Berlino e l'Onda che non conosce muri

Inviato da rossoverde | 20 Dic, 2008

DA LIBERAZIONE DEL 19-12-2008

Vi dico perchè ci sono queste immagini sulla tessera dei Giovani Comunisti/e

Elisabetta Piccolotti *portavoce nazionale Giovani Comunisti/e  

‘Eppure in quel tacere, s'avanzò nuovo inizio, cenno, mutamento'. Sono versi dai Sonetti ad Orfeo di Rainer Maria Rilke, i versi che hanno ispirato il film di Wenders. Sono versi di un poeta, non parole di un politico, né di un rivoluzionario. Una suggestione quindi, non un giudizio, un'affermazione, un proposito. L'ossimoro di un silenzio scritto su un'immagine, scattata da un grande documentarista come Raymond Depardon, che ha urlato alla coscienza del vecchio continente come poche altre. Di chi è quel tacere? E' il tacere della sinistra dopo l'89, il tacere nel senso della difficoltà in cui ancora dopo vent'anni ci dibattiamo, noi che non crediamo che capitalismo, consumismo, mercificazione e sfruttamento siano sinonimi di liberazione. Nel nostro paese, ma anche in tutta Europa, il ciclo di transizione aperto in quell'anno non si è ancora chiuso, ma porta con sè segni di un futuro non univoco. In questi vent'anni - che per me, e tanti come me, sono la totalità della mia vita consapevole - a sinistra sono accadute molte cose. Si può scegliere come guardarle. Si può guardarle con lo sguardo di chi è impegnato a rileggere il passato: o per invocare la sua immutabile riaffermazione, come fanno in troppi nel mio partito, o per consegnarlo in forma di eredità chiusa e compiuta alle generazioni successive, come mi pare stiano facendo molti nell'intellettualità più autorevole della sinistra italiana. Oppure si può scegliere di guardarle con lo sguardo rivolto in avanti, perché siano gli elementi di riflessione su cui poggiare un ‘nuovo inizio, cenno, mutamento'. Noi abbiamo scelto da tempo l'entusiasmo per questo tremulo tentativo, non da ora, non da questa tessera, e nonostante in questi anni ci siano più volte sussultati il cuore e la mano, non abbiamo desiderio, che è più importante di volontà, di girare lo sguardo.
C'è all'interno della nostra tessera un'immagine di conflitto, libertà e democrazia. Un'assemblea che diventa un Onda che per fortuna ‘non conosce argini' - o anche non conosce ‘muri' - che ha stravolto un paesaggio desolante in questo strascico di 2008: la sinistra radicale sconfitta, disorientata, incapace di efficacia, irriconosciuta come rappresentanza e rappresentazione, la strabordante vittoria delle destre e il profilarsi all'orizzonte di una sempre più vicina chiusura bipartitica della transizione italiana, in una società che si vorrebbe pacificata dall'autoritarismo e dal decisionismo dei governi. L'onda ha dato un cenno, e probabilmente più di un cenno, se poi sono arrivati gli scioperi generalizzati, i sindacati in piazza, la riapertura di una dialettica e un conflitto con le destre nel paese. E' un cenno anche questo carico di segni di futuro: non soltanto sull'analisi contemporanea del capitalismo, come i Giovani Comunisti/e hanno più volte avuto l'occasione di argomentare più approfonditamente su questo giornale, ma soprattutto segni di un rapporto mutato e complesso tra sociale e politico, la cui evoluzione non è scontato sia in grado di ribaltare l'assetto del paese.
Sono ancora convinta che per dare efficacia al proposito di cambiare il mondo bisognerebbe a questo punto pervicacemente tentare di cambiare la politica. Come si vede sta anche a noi ed è per noi domanda di soggettività e insieme di cura e attenzione alle relazioni con ciò che meglio di noi ha saputo conquistare lo spazio dell'opposizione come possibilità di cambiamento. Di fronte a questo bisogno Rifondazione Comunista mi appare diventata una teca di cristallo piena di elefanti. Di certo ha a che vedere anche con questa nostra discussione sulla tessera, di cui non si può parlare come una voce fuori campo da un territorio di confine.
Quest'Onda è un'onda per la libertà del sapere, una libertà che è fatta di tante altre: libertà di pensiero, di manifestare le proprie idee, di parola, di insegnamento, di ricerca, di culto, di movimento, dei corpi, dell'informazione, nell'accesso alle tecnologie, libertà nell'esperienza del reale insomma. E' un'offesa, una violenta provocazione, dire che non riconosciamo come nostro nessun progetto di trasformazione che non assuma in sé, come irrinunciabile, questa radicale libertà degli uomini e delle donne? E' un'offesa per un ragazzo di vent'anni, tale da giustificare un atto come quello di coprirsi la vista con un adesivo, provare a dire ciò che i tanti che dicono di combattere il revisionismo storico dovrebbero pronunciare ogni giorno, invece di passare il tempo nei blog ad accostare la nostra tessera alle immagini dell'organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale? Ovvero che si può ancora dire ‘sono comunista' perché il comunismo è un pensiero della liberazione e dell'uguaglianza il cui esito storico nel socialismo reale è stato la sua negazione, diversamente dal fascismo che è ideologia dell'autoritarismo ed è stato coerentemente la tragedia della sua realizzazione? La tessera di un'organizzazione che si dice comunista e che riporta la caduta del muro non rivendica questa incolmabile differenza?
Abbiamo scelto, tanto tempo fa, di mettere la parola rifondazione accanto alla parola comunista. Rifondare diceva della necessità di un lavoro più lungo e più profondo dell'aggiornamento, del maquillage. Diceva della necessità di ricostruire le fondamenta di un pensiero e di una pratica della liberazione. Forse nella polemica di questi giorni ce n'è un'altra, più seria e più profonda che non ha a che fare con un'immagine di una tessera ma con la ragione di una scommessa e di una storia collettiva come la nostra. Forse c'è chi preferirebbe che quella parola che sta accanto a comunista se ne andasse. Allora si, non servirebbe la grande fatica di una rifondazione, basterebbe quella più piccola di una ricostruzione, magari anche di un muro. Allora si, non avremmo a reclamare alcun seguito.

p.s. A Piero Sansonetti vorrei dire grazie. Per il suo articolo sulla nostra tessera, ma anche grazie a lui e a tutto il giornale, per molte cose intelligenti che Liberazione ha scritto e promosso in questi anni e anche per lo spazio che in questi ultimi mesi ha dato all'Onda e alle sue parole. Ho sempre considerato un piacere svegliarsi la mattina e non trovarsi davanti lo specchio di se stessi. Vorrei che fosse ancora così. Per questo non farò mancare con un sorriso la tessera che mi ha chiesto, nonostante la sua ‘veneranda' età. Una piccola disobbedienza, dedicata alla ‘Liberazione'.


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