Contrastiamo la scissione fino in fondo. Investiamo sull'autonomia del progetto Prc.
Inviato da rossoverde | 12 Gen, 2009da LIBERAZIONE del 10-01-2009
La scissione va contrastata fino in fondo. Non in nome di una
ortodossia che non ci appartiene o in nome della fedeltà a una linea
che non ci convince.
La scissione va contrastata per due ragioni di fondo, oltre che per una serie di ragioni di merito specifico.
La
prima, è che non si possono raggirare le iscritte e gli iscritti del
PRC. Tutti, non solo coloro che hanno votato per il secondo documento.
La scissione è stata sempre negata da tutti in premessa, anzi si è
reagito con enfasi ogni qual volta qualcuno, nei congressi di circolo,
avanzava il sospetto che ci fosse quella volontà e che, oltre la
costituente di sinistra, ci fosse il superamento del PRC e la nascita
di un'altra formazione politica. E noi, abbiamo sempre difeso quella
reazione indignata.
La seconda è che non si può consumare la
scissione sul tema di come ci si presenta alle elezioni, anche se
questo rimanda a una questione più di fondo, della prospettiva politica.
Strano
destino quello di Rifondazione Comunista, la formazione politica che
sulla carta avrebbe dovuto essere la più al riparo
dall'istituzionalismo e che, invece, ha vissuto le sue scissioni sempre
sul tema del governo e oggi si appresta a viverne una sul tema delle
elezioni.
Come se fosse indifferente il fatto che vi sia stato un
pronunciamento democratico nel congresso nazionale o fosse un
particolare il fatto che siamo partecipi di un progetto europeo, la
Sinistra Europea, avversata dal PdCI e siamo membri di un gruppo
parlamentare, il GUE, che è alternativo al Partito Socialista Europeo.
La
vera rivoluzione da fare, sarebbe quella che abbiamo predicato a
Carrara e ancora non praticato: rompere con la separatezza
istituzionale, ovvero fare del governo e delle elezioni l'alfa e
l'omega della politica, il suo fine ultimo, di cui tutto il resto, alla
fine, è semplice strumento (compreso l'altrettanto tanto predicato
rapporto di internità con i movimenti).
Negli ultimi interventi,
comincia ad apparire la retorica con cui si giustificano tutte le
scissioni: non siamo noi che la facciamo, siete voi che avete
modificato il codice genetico del PRC! Le stesse, identiche parole di
Cossutta e Diliberto nel 1998. All'epoca, l'accusa era ancora più
infamante: la rottura con Prodi veniva associata alla collusione con le
destre e all'abbandono della discriminante antifascista. Un veleno
sparso a piene mani, un'accusa che ci rimbalzò addosso per anni.
Oggi, l'accusa è di stalinismo, chiusura in una nicchia identitaria, minoritarismo, ecc..
Per favore, almeno ci si risparmi questa retorica da quattro soldi!
Non
ci sfugge che la questione delle elezioni europee, nasconde una
distanza strategica di progetto. E che in campo, ormai senza veli, c'è
il progetto di una nuova forza politica della sinistra in cui
Rifondazione Comunista debba sciogliersi o confluire.
La riteniamo
una proposta sbagliata perché si rivolge alle forze politiche della
sinistra, ristabilendo una gerarchia che pensiamo vada contestata e
perché non chiarisce l'alternatività al PD, che riteniamo una questione
di fondo. Anzi, scegliendo come interlocutore privilegiato Sinistra
Democratica, che fa dell'orizzonte di un nuovo centro sinistra e della
cultura della sinistra di governo i suoi capisaldi, indica già quale
sia la direzione di marcia scelta (un tragico errore per noi). Detto
questo, non mettiamo in discussione la legittimità di questa scelta e
che con essa occorra misurarci. Anzi, ancora di più: che occorra dare
una risposta alla domanda di unità che essa esprime. Bene, quindi,
misuriamoci nel confronto e nell'iniziativa! A partire dalla crisi e
dalle risposte da dare. Nello scorso Comitato Politico Nazionale, si è
detto di lavorare per un appuntamento unitario a sinistra, le
organizzazioni del lavoro, le associazioni, i movimenti, i partiti,
partendo proprio da qui: come intervenire concretamente dentro la
crisi, quali proposte, quali iniziative, quali strumenti. Non sarebbe
necessario che il nostro confronto e la nostra sfida, partissero da qui
e non sempre, stucchevolmente, da come ci si presenta alle elezioni, se
appoggiare o meno quella giunta, se rifare o meno il centro sinistra?
Contrastare
la scissione non in nome della fedeltà alla linea. Anzi, cercando di
rompere la perfidia della prigione delle correnti e liberando il
confronto interno.
Pensiamo che vada detto apertamente che
sostituire Sansonetti alla direzione del giornale sia un errore. Non
perché non sia condivisibile una critica politica aspra al giornale che
è stato utilizzato come una tribuna privilegiata per promuovere
l'operazione politica del superamento del PRC. Il punto che solleviamo
è un altro: l'inopportunità per un partito come il PRC di passare da
una critica politica fortissima ad atti amministrativi. Ogni volta che
l'abbiamo fatto, anche nel recente passato, abbiamo compiuto uno
sbaglio. Un atto che è contro la natura aperta e libera del nostro
partito. E' evidente che c'è una contraddizione stridente tra la scelta
democratica delle iscritte e degli iscritti nel congresso e la
conduzione politica del giornale. Per noi è una contraddizione con cui
convivere e che non si risolve con atti amministrativi ma con la
politica, il convincimento, il coinvolgimento, la pressione delle
iscritte e degli iscritti, insomma con una sorta di "assedio
democratico".
Ma si badi bene, ancora una volta, non si tratta di un
atto illegittimo. La Direzione del partito ha quella competenza e in
quella sede, con il proprio voto, ognuno si assumerà una responsabilità.
Contrastiamo
la scissione fino in fondo per non arrenderci a una forza inerziale
degli eventi che ci vorrebbe portare alla costituzione di un altro
partito della sinistra e, quasi specularmente, alla riunificazione con
il PdCI, passando magari per una lista comunista alle elezioni europee.
Due derive per noi sbagliate: questo si porterebbe alla liquidazione
del progetto della rifondazione comunista.
Investire sull'autonomia
del progetto della rifondazione comunista per costruire la sinistra di
alternativa, liberamente, con una battaglia politica aperta, questa è
la prospettiva per cui ci battiamo.
Oltre, quindi, nella rifondazione comunista.
Su questi temi, vogliamo proporre un incontro, sabato 17 gennaio, aperto a tutte e a tutti coloro disponibili a un confronto.