Congresso PRC - ODG Conclusivo - nuova linea politica
Inviato da rossoverde | 29 Lug, 2008
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Il Congresso considera chiusa e superata
la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella
fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione
alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata
gestione maggioritaria della direzione del partito.
Il Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.
Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge la proposta della Costituente di sinistra e
qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra
formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo
aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.
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Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in
primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo
dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i
rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del
paese.
La sconfitta delle destre populiste e della politica
antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale
fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito
Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente
sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci
ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto
bipolare.
Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo
Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e
morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al
progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera
collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di
ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia
culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica
l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il
governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni
fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è
indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una
collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste,
di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si
muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali,
sindacali e culturali.
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Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica.
La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione
dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili
al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo
storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi
necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle
istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente
opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista
delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena
sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce
dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche
di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario
verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi
generali che il partito si pone in questa fase.
La lotta contro la manovra economica antipopolare del
governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e
discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di
attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione,
l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale,
rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di
allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.
E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del
partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra
politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia
e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo
quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20
ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di
autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello
scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di
movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad
organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle
lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di
una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di
una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro
delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro
alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente
della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel
Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del
potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche
attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle
retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo
del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra
italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori
garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole
al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la
ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri
prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non
possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le
logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei
lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro,
riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da
partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia
sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della
ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di
coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto
dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei
lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di
auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia
anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è
necessario un forte investimento nella costruzione della presenza
organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione sociale in senso stretto,
sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi
quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana
e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il
diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni
forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle
loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è
il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione
assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano
contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di
sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi
opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si
deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una
ricomposizione dei conflitti in una strategia globale di
trasformazione.
Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio
di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della
democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire
con il più vasto schieramento possibile.
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Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova,
ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la
globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di
intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti
e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le
importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le
politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro
l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento
dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito
Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea
sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria
Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi
dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il
simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del
programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si
deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle
elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra,
sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e
all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il
Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge
elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare
questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo vertice del G8,
il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la
globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e
sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza
tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza
del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia
alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi,
nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in
corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari
straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il
ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.
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Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito
e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il
nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e
pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno
dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema
della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una
pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
E’ parimenti necessario
rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo,
allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e
sulle forme di organizzazione del conflitto.
Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella
riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il
carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle
indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in
senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito
alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre
forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche
interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa
come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di
critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie
ristrette di dirigenti.
La democrazia non è una forma qualsiasi
di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica
tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme
plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di
partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle
sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta
interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata
alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le
scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è
elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in
cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi
dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti a
tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono
essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli
incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi
istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il
superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici
etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi
che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il Congresso impegna
infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti
opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai
militanti di base ai dirigenti nazionali”.