Lettera a Liberazione
Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008
Cari compagni ho scritto questa lettera sul muro di Berlino, domani
dovrebbe uscire su liberazione.
Io il muro di Berlino l'ho vissuto
La polemica che si è aperta in Rifondazione Comunista, per quanto
riguarda il muro di Berlino che dovrebbe essere raffigurato sulla
tessera dei Giovani Comunisti, più che scandalizzarmi mi riporta a
ricordare i miei primi anni d'infanzia che ho vissuto in Germania.
Per me, che vivevo in un piccolo paese della Germania Federale per
l'esattezza a Bendorf vicino Coblenza.
Il muro mi ha accompagnato per tutta l'infanzia, come l'anticomunismo
di cui sono stato vittima io e tutta la mia famiglia.
I miei genitori, entrambi comunisti e militanti del DKP (il partito
comunista tedesco) hanno dovuto fare i conti con il berufsverbot, cioè
il divieto per i comunisti di lavorare negli enti statali. Per strada
io ero il figlio dei comunisti, la nostra casa era continuamente
sorvegliata dalla polizia, anche parenti lontani che non erano
comunisti, hanno subito ricatti e intimidazioni solo per il fatto che
mio padre era un dirigente del DKP.
Troppe volte arrivava per i miei genitori un licenziamento "politico"
anche dalle fabbriche dove lavoravano come operai.
Quel muro, ha ragione Paolo Persichetti è stato e rappresentava
comunque una sconfitta e l'incapacità di reggere il confronto aperto.
( A proposito di confronti, vorrei far notare a Persichetti, ex
brigatista, che mentre lui oggi po' dare a noi lezioni come portatori
di "autoreferenzialità organizzativa su vuote pulsioni identitarie" , i
suoi paralleli compagni brigatisti tedeschi, Ulrike Meinhof prima e
Andreas Baader, Gudrun Eislinn e Jon Carl Raspe dopo, vennero
suicidati nel carcere di Stammheim, in quella Germania libera e
democratica. )
Me lo ricordo bene, sia prima che dopo, il muro. Prima i bambini
dell'est ci chiedevano se era vero che noi avevamo tutto e di più, ci
rubavano i jeans di marca e i giocattoli della Mattel.
Dopo il crollo del muro quando Kohl pareggio il marco del'ovest con il
marco dell'est, la prima cosa che fecero i tedeschi "liberati", era
invadere i negozi e comprare di tutto, ma con la convinzione che tanto
avrebbero continuato a mantenere i diritti sociali, il lavoro, la
casa, l'educazione e naturalmente tantissimi soldi.
Come hanno potuto vedere dalla serie televisiva DALLAS che in quel
periodo andava tanto di moda. Come i primi Albanesi che sono arrivati
sulle nostre spiagge convinti di trovare in Italia quello che loro
hanno visto in televisione sulla Rai, dove basta una telefonata per
vincere milioni. Anche per loro, in particolare per le donne, si sa
come è andata a finire, buttati su un marciapiede oltre il muro delle
nostre periferie, oppressi e ricattati dalla nostra criminalità
organizzata.
Nella Germania "liberata" o meglio "occupata", il sogno, come
sappiamo tutti, è finito nell' arco di due settimane, sono cominciate
le prime chiusure delle fabbriche, i primi licenziamenti, la casa non
te la da più lo stato e la disoccupazione non è più un reato.
La scuola, dall'asilo all'università non è più gratuita, il nido nel
tuo posto di lavoro come era ovvio non esiste più e per tanto come
donna, dopo quella data fai di colpo 20 anni indietro.
Sono liberi ora, di comprare i jeans e i giocattoli di marca, ma aimè
come noi, devono scegliere, se comprare il jeans di marca, o il libro
di testo per tuo figlio che deve studiare.
Ora quando torno in Germania, amici e parenti, non comunisti mi
dicono, che se dipendeva da loro il muro lo avrebbero alzato di altri
due metri, che non se ne può più, di questi tedeschi dell'est che
vengono qui a rubare il lavoro insieme ai turchi, i russi e tutta
quella marmaglia. Ma anche dall'altra parte ho sentito gli stessi
discorsi, quando sono capitato a Rostock , nell' agosto del 1992,
proprio quando centinaia di squadristi neonazisti, attaccarono per
cinque notti consecutive un ostello di profughi vietnamiti.
Negli anni successivi una serie di attacchi, ricordo ancora quello del
1993 quando due bambine e una donna turca vengono bruciate vive nella
loro casa da un gruppo di nazi skin e una serie di sinagoghe ebraiche
vennero danneggiate.
Ho capito allora, che da un muro di pietra si è alzato un muro
peggiore, fatto di intolleranza e non sarà facile abbatterlo con
qualche picconata.
Detto questo non mi sento un guardiano delle macerie e rispetto
l'autonomia dei giovani comunisti, ma mi chiedo cosa rappresenta per
questi giovani il muro di Berlino? e per quale motivo visto che nel
mondo dal '91 ad oggi sono stati innalzati tanti altri muri, come a
Gaza o tra gli Stati Uniti e il Messico, si è scelto quello di
Berlino?
Non sarà invece che per questi giovani che in maggioranza fanno parte
di un progetto di superamento di Rifondazione Comunista, sconfitto per
fortuna all'ultimo congresso, vedono nell'immagine del muro di
Berlino un gabbia che li trattiene in un Partito che ancora si
definisce comunista?
Se è così, allora io non sarò un guardiano che li trattiene e li
obbliga a restare, farei uno sbaglio a frenare i loro sogni più
improbabili, verso l'altra parte.
Yassir Goretz - Sx Comunista