11 ottobre e Sinistra (risposta a Zipponi e Mussi)...da Liberazione del 25/09/08
Inviato da rossoverde | 25 Set, 2008
Ripartono il dibattito politico dentro Rifondazione e nella sinistra e
il confronto sulla prospettiva. Questo è un fatto positivo se non si
tratta di una discussione astratta e si connette alla ripresa di una
mobilitazione nel Paese.
La mobilitazione sindacale e il primo
appuntamento generale dello sciopero del 17 ottobre, la questione
Alitalia, le vertenze contrattuali di importanti categorie, i contrasti
sulla trattativa più generale sul modello contrattuale, l'esplosione di
una mobilitazione del mondo della scuola contro i progetti del governo
parlano di una possibilità di riavviare un conflitto generale.
Una
possibilità, niente di più di questo, l'apertura di uno spiraglio che è
nostro compito allargare per riprendere il filo di un discorso che
riguarda il futuro di questo Paese.
Qui c'è la connessione tra la
manifestazione dell'11 ottobre e il quadro sociale che si riattiva. Il
tentativo è di mettere la sinistra politica in sintonia con quanto si
muove, anche solo come tendenza, in contrapposizione al governo delle
destre ai suoi progetti.
E' stato detto che una manifestazione dura un giorno e esprime un senso
politico se è dentro un percorso che indica un progetto e una direzione
di marcia.
E' stato avanzato un paragone con la manifestazione del
20 ottobre dello scorso anno. Un paragone improponibile perché in mezzo
è cambiato il mondo. E non parlo solo del risultato elettorale e il
terremoto che ha sconvolto la sinistra.
La manifestazione del 20
ottobre è stato l'ultimo sussulto della sinistra dell'Unione con
l'obiettivo estremo di condizionare l'azione del governo sul tema
decisivo dell' uscita dalla precarietà. Aveva una grande forza perché
suscitava una grande attesa: la promessa del cambiamento che era
possibile grazie al ruolo svolto della sinistra dentro la coalizione.
Il movimento era la spinta necessaria per questa ultima disfida dentro
un campo di alleanze, giudicato come necessario per scalare il tema
arduo dell'efficacia. E' la sconfitta di quell'illusione che ha
determinato il crack e il grande crollo. Invito a diffidare di una
discussione astratta che sfugge da questo dato di contenuto
fondamentale.
Prima dei contenitori, c'è il contenuto. Prima del
problema se la sinistra arcobaleno trasmettesse o meno un progetto
generale, fosse stata scelta per convinzione o per necessità, fosse un
burocratico assemblaggio di gruppi dirigenti dei partiti e non un
movimento, c'è ne è un altro che è il tema di fondo, ovvero la
sconfitta verticale della sinistra dentro l'alleanza dell'Unione,
l'incapacità (o l'impossibilità?) di determinare un cambiamento dentro
quel quadro di alleanza. L'Unione per la sinistra è stato come la tela
del ragno per la mosca. Per questo, trovo totalmente sbagliata la
domanda se e quanto la manifestazione dell'11 ottobre parla alla piazza
del 25 ottobre del Pd.
Ogni piazza parla al Paese intero e non
risponde ad un'altra piazza. Basta con il minoritarismo introiettato
come un virus che uccide la nostra autonomia. E' morto il re, evviva il
re! Tradotto: l'Unione è finita, la stagione del centro sinistra si è
conclusa, si apre un nuovo ciclo.
Noi non ci definiamo, né in una
prospettiva di nuova alleanza, né in contrapposizione al Pd. Siamo
un'altra cosa. Il punto dell'11 ottobre è questo e questa è anche la
sua ambiguità. Uso il termine ambiguità non con una accezione negativa
ma proprio in quella di una compresenza e di una doppia possibilità di
risoluzione. C'è dentro alla sinistra chi pensa alla ricostruzione in
forme nuove dell'alleanza di centro sinistra come prospettiva e chi,
invece, pensa che quella sia la morte della sinistra e della sua
autonomia e che occorra lavorare per un'altra prospettiva: la
costruzione dell'alternativa e la rottura del sistema bipartitico e
bipolare.
Questo è il vero spartiacque e non la retorica costruzione
di identità astratte e senza contenuto, sia questa la costituente della
sinistra, l'unità comunista o altra diavoleria. Dimmi che vuoi e che
fai e ti dirò chi sei!
Sono contrario al partito della sinistra che
propone Mussi per un punto di contenuto fondamentale, che Mussi
onestamente ripropone nella sua intervista: il tema del governo e del
rapporto tra la sinistra e il governo. E' lo stesso punto sul quale c'è
stata la scissione del 1998. Per questo sono altrettanto contrario a
ogni ipotesi di unificazione comunista basato sul fatto che sarebbe
incomprensibile l'esistenza di due (non sono di più?) partiti
comunisti.
Abbiamo detto, investire su Rifondazione Comunista non
per orgoglio di partito o un ridicolo istinto di autosufficienza ma per
investire su un progetto politico, quello della costruzione di un campo
della sinistra di alternativa. Dobbiamo continuare questa discussione
come epigoni di una discussione scolastica che si ripete sempre uguale
a se stessa? Io penso di no. E, invece, di scambiarsi accuse e di
mettere le pagelle o con una matita segnare i buoni e i cattivi,
sarebbe meglio sfidarsi dentro il concreto della mobilitazione sociale.
In
questo senso, avanzerei una sollecitazione: non parlare della
manifestazione dell'11 ottobre e basta. Occorre parlare almeno della
mobilitazione d'autunno e di come siamo in grado, con l'11 e oltre l'11
ottobre, di innervare una campagna politica che abbia un carattere di
continuità e sappia trovare sinergie con lo sviluppo del movimento
sindacale e sociale.
Ultime due notazioni Vedo che per accusare il
gruppo dirigente del Prc di settarismo e chiusura in nicchie
identitarie, alla fine si fa sempre riferimento al Pci e alla sua
storia. Cioè, riproponendo uno schema del passato. Per favore, si
critichi naturalmente, ma guardando all'oggi e alle scelte che si
fanno. Tra le accuse più veementi, leggo quella della ricerca di una
identità comunista "vai a sapere quale oggi". Mi dispiace proprio che
questa critica venga da un compagno iscritto al nostro Partito che
forse ancora non si è accorto che ci chiamiamo Rifondazione Comunista e
come declinare oggi, nelle contraddizioni del nuovo millennio, questa
cultura politica, non dovrebbe proprio essere un fastidio ma costituire
il cruccio fondamentale di una ricerca e di una sperimentazione.
Walter De Cesaris