenti al nostro radicamento sociale. Nel 2007 (nella
contraddizione aperta tra il movimento della manifestazione del 20 ottobre e il
protocollo sul Welfare) non l’abbiamo fatto perché avrebbe significato la fine
della costruzione del processo unitario nell’ambito della sinistra politica.
Abbiamo, cioè, sovrapposto il quadro politico desiderato (l’arcobaleno) al
movimento. Abbiamo peccato di politicismo, e scambiato dei ceti politici con
una rappresentanza di classe.
L’esperienza della Sinistra Arcobaleno va messa a
critica non solo dal punto di vista del processo unitario – dato che si è
scambiato l’unità di gruppi politici con il processo di costruzione sociale dei
movimenti – ma anche da quello della subalternità al governo. E l’origine della
subalternità è quella cultura politica della sinistra di governo che non a caso
Mussi e Fava ripropongono oggi.
Contro la
scissione in nome dell’innovazione.
E’ questo il motivo per cui ci opponiamo alla
costituente di sinistra senza aggettivi ma non rinunciamo alla costruzione
della sinistra di alternativa.
In altri termini, siamo contro la scissione in nome
dell’innovazione e non dell’ortodossia comunista. Ortodossia comunista che non
è di per sé garanzia contro il moderatismo e il governismo. Anzi, come fu nel
1998, è stata spesso utilizzata a questo scopo. Per questo, diffidiamo e siamo
contrari a quella che viene chiamata unità dei comunisti.
Rapporto con i movimenti, critica del potere,
altermondialismo non significa “spaccare il capello in quattro”, non è
l’applicazione esegetica di una disputa filosofica. E’ il punto di vista da cui
guardi il mondo. Senza quell’impostazione, a ogni passaggio difficile, vince di
nuovo il ‘realismo’dei rapporti dentro
il quadro dato che uccide la politica della trasformazione.
Non isolamento ma autonomia e costruzione di un
campo, quello della sinistra di alternativa in cui per entrare non è chiesto il
tasso di comunismo presente nel DNA ma di condividere l’idea della costruzione
di uno spazio autonomo che lavora per la costruzione di una alternativa di
società e rifiuta la strettoia della sinistra di governo.
Oggi è necessario ancora un investimento strategico
su Rifondazione Comunista come un campo aperto di ricerca e di sperimentazione
di forme più avanzate possibili di contaminazione con le culture critiche del
capitalismo contemporaneo e di apertura ai movimenti.
Siamo vicini a una strettoia.
Vorrebbero farci scegliere
tra il superamento del PRC dentro una di sinistra senza aggettivi (attratta
fatalmente dal PD), oppure dentro un Partito Comunista senza innovazione.
Sarebbe una nuova drammatica scissione.
Noi vogliamo proseguire
l’innovazione e investire perché RC sia motore di questo progetto di una
sinistra alternativa che nasca con i movimenti ridefinendo modi e strumenti
dell’agire politico.
Questo è stato il mio discorso come unico delegato e rappresentante del 5° Documento...
In
questi giorn è successo un qualcosa che nessuno avrebbe pensato...è la
rivolta studentesca, non guidata da partiti, ma dall'idea che chi ci
governa ci sta defraudando di un un diritto, quello dello studio ovvero
quella possibilità che ogniuno di noi possa scegliere il proprio futuro.
Ragazzi
delle scuole superiori, studenti universitari, dottorandi e
docenti...tutti uniti nella lotta all'ideologia capitalista che
appiattisce al soldo l'unico valore degno di attenzione. I collettivi
che si sono formati, stanno venendo definiti in ogni modo, ma mai per
quello che sono realmente. E' palese che una società vecchia faccia
fatica a capire l'universo dei giovani.
L'Italia si è
rivelata per quello che è...SORDA!! Antica nelle sue pratiche, nei suoi
credo, nel suo capitale, nel suo modo di intendere la vita. E' in tutto
questo come si pone Rifondazione e la Sinistra?
Bisogna
accantonare la conservazione e pensare che ogni uomo o dirigente non è
eterno. Chi come noi ha la pretesa di dimostrare che un mondo migliore
è possibile, non deve mai smettere di imparare ma anzi deve
necessariamente trovarsi in quei luoghi come: la barberia, le stazioni,
in treno...
Badate andare a sentire le Assemblee nelle
scuole, udire le impressioni di chi è figlio dell'antipolitica è
davvero interessante. Questo "movimento" deve spingere naturalmente il
processo di mutamento del comunismo da Marx ad oggi, perchè è biologia
adattarsi ai nuovi contesti storici.
Mi spiego meglio è
necessario che chi tiene per questa parte politica indaghi a fondo la
rivolta studentesca imparando ad essere umile, spesso ascoltare è
meglio che impartire lezioni dal proprio organo di stampa.
Io sostengo che in Rifondazione c'è spazio per tutti, ognuno per com'è fatto.
Quindi
boccio clamorosamente l'arcobaleno e ogni tentativo di suo riciclo. La
sinistra deve fare la sinistra, altrimenti potrebbe venire meno la
necessità della sua stessa esistenza. Perciò vediamola questa sinistra
dialoghiamo per creare dei punti di contatto senza fonderci in
un'anonima sigla...o porcheria.
L'esperienza Comunista non
è finita con l'Unione Sovietica e il Patto di Varsavia...un nuovo
movimento Marxista e Gramsciano sta emergendo in America Latina a tal
punto che in Nicaragua è stato votato al Governo il Movimento
Sandinista...e a proposito secondo voi Augusto Cesar Sandinoavrebbe mai
liberato il Nicaragua se fosse stato alleato del Partito Democratico?
Il nodo è questo se siamo ancora un Partito Comunista abbiamo il dovere
di indicare un'alternativa cioè alla luce della crisi del capitalismo,
che correzione di bozze si può fare per raddrizzare questo fallimentare
sistema?
Mi chiedo al 3% che peso politico può avere la
sinistra? Guardate è stato il Popolo italiano a sbatterci fuori dal
Parlamento. A qualcuno queste parole suoneranno come un neo
identarismo, semplicemente alla luce di Obama vorrei reprendere un
discorso caro a Malcom X che andava predicando l'unità dei neri per far
fronte all'arroganza dei bianchi. Così anche noi se accantonassimo la
nostra identità finiremmo per annullarci.
Per il resto,
ogni compagno quotidianamente vivendo la propria vita ed esponendosi
politicamente, LOTTA in difesa dei nostri ideali!!
Anche
all'interno di questo partito ha prevalso l'idea del liderismo, cioè
quella tesi affida ad un solo voltola rappresentatività della comunità,
lo abbiamo visto a Chianciano nel dualismo vendola-Ferrero e questo è
direttamente collegato a quel senso comune dentro Rifondazione
nell'accettare alleanze indissolvibili anche a costo del nostro credo.
Ma nessuno di noi è eterno dobbiamo guardare a ciò che lasceremo alle
generazioni future.
Concludo il mio intervento parlando
dei 39 operai che la ditta GEAS vuole licenziare. Questa ditta si
occupa dei servizi per Trenitalia e nonostante vi sia lavoro in
eccedenza si profila il taglio di personale assunto a tempo
indeteminato.
Appare evidente che la Borghesia sia
esattamente uguale a quella ottecentesca descritta da Marx. Ecco perchè
secondo me non vi è compatibilità nello stare al fianco di chi candida
nelle stesse liste Padroni e Operai...ecco perchè bisogna scommettere
su Rifondazione Comunista.
Dichiarazione di Antonio Ferraro, responsabile nazionale Politiche sociali del Prc
"I dati
del primo rapporto "Sport e Società" del Censis non sono esaltanti e
devono servire ad avviare una seria riflessione sul sistema di
promozione e diffusione dello sport nel nostro Paese, evidentemente
poco efficace.
Le cause si conoscono e sono riconducibili ad un'organizzazione
eccessivamente incentrata sul Coni e male articolata nelle istituzioni
pubbliche, come Regioni ed enti locali, che dovrebbero avere maggiori
risorse per migliorare i propri servizi sportivi, soprattutto in ambito
sociale. Non basta constatare che mezza Italia è sedentaria, bisogna
intervenire per garantire a tutti i cittadini l'accesso all'attività
motoria. E il punto di partenza non può che essere la scuola,
aumentando le ore dedicate al movimento ed adeguando le strutture per
una continuità educativa anche in orario extracurriculare. Inoltre, la
cittadinanza ha bisogno di impianti sportivi leggeri e polivalenti, non
di megastrutture per grandi eventi.
Se vogliamo veramente riconoscere e sostenere il ruolo socio-educativo
dello sport, dobbiamo collocarlo nelle politiche del welfare e non in
un recinto ristretto e finalizzato al risultato come quello del Coni.
Lo Stato
non può concedere centinaia di milioni di euro al Coni, che in parte li
utilizza per privatizzare il sistema attraverso la Coni Servizi Spa e
nulla allo sport sociale, quello delle scuole, dei quartieri. Quindi,
Petrucci la smetta di chiedere altri soldi, ne ha già troppi. È
necessaria, al contrario, una gestione più orizzontale delle risorse e
dei servizi, partecipata da enti locali, scuole, associazioni,
famiglie, persone".
Caro Direttore,
mi chiamo Ettore Dettori sono del CPF di Oristano
già scrissi in merito alla sua stanchezza, che putroppo peggiora visto
che le continue provocazioni sue e dei suoi "amichetti".
Mi dispiace che il Compagno Zipponi il 6 Novembre in
risposta a Ferrero abbia evidenziato ciò che di questa formazione
politica non va bene...ovvero quel politichese fatto di pressapochismo
e faziosità. Zipponi dice -Fatto numero uno: si è svolto il congresso di Rifondazione comunista su
cinque mozioni. Vero,
poichè in effetti a queste 5 mozioni si è voluto arrivare per svariati
motivi, anche perchè una batosta come quella di Aprile ha dato a tanti
compagni validi motivi per riflettere. Le 5 Mozioni sono un fatto
discutibile, ma decisamente un chiaro segnale di vivacità e democrazia.Zipponi dice - Fatto numero due: ogni iscritto ha espresso un voto su
una mozione. Su questo sono d'accordo. Zipponi dice -Fatto numero tre:la mozione di Nichi Vendola, con il 47,3
%, ha vinto il congresso mentre ognuna delle altre ha preso meno. Nichi
Vendola è stato il più votato, ma non ha vinto il Congresso, vince il
congresso chi riesce a superare il 50% dei consensi, se delle
convenzioni esistono vanno rispettate. Poi se si vuole fare propaganda
questo è un altro discorso. Anche
Berlusconi nel 2006 non riconobbe la sconfitta poichè sosteneva che
aveva preso più voti di Prodi...allora mi chiedo perchè Rifondazione
era al Governo col Centrosinistra? Se aveva vinto Belrusconi, che aveva preso più voti di tutti, perchè non ha governato? Zipponi dice - Fatto numero quattro: le mozioni minoritarie hanno costruito un
"cartello" al congresso nazionale che con la somma dei loro delegati ha
permesso l'elezione di un segretario diverso dalla mozione di
maggioranza. A Oristano è successa la stessa cosa ha vinto il Congresso Provinciale la Mozione 1, però la Mozione 3 e la 2 (dunque perdenti dal tuo punto di vista che qui sono minoranza) si sono alleate per fare una labile maggiornaza e hanno epsresso un Segretario del documento 2. Così, se questo ragionamento lo fanno quelli della 2 Mozione ha senso, se lo fanno gli invece sono degli usurpatori. Allora
vorrei capire, perchè in tutte le Democrazie Occidentali, tranne che in
Italia, prima si fanno le Elezioni eppoi si fanno le alleanze per
Governare? Mi spiego meglio, se 4 Documenti si sono riuniti in un unico
Documento "plurale" per esprimere un loro Candidato, perchè gridi allo
scandalo? E' stata la Mozione 2 che ha fatto la prova di forza e ha
perso. Chi vuole può consultare gli archivi di radio radicale e si farà
un'idea precisa di come sono andate le cose. In
fine perchè date per scontato che "voi" della 2 siete stai defraudati
di qualcosa, che voi siete i puri e gli altri delle iene? Perchè volete
moritificare quei Compagni che non sopportavano più la vostra arroganza
come gruppo dirigente, vedi caso Turigliatto? Zipponi dice -Fatto numero cinque: a nessun iscritto del partito è stata sottoposta questa scelta con un voto. Innanzitutto
quei delegati erano espressione della Base e hanno agito in coerenza di
quel che era il loro mandato. Poi quelle 4 Mozioni NON prevedevano il superamento di Rifondazione, mentre la 2 ovvero la mozione perdente
si, tu probabilmente vuoi sottolineare che il metodo utilizzato è stato
acquisto dalla vecchia dirigenza che prendeva le decisoni, imponendole
alla base, senza mai consultarla. Io come semplice iscritto sardo mi
sono pure visto imporre da Roma tutto quello possibile, mentre oggi
qualche noto rappresentante di Rifondazione in Movimento per la
Sinistra parla di Autonomia gestionale. Suvvia, l'elezione per di
Giordano fu mai consultata la base? L'espulsione di Turigliatto da chi
fu decisa, siete sicuri che la base fosse con voi a quale logica ha
corrisposto il suo allontanamento? Giordano ha mai chiesto alla base
cosa ne pensasse della Sinistra Arcobaleno e se noi come Rifondazione
ci dovessimo entrare? Chi ha deciso di correre quel simbolo la Base?
Perchè cercate la base solo quando vi fa comodo? Perchè però la Base ha deciso che NOI non dovessimo oggi essere in Parlamento? Non
potete suddividere le colpe con tutti, perchè la maggioranza della BASE
è VOLONTARIA dentro il Partito, chi pratica le scelte e la linea
politica, sono altri!!! Non si può all'esterno essere antimilitaristi eppoi allo stesso tempo militarizzare un Partito!!! Ad
ogni modo a Oristano la tua Mozione, la 2 ha fatto la stessa cosa, non
ha mai chiesto alla "base" cosa dovessero fare nel nosto CPF, si sono
alleati alla terza Mozione e si sono presi in la segreteria mentre il
3° documento preso la garanzia e agli altri??. Il mio Segretario Provinciale ha perso il
Congresso ed è Segretario Provinciale!! Zipponi dice -Questa contraddizione rimarrà aperta perché la democrazia è una cosa seria e con essa non si scherza. Allora io ti dico, cominciate voi a essere coerenti e gli altri vi seguiranno. Zipponi dice - Veniamo ora all'attuale linea politica: dopo la sconfitta elettorale è
prevalsa l'idea di concentrarsi sul rilancio di Rifondazione, mentre
gli atti concreti sono: il referendum sul lodo Alfano, il referendum
sulla Gelmini ed è annunciato il referendum contro la legge 30. Si sta
sciogliendo cioè il Partito della Rifondazione Comunista nel Partito
Radical Caritatevole. Niente di male, peccato che non c'entra niente
con la grande novità della crisi del liberismo, della ripresa del
conflitto sociale, del nuovo ruolo assunto dalla Cgil nei confronti di
Confindustria e Governo, del percorso cioè delle lotte che arriveranno
sicuramente in un crescendo alla prossima primavera. Guarda,
se ti informassi sapresti che i Compagni sono dentro le università, le
scuole e i comitati studenteschi che lottano duro, ma è assodato orami
da tutti che la battaglia non vuole il marchio di un solo Partito
proprio per eviatare strumentalizzioni. Poi
ricorda NON siamo noi che dobbiamo rincorrere la CIGL è quel sindacato
che deve fare il sindacato di Sinistra. Torniamo a Bomba, NON siamo noi
che dobbiamo andare a Destra, NOI SIAMO DI SINISTRA, sono gli altri che
debbono aggregarsi a noi. La CIGL si è screditata da sola, noi a
SINISTRA per loro ci saremo sempre!! Zipponi dice - In conclusione non c'è un padrone del partito né tanto meno di
Liberazione e non esiste una chiesa con sacerdoti che dispensano la
"linea"... Ah
no? E allora spiegami come mai il 30 Ottobre all'indomani degli scontri
a Roma LIBERAZIONE apriva a tutta pagina con una Poesia di Nichi
Vendola? Come mai il fatto che il Compagno Yassir Goretz fosse stato
arrestato IL NOSTRO GIORNALE lo ha relagato in terza pagina? Come mai anche oggi LIBERAZIONE hanno risalto gli argomenti cari alla Mozione 2? Perchè
tutti i giorni c'è Nichi Vendola e non Walter De Cesaris? Nichi Vendola
non è forse uguali a tutti gli altri? Non è il Segretario, ha perso va
trattato come gli altri!! Scommeti
che se guardiamo gli archivi di Liberazione, quando ancora esistevano
le vecchie mozioni l'allora Mozione 2 guidata da Grassi, non aveva lo
stesso risalto vostro? Zipponi dice - due proposte radicalmente diverse: una è per costruire una grande forza unitaria di sinistra che ambisce a
governare i processi di trasformazione, l'altra è concentrata nella
costruzione di un altro partito comunista. Mi
risparmio di farti la ramanzina perchè secondo me è presuntuoso
rivendicare Governo a circa il 3%, ma che male c'è a essere Comunisti
in un Partito Comunista? Eppoi sono stati gli elettori a giudicare il Governo di Rifondazione a tal punto da CACCIARCI dal Parlamento, ti pare poco? Questo movimento si chiama RIFONDAZIONE COMUNISTA, forse ti sfugge. Zipponi dice - ...E' possibile impegnarsi in un confronto dialettico con le idee di Piero Sansonetti senza rispondergli con un "vattene"?... Perchè
io non posso chiedere le dimissioni di un direttore di un quotidiano
politico comunista del partito della rifondazione comunista dal momento
che lui si dichiara NON comunista e che deliberatamente sceglie la
linea politica editoriale el giornale che oltre a fargli comodo non
corrisponde alla linea politica del partito! Basta prendere gli archivi e si nota che lui da risalto a tutto ciò che vuole Lui! Forse
non avete capito, la maggior parte di noi non ragiona in temrini
politici come voi, ma è gente semplice. Ha tutto il diritto di chiedere
una nuova gestione anche del giornale del partito, di quella testata
che assieme alla sinistra arcobaleno ha fallito alle elezioni di
aprile, ma che ancora prima ha smesso di ascoltare e ha cominciato a
dare leizoni. Io sono stufo di leggere liberazione e leggere quali sono le mie necessità! Non è così, non vogliamo essere
presi per scemi, lo fa già Berlusconi, non lo permettiamo a Sansonetti! L'andare
olte di Sansonetti, lo ha spiegato lui ed è chiaro, inutile che tu lo
rispieghi è un tentativo di dirci quali sono le necessità di
rifondazione oggi, invece di ascoltare i territori, si tenta di
militarizzare... Zipponi dice - ...Un nuovo modello di sviluppo, il dramma ambientale, i diritti di
milioni di migranti e precari sono punti fondamentali per dare un
futuro a un nuovo movimento operaio... Bei
propositi, davvero, ora voglio sapere da te come si fà con il 3% in un
ipotetico governo a decidere o più semplicemente incidere NOI su tutte
queste cose. Ad esempio perchè la Sinistra(arcobaleno) che era circa al
10% al quando era al Governo non agito contro lo smantellamento del
trasporto merci su strada ferrata? Perchè in materia ambientale fu
concesso l'incentivo a rottamare l'auto, rinunciando a tassare i SUV,
ma andando a colpire le auto euro2 che sono quelle vecchie che per
paradosso sono quelle dei poveracci? Perchè quella Sinistra non si è mai imposta e ha sempre chinato la testa alle necessità di Confindustria? Logica vuole che dopo una Governo così deludente, anche una sinistra mediocre avrebbe preso almeno
il 5%...invece non è bastata la sua unione per salvare almeno 1 scranno!! Gli
italiani hanno bocciato la Sinistra Arcobaleno e hanno proprio detto
cacciandoci dal parlamento, che noi così non serviamo o siamo
alternativi oppure staimocene a casa. Comunque
credo che Rifondazione possa andare al Governo, col 50,1% dei consensi,
anche perchè al quel punto non servirebbe più stare all'opposizione. Zipponi dice -E come faccio a costruire un dialogo se a Piero Sansonetti e ai
giornalisti di Liberazione si vuole impedire la libertà di parola? Perchè
lui cosa fà? Non sceglie la linea editoriale del partito? Non ha forse
oscurato il fattaccio che ha riguardato Yassir relegando l'accaduto a 2
righe in un articolo? Ha oscurato la ragedia di un compagno!! Un compagno responsabile del Partito viene picchiato e arrestato e io in prima pagina mi trovo una poesia di Nichi Vendola? E di tutte le lettere che riceve, non è forse lui a dcidere quali pubblicare e quali no? E durante il congresso non era forse lui a dare gli spazi alle Mozioni? Ad ogni modo lui è il Direttore, viene PAGATO per dirigere Liberazione, quindi la sua
esposizione può essere anche duramente criticata. Vedo che nonostante ciò lui resta in sella alla sua posizione, evidentemente gli và bene così Saluti