Lev Trotsky dal “Programma Di Transizione”: I bolscevichi leninisti si trovano in prima fila in ogni forma di lotta, anche nel caso che si tratti degli interessi materiali o dei diritti democratici più modesti della classe operaia. Essi prendono parte attiva alla vita dei sindacati di massa, preoccupandosi di rafforzarli e di accrescerne lo spirito combattivo.
Vanno dicendo una marea di Bugie, sanno a chi
vogliono colpire, creano servizi ad'arte sguinzagliano la polizia
contro gli studenti, vogliono avere la ragione quando non c'è l'hanno!!
Hanno
invaso i talk show coi loro tirapiedi, guardano l'italiano medio e gli
dicono che chi si ribella dall'essere schiavo è solo pigro!!
Loro,
quelli che ci governano che prendono soldi dei dipendenti pubblici e di
quei pochi che pagano le tasse e li regalano a banche e
imprese...eppoi con sferzante gettito di veleno attaccano chi sta
difendendendo il proprio diritto a esistere...
Ci troviamo
difronte alla nuova Classe dirigente, infarcita di Fascismo e
populismo, che ha smesso i panni del Cristianesimo per dirci che gli
Uomini non sono tutti uguali, ma essi in base al loro stato sociale
sono più o meno degni di esistere.
Sia chiaro la lotto
studentesca ha un solo obbiettivo, che la meritocrazia sia in fine
compiuta perchè solo una scuola PUBBLICA di livello quantomeno
sufficiente può liberare ogni ragazzo dotandolo di quegli strumenti
utili a conquistarsi il futuro.
Basta con le cazzate che
raccontano questi ministri ricchi, così ricchi che manco hanno
studiato, che il titolo se lo sono comprati, che tentano di
intimidirci. I senatori del PDL vanno a dire in giro che non è giusto
che tutti vadano all'università, che è giusto che possa essere laureato
SOLO chi è d'eccellenza...ma questo chi è che lo decide?
Quali
sono i criteri che questa gente adotta? A quanto pare chi sarà povero e
farà tanti sacrifici per avere un pezzo di carta chiamato Laurea sarà
costretto a rinunciare...intanto chi ha le mani in pasta avrà più
facilità a sistemare i propri cari.
Se l'Università
diverrà privata, chi garantirà le borse di studio? Chi assicurerà che i
posti di lavoro saranno garantiti per ,erito e non per raccomandazione?
Un'istituto privato NON deve render conto di concorsi pubblici o di
garantismo, potrà operare tagli indiscriminati, assunzioni dubbie e
quant'altro...di più antilibertario...
E quel gruppo
forte in tutte le facoltà, che noi universitari conosciamo bene che
beneficia di tante cose che gli altri studenti normali non hanno, loro
perchè anche questa volta stanno con Berlusconi? Chiedete chi sono...
Non fatevi ingannare da quella gente siate fiduciosi nei Giovani!!
ho il piacere di avere chiuso il mio secondo giorno in una città che mostra la sua voglia di non arrendersi agli sfruttatori!!
Ieri mattina ho partecipato all'Assemblea sull'okkupazione della Ragioneria al "Mossa", mentre al pomeriggio ero al "Gramsci" all'Assemblea dibattio che ha dato il via all'okkupazione del Classico.
Intanto prosegue anche nella Stazione dei Treni di Oristano il Sit - In di protesta degli Operai della Geas che rischiano il licenziamento, senza giusta causa. Il 27 ho partecipato alla vertenza assieme al Consiliere Regionale di Rifondazione, Paolo Pisu.
Con orgoglio i GC sono impegnati su tutti i fronti Scuola - Lavoro in testa!!
Oggetto : L'On. Paolo Pisu incontra i lavoratori
GEAS/Trenitalia alla stazione di Oristano epreannuncia lettera al
Presidente Soru e agli Assessori Broccia e Congera .
L'On. Paolo Pisu, consigliere regionale del
Partito della Rifondazione Comunista, ha incontrato i lavoratori della GEAS,
l'azienda che gestisce l'appalto per la pulizia dei vagoni e delle officine
Trenitalia di tutta la
Sardegna.
L'incontro è avvenuto questa mattina presso
la stazione ferroviaria di Oristano, dove da alcuni giorni è attivo un presidio
permanente dei dipendenti GEAS per protestare contro i licenziamenti
preannunciati dall'azienda.
La
GEAS, che fa capo al gruppo Mazzoni di Piacenza, si aggiudicò
la gara d'appalto nel 2006 ; nelle scorse settimane ha richiesto l'ennesima
riduzione del personale : il licenziamento di 39 dipendenti, a cui ne
verrebbero aggiunti altri 10
in una fase successiva. La motivazione addotta
dall'azienda consisterebbe nella diminuzione del lavoro da svolgere, con il
conseguente mancato pagamento da parte di Trenitalia dell'importo previsto nel
capitolato d'appalto. Tutto ciò causerebbealla GEAS perdite quantificabili nell'ordine di circa 800 mila euro
l'anno.
Tale motivazione, secondo quanto riferito dai
lavoratori e dai rappresentanti sindacali (presenti Vanda Meloni, segretaria
provinciale FILT-CGIL, e Giorgio Murtas, referente territoriale SALPAS-ORSA),
apparirebbe poco credibile e per taluni aspetti perfino sospetta, considerato
che non esisterebbero prove della diminuzione quantitativa del lavoro e la stessa
Trenitalia sostiene che i pagamenti previsti sono regolari e che si sta
rispettando l'importo di 3 milioni e 800 mila euro previsto nella commessa ; in
altri termini non ci sarebbe personale privo di lavoro da svolgere, tanto che
il fermo di alcuni lavoratori ha determinato disagi immediati. La riduzione del
personale porterebbe l'organico da 119 a 70 lavoratori : questa cifra è
notevolmente inferiore (quasi il 50% in meno) rispetto alla quantità di
manodopera garantita dalla GEAS nel capitolato d'appalto, in cui erano previste
137 unità lavorative, assunte con contratto a tempo indeterminato di “attività
ferroviaria”.
Non è la prima volta che l'azienda chiede una
riduzione del personale : subito dopo l'aggiudicazione dell'appalto era stata
effettuata una riduzione, concordata con sindacati e lavoratori attraversoforme di prepensionamento e mobilità lunga,
da 137 a
119 unità lavorative ; il sospetto è che GEAS abbia deciso di tagliare
ulteriormente il personale per poter ridurre la propria offerta, garantendosi
un maggior profitto con la prossima, imminente, gara d'appalto. Infatti
l'attuale appalto sarebbe già scaduto da alcuni mesi, ma l'azienda avrebbe
aderito ad una proroga concessa da Trenitalia, che consente a quest'ultima di
uniformare l'indizione delle gare a livello nazionale. Ma se così fosse,
sostengono i lavoratori, che interesse avrebbe la GEAS a prorogare il proprio
appalto in presenza delle citate perdite per 800 mila euro l'anno ? A
rimetterci sarebbero sempre e comunque i lavoratori, che, una volta licenziati,
non avrebbero diritto ad essere ricollocati col nuovo appalto o in presenza di
un eventuale nuovo gestore.
Il consigliere Pisu, dopo aver ascoltato le
considerazioni di lavoratori e sindacalisti, ha espresso la più ampia solidarietà,
sua e di tutto il gruppo del P.R.C. , ed ha assunto l'impegno di portare il
problema all'attenzione delle istituzioni regionali, attraverso una lettera che
già domani invierà al Presidente Soru e agli Assessori Broccia e Congera,
affinché si ricerchino tutte le soluzioni necessarie ad evitare la perdita di
questi importanti posti di lavoro.
Noi la crisi non la paghiamo! Questo slogan, che caratterizza le
manifestazioni del movimento, mi pare rappresenti al meglio la piena
politicità di questa stagione di lotte. La controriforma della Gelmini è stato l'elemento di innesco della protesta e il suo ritiro è
l'obiettivo principale. Il movimento esprime perché una capacità di
"leggere la fase" che mette in discussione non solo il berlusconismo ma
l'intera stagione neoliberista e l'egemonia dell'impresa sui disegni di
riforma sociale. Un movimento di tutta la scuola, dagli studenti agli
insegnanti ai genitori, dove la comunicazione politica passa in primo
luogo all'interno stesso del movimento, tra i diversi soggetti e le
diverse generazioni che lo compongono. Un movimento radicalmente non
violento che nel suo "non ci rappresenta nessuno" pone - a noi in primo
luogo - un problema di riforma dell'agire politico che parta dalla
capacità di costruzione sociale, dalla critica della rappresentanza
come forma separata della politica.
Non é un caso che le
mobilitazioni nelle scuole, nelle università, negli enti pubblici di
ricerca dilagano assumendo le forme di un movimento ampio e
generalizzato che non solo si oppone ai disegni regressivi del governo
Berlusconi, ma mette in discussione, nel complesso la passivizzazione e
il conformismo.
Inoltre, oggi, in una fase in cui la produzione di
conoscenza é diventata un nodo centrale dello sviluppo e delle
contraddizioni capitalistiche, questo movimento mette in scena una
grande capacità di lettura, di andare alla radice, di cogliere i nessi
tra la gestione governativa della crisi e i tagli all'istruzione
pubblica (noi la crisi non la paghiamo, appunto), tra i tagli
occupazionali e i tagli alla qualità della conoscenza e alla qualità
del futuro (non tagliateci il futuro), tra l'impoverimento dei
processi formativi e la riduzione degli spazi di agibilità democratica,
tra recessione e repressione.
Il carattere espansivo di questo
movimento sembra essere basato, dunque, sulla capacità di dare una
risposta complessiva all'attacco sistemico (dalle elementari agli enti
di ricerca) portato avanti da questo governo: la definitiva messa in
discussione della funzione sociale della formazione e della ricerca
pubblica.
L'impressione è che si stia configurando un processo ampio che unisce
le generazioni attorno all'idea che il bene pubblico della conoscenza
sia garantito a tutte e tutti. Genitori, studenti medi e universitari,
dottorandi, ricercatori precari, lavoratori tecnici e amministrativi,
docenti di ogni ordine e grado sono oggi uniti nella lotta contro
l'obiettivo del governo di dismettere la struttura pubblica della
formazione andando a ledere i principi basilari della nostra
Costituzione repubblicana.
E' un movimento che nasce nelle scuole e
nelle università ma parla alla società tutta, che occupa non solo le
strade, ma le città. Il mondo è scosso dalla crisi dei mercati
finanziari e da un modo capitalistico di produzione che dimostra di non
essere compatibile con lo sviluppo umano e con l'aspirazione a una
società democratica dove sviluppo economico e benessere sociale si
muovano all'unisono. Il Governo Berlusconi invece di portare avanti una
politica seria di sostegno alla domanda, aumentando da un lato il
potere d'acquisto delle famiglie e allargando dall'altro gli spazi di
accesso alla conoscenza, risorsa fondamentale per produrre uno sviluppo
qualitativo delle società contemporanee, risponde alla crisi in modo
regressivo, mostrando a pieno il suo volto reazionario. Il sistema
bancario vacilla e il governo gli corre in soccorso mettendo a
disposizione dei responsabili della crisi fiumi di risorse sottratte
alle famiglie. Non si tagliano gli armamenti, non si bloccano progetti
inutili e dannosi come la Tav o il ponte sullo Stretto di Messina, ma
si riduce la spesa sociale e si massacrano ricerca e istruzione
pubblica. Se il progetto del governo andrà in porto, a breve 85mila
insegnanti e 45mila lavoratori tecnici e amministrativi delle scuole
verranno mandati a casa. Con il taglio di circa 1.500 milioni di euro
alle Università a cui si aggiunge il blocco sostanziale delle
assunzioni, decine di migliaia di precari della ricerca dovranno
abbandonare il paese o ancor peggio ripiegare su altre prospettive di
lavoro, mentre 57mila lavoratori precari del comparto pubblico da qui a
sei mesi non si vedranno rinnovati i contratti pur avendo maturato i
requisiti per le stabilizzazioni previste nelle due passate leggi
finanziarie.
E poi l'opzione scellerata offerta a scuole e
università, atterrate dal taglio dei finanziamenti pubblici, di
trasformarsi in fondazioni regalando di fatto ai privati la possibilità
di gestire risorse e strutture pubbliche, condizionando pesantemente la
formazione e la ricerca nel nostro paese. Per non parlare dello
svuotamento del tempo pieno, che invece di essere esteso anche in
quelle realtà, soprattutto meridionali, dove non è mai stato veramente
applicato, viene ridotto o quantomeno svuotato di significato, mentre
con la reintroduzione della "maestra unica" e del voto in condotta si
ripropone un modello di scuola gerarchico e autoritario.
Questa è la
società che ci propone la destra. Dove la scuola è ridotta a palestra
di conformismo e la ricerca precarizzata, schiava dei capricci di un
mercato instabile. L'altro aspetto della gestione governativa della
recessione è l'autoritarismo repressivo: dall'esercito nelle città al 5
in condotta alla minaccia della polizia nelle università. Questo
movimento perché è troppo vasto e la minaccia dell'uso della forza non è
in grado di fermarlo.
Da un lato, abbiamo un governo che ci propone
classismo, stato di polizia, razzismo istituzionale, anche attraverso
l'istituzione di classi separate per i cittadini migranti; dall'altro
una intera articolazione sociale che denuda il re, mostrando tutta la
vitalità democratica, la rabbia ma anche la gioia di una società che
chiede di investire nella conoscenza come bene comune.
Dobbiamo
operare in questo movimento, per la sua crescita e la sua vittoria.
Dobbiamo lavorare a saldare concretamente la lotta per la conoscenza
come bene comune con la lotta al carovita. Sono due aspetti della
stessa medaglia, l'ha capito il movimento lo può capire la maggioranza
del paese. Lo sbocco politico del movimento è la sua vittoria, cioè il
ritiro del decreto Gelmini. A questo sbocco politico dobbiamo lavorare,
sia dentro il movimento sia allargando il più possibile la
mobilitazione contro il carovita. Al congresso avevamo scommesso sulla
possibilità di dar vita ad un autunno caldo. Adesso la temperatura è
già salita di un bel po', compito nostro trovare i nessi tra il disagio
sociale diffuso e la lotta, tra la lotta contro il governo e quella
contro Confindustria; nostro compito lavorare ad allargare il
movimento. La crisi noi non la paghiamo che deve diventare la nostra
parola d'ordine, sin dalla mobilitazione del 25.
Oristano Circa 200 manifestanti, perlopiu’
docenti ma anche una delegazione di studenti, hanno sfilato stamattina
sotto la pioggia per le vie di Oristano per protestare contro la
riforma Gelmini della scuola, che minaccia di ridurre drasticamente il
numero di autonomie scolastiche e di portare alla chiusura molte
piccole scuole della provincia. Il corteo, promosso da Cgil, Cisl, Uil,
Snals e Gilda, e’ partito verso le 10.10 dalla centrale piazza Roma per
arrivare in via Carducci, davanti alla sede dell’ex provveditorato agli
studi, oggi ufficio scolastico provinciale, dove una delegazione di
docenti e studenti ha consegnato al dirigente un documento in cui si
ribadiscono le ragioni della protesta. I manifestanti si sono poi
spostati verso via Pietri per concludere la protesta davanti alla
prefettura.
La delegazione di studenti alla quale fa riferimento l'articolo sono i GC di oristano che hanno sfilato in coda al corteo sindacale sventolando i vessilli di Rifondazione.
E' deplorevole come i mezzi di comunicazione locali abbiano censurato la nostra partecipazione. Ad Oristano Rifondazione Comunista era presente al fianco dei lavoratori e degli studenti contro il governo reazionario delle destre.
Car* Compagn*,
scusate ma non reggo l'ennesima provocazione del Direttore di Liberazione.
Lui è stanco inutile, continua, sproloquiare ignorando liberamente che i Comunisti hanno scelto di Essere Comunisti.
Perchè
è curioso che nonostante la maggior parte degli iscritti a
Rifondazione, sia pure nelle loro differenze, hanno scelto di restare
uniti sotto la Falce de il Martello debbano ancora sentirsi in Campagna
Congressuale e avere uomini settari che continuano a predicare qual'è
la scelta migliore per la nostra soprevvivenza.
Piero Sansonetti è
il Direttore del Quotidiano di Rifondazione nella Catastrofe di Aprile,
lui con la sua direzione di questo giornale ha quantomeno
responsabilità, più o meno come altri, nella conduzione della campagna
elettorale del Partito che ha sancito la Sconfitta del Progetto
Sinistra Arcobaleno.
E nonostante Lui navigato uomo di Sinistra
critichi la Destra Italiana per il suo despotismo, è ancora in sella a
Liberazione, influenzandola spudoratamente verso quelli che sono i suoi
orientamenti.
Lo schifoso articolo di oggi 17 ottobre è una prova tangibile della sua stanchezza politica e direttiva.
La
critica senza pudore a chi per la prima volta guida il Partito e la
miserabile difesa di chi ha condotto la Sinistra Italiana all'uscita
dal Parlamento.
Il Direttore di Liberazione è esattamente quello per
la quale tanti Compagn* hanno combattuto durante quest'ultimo
congresso, la stanchezza e la vecchiaia di un gruppo dirigente che nel
bene e nel male non ha mai ceduto di un passo alle effettive esigenze
delle popolazioni.
La mia prima tessera la feci nel 95 allora era
segretario Bertinotti avevo 17 anni. L'ultima mia tessera firmata da
Giordano ha visto Bertinotti nostro candidato Premier...ora di anni ne
ho 30.
Allora io mi chiedo è possibile che in 13 anni Rifondazione
non sia stata in grado di superare Bertinotti? E' tuttavia possibile
che se lui venga (passatemi il termine) spodestato le persone a lui
vicine comincino con la rappresaglia?
Fausto l'ho ammirato e tuttora provo stima per lui, ma non riesco più a sopportarlo.
Che lui lo voglia o no ha caratterizzato Rifondazione dalla sua nascita alla fine della sua prima fase.
Così
gente come me, che NON ha mai militato nel PCI, ma che ha cominciato
l'attività nel PRC si sente comunista esattamente come quel simbolo
Falce e Martello stà a indicare.
Per noi COMUNISTI non è una
questione ideologica, ma uno stile di vita, l'idea che il Capitalismo
renda tutto effimero e passeggero ci da la forza di combattere
quotidianamente perchè anche NOI vogliamo la realizzazione del nostro
ego; non in senso materiale ma nel senso dei sentimenti.
E'
quell'idea che i COMUNISTI lottano anche dentro un bus cittadino non
celando le loro idee, ma che che con occhi fieri parlano coi loro
simili indicando che esiste una via che può rendere migliore questo
mondo, dove la ricchezza non è avere soldi, ma poter godere di quel che
la vita ti offre.
Che
tristezza sentire Bertinotti e Sansonetti dire che oggi COMUNISTA non
si può dire, denota vecchiaia, stanchezza...pena per dei signori
anziani che probabilmente alla loro età vogliono ancora dare un senso
alla loro esistenza.
Meno male che ancora c'è chi và nei bar a
parlare della possibilità di un mondo migliore, non saranno come
Sandino o Zapata, ma la luce negli occhi è quella.
Caro Direttore,
se
ha vinto la Falce ed il Martello e se a Roma ervamo 300000 mettiti il
cuore in pace e supera tu l'idea dell'Arcobaleno e accetta i Comunisti
per quello che sono Comunisti.
Sono sicuro che quando sarà il
momento sapranno trovare la via che li riporterà più forti di prima e
stai tranquillo quella NON sarà la Strada che il buon Fausto Bertinotti
ci ha lasciato in eredità.
Non è una risposta vera, però volevamo invitare tutti a partecipare a
questa iniziativa che abbiamo messo in piedi proprio in vista dello
scipero del 17 Ottobre,
saluti comunisti Laura Stochino
Il Circolo PRC "A. Gramsci" di Cagliari vi invita all'iniziativa:
DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA
DALLA MINISTRA GELMINI!
==============================
ASSEMBLEA POPOLARE E DIBATTITO
CONTRO I TAGLI ALL'ISTRUZIONE E ALL'ORARIO SCOLASTICO
MERCOLEDI' 15 OTTOBRE 2008, ORE 17.30
CAGLIARI, GIARDINETTI VIA BRIANZA
(fronte mercato di Via Quirra, dietro Scuola Media Statale)
Entro
il 2030 gruppi profughi si sposteranno verso l'Antartide, le Olimpiadi
si terranno solo nel Cyberspazio e l'Australia centrale verrà
abbandonata a causa dell'eccessiva siccità. Lo prevedono gli esotici
scenari contenuti in uno studio sul cambiamento climatico reso noto
oggi.
Forum for the Future, un centro studi che ha sede a Londra,
e i ricercatori degli Hewlett-Packard Labs spiegano che il loro intento
è quello di dare avvio a un dibattito su come evitare i peggiori
effetti del riscaldamento globale presentando una serie di scenari
radicali per il futuro.
"Il cambiamento climatico colpirà l'economia almeno quanto il 'credit crunch'", dice lo studio di 76 pagine.
Gli
scenari vanno dall'adozione di una maggiore efficienza energetica, con
le centrali di desalinizzazione, alimentate grazie all'energia solare,
che trasformeranno il Sahara in un'area verde, a un futuro in cui a
causa dell'aumento delle temperature l'Antartide comincerà a divenire
meta di un nuovo tipo di rifugiati, "profughi climatici".
"Abbiamo
ancora la possibilità di modificare il futuro", dice a Reuters Peter
Madden, responsabile del Forum. "Questo è ciò che il mondo potrebbe
diventare e alcune opzioni non sono molto piacevoli".
Madden dice
che la maggior parte dei rapporti sul cambiamento climatico si
concentrano sulle conclusioni scientifiche relative alle emissioni di
biossido di carbonio, senza prendere in considerazione le risposte
psicologiche o sociali.
"Gli storici del futuro potrebbero
guardare ai nostri come 'gli anni del cambiamento climatico. Ci
considereranno una generazione eroica oppure guaderanno a noi con
incomprensione e disgusto, come facciamo noi ora con chi permise lo
schiavismo".
Madden dice che lo studio non cerca di stabilire
esattamente cosa è più probabile che accada, ma solo indicare alcune
delle possibilità.
CINQUE SCENARI
Lo studio indica cinque scenari.
Prima
l'efficienza - L'innovazione tecnologica contribuirà a risolvere il
problema del cambiamento climatico e a incentivare una forte crescita e
il consumismo. Il Sahara diventerà verde e il litorale orientale degli
Usa, per esempio, sarà "protetto da un muro di cemento ecologico che
genera energia dalle onde e dalle maree".
Trasformazione dei
servizi - I prezzi alle stelle per l'emissione del Co2 condurranno a
una economia basata sui servizi. La gente non userà più le auto, ma le
biciclette. "L'Australia centrale e l'Oklahoma sono state abbandonate
per la mancanza d'acqua. Gli atleti saranno a casa loro durante le
prime Olimpiadi virtuali, concorrendo uno contro l'altro nello spazio
virtuale davanti a miliardi di spettatori".
Redifinire il
progresso - Una depressione globale tra il 2009 e il 2018 costringerà
la gente ad adottare stili di vita più sobri e a concentrarsi sul
benessere e sulla qualità della vita. Negli Stati Uniti, le persone
"lavoreranno 25 ore a settimana e faranno fino a 10 ore di lavoro
volontario".
Economia di guerra ambientale - Il mondo non è
riuscito ad agire contro il cambiamento climatico, il commercio
mondiale è crollato dopo che il petrolio è arrivato a costare 400
milioni di dollari al barile. Gli impianti elettrici si spengono
automaticamente quando le famigli eccedono la propria quota energetica.
Mondo
protezionista - La globalizzazione è in ritirata dopo la scarsa
risposta coordinata al cambiamento climatico. Il Marocco ha chiesto di
entrare nell'Unione europea in cambio di accesso esclusivo alle
forniture di energia solare fino al 2050.
Come membro del CPF provinciale oristanese e appartenente al defunto
5° documento vorrei sottolineare i motivi che non mi porteranno a
sostenere nessuna Segreteria senza una chiara linea politica.
Da
troppo tempo ormai Rifondazione nella nostra provincia, così come nel
Capoluogo sta subendo un tracollo verticale, cioè precipita sempre in
un anonimato che rende davvero ancor più triste il fatto che questo
partito sià in linea diretta il principale erede del pensiero di
Gramsci. All'ultimo CPF si respirava un belò clima da Siberia
Stalinista, dove due blocchi contrapposti hanno evidenziato troppe
irresposnabilità alla fazione avversaria...insomma niente di nuovo.
Quel che mi ha lasciato basito è stato il fatto che nessuno di noi
abbia pensato che fosse giusto arrivare all'elezione del futuro
segrtario con un programma certo e chiaro. E' stato fatto un nome, di
un compagno che sicuramente esperto e adatto a questo ruolo, però
chiamato in causa ha dovuto più difendere se stesso e la sua buona fede
che parlare effettivamente di politica.
La politica appunto,
quello che manca da troppo tempo, che dovrebbe riportare la Sinistra a
incidere nelle scelte delle persone, che dovrebbe nel campo dare una
risposta di Alternativa di Società così come tanto tempo fà diceva
Fausto Bertinotti. Possibile noi Compagni della provincia col più alto
numeo di Fascisti e Democristiani riciclatisi sotto l'insegna del
Neoliberismo, non riusciamo davvero a trovarci utili in tutte le
componenti di un CPF per non parlare poi del funzionamento dei Circoli
e dei Giovani Comunisti?
E' necessario vincolare le Segreterie
tutte ad un PROGRAMMA, siano esse di Circolo siano esse di Federazione
e Regionali, in quanto è giusto dare la possibilità alle maggioranze di
operare e alle opposizioni di opporsi. A Chianciano è stata trovata una
sintesi di 4 documenti che tra l'altro hanno sottolineato che NOI
RIFONDAZIONE ripudiamo il leaderismo...questa è appunto la messa in
campo di un nome (o di un manipolo di oligarchi) che agisca come
garante della genuinità dell'azione politica. Se ignoriamo questo
punto, stiamo in primis ignorando il Congresso più dilagnante della
nostra storia e in più staimo esponendo un Compagno a critiche verso la
sua persone e non verso la sua funzione di Segretario.
Se noi ignoriamo tutto questo, Chianciano NON è servito a nulla.
Così
la Mozione 5 (insieme ad altri) sta lavorando ad un Documento che
sosterrà al prossimo CPF e sulla quale sarà (si spera) votata la
Segreteria Provinciale al quale, anche se richiesto, sempre la Mozione
Numero 5 NON PRENDERà comunque parte.
In ballo c'è una funzione
di Partito troppo importante che dia all'organo CPF stesso un ruolo
centrale che sia di coordinamento per i circoli sparsi sul territorio,
che sostenga sempre i Giovani Comunisti, ma non solo.
Così è importante cambiare radicalmente l'operato svolto fin qui, che vede logiche individuali prevalere sul collettivo.